Il sindaco di New York, Epstein e l’LSD digitale: cronache allucinate di un complotto che non esiste
Nei file non c’è un reato, ma su internet parte il trip: paranoia, fake foto e un sindaco trasformato in mostro
Il sindaco di New York si sveglia una mattina, guarda fuori dalla finestra e scopre di essere coinvolto nello scandalo Epstein. Non perché abbia fatto qualcosa. Ma perché Internet ha deciso così. Benvenuti nel regno della paranoia liquida, dove un nome letto male in un PDF diventa una condanna morale, e una foto generata da un’IA fatta di silicio e cattive intenzioni vale più di un tribunale.
I file Epstein sono tornati, come un flashback acido che nessuno ha davvero chiesto. Milioni di pagine, nomi sparsi come coriandoli, contatti, e-mail, inviti. Nulla che somigli a un’accusa contro il sindaco. Zero. Nada. Ma nel grande rave digitale dei sospetti, questo dettaglio è considerato un downer.
Così parte il viaggio: “C’è sua madre”, “c’è un amico di un amico”, “ho visto una foto”. La foto è falsa. L’accusa non esiste. La logica è morta soffocata da un thread su X. Thompson avrebbe urlato che questo non è giornalismo, è un brutto trip senza guida spirituale.
Il vero scandalo non è il sindaco di New York. È l’isteria collettiva che usa Epstein come LSD mediatico: una goccia e vedi mostri ovunque. Un abuso che non cerca giustizia, ma adrenalina. E mentre le vittime vere scompaiono dal quadro, resta solo il rumore.
Non è un’inchiesta. È una allucinazione di massa. E qualcuno, prima o poi, dovrà dirlo ad alta voce: spegnete la musica, bevete acqua, tornate ai fatti.