"Sorridi di più": Trump attacca giornalista CNN Kaitlan Collins che chiedeva di Epstein, pattern che si ripete contro le reporter donne
Il presidente ha interrotto la reporter accusandola di essere "pessima nel suo lavoro" e responsabile del "calo degli ascolti CNN". Poi l'affondo che ha fatto il giro del mondo: "Ti conosco da un decennio e non ti ho mai vista sorridere"
È bastata una domanda professionale sulle sopravvissute agli abusi di Jeffrey Epstein per scatenare l'ennesimo attacco "sessista", volgare e irrispettoso di Donald Trump contro una giornalista donna. Martedì scorso, nell'Ufficio Ovale, Kaitlan Collins della CNN ha tentato di interrogare il presidente sulla gestione dei files Epstein e sulle preoccupazioni delle vittime. La risposta? Zero contenuti, solo molti volgari e gratuiti insulti personali.
Files Epstein: vittime esposte, sorrisi pretesi e attacchi "sessisti"
Il presidente ha interrotto la reporter accusandola di essere "pessima nel suo lavoro" e responsabile del "calo degli ascolti CNN". Poi l'affondo che ha fatto il giro del mondo: "Ti conosco da un decennio e non ti ho mai vista sorridere". Quando Collins con grande calma, freddezza e professionalità ha replicato che stava semplicemente ponendo quesiti sulle sopravvissute di un trafficante sessuale, Trump ha insistito: la ragione della sua espressione seria sarebbe la sua presunta disonestà giornalistica.
3,5 milioni di pagine e migliaia di errori
Il contesto rende l'episodio ancora più grottesco. Collins stava cercando di ottenere risposte sullo scandalo relativo al rilascio dei documenti governativi a proposito di Epstein (il finanziere pedofilo morto suicida in carcere). Il Dipartimento di Giustizia aveva appena reso pubblici milioni di pagine, ma l'operazione si è trasformata in un incubo per le vittime. Contrariamente infatti a quanto previsto dalla legge che impone la protezione dell'identità delle sopravvissute, i documenti contenevano foto non censurate, dati personali completi, numeri di previdenza sociale e persino immagini di nudo. Gli avvocati delle vittime parlano di "migliaia di violazioni" che riguardano quasi cento donne. Anouska De Giorgiou, sopravvissuta che aveva testimoniato al processo contro Ghislaine Maxwell (complice di Jeffrey Epstein, figlia del magnate dei media Robert Maxwell, condannata per traffico e sfruttamento sessuale di minorenni), ha scoperto casualmente che la sua patente di guida e le trascrizioni dettagliate dei colloqui con l'FBI erano finite online senza alcuna protezione. "Non è solo incompetenza tecnica", ha dichiarato. "È il fallimento nel proteggere persone a cui era stata garantita riservatezza". Il quadro è paradossale: mentre i nomi delle vittime venivano esposti, quelli di potenziali complici risultavano sistematicamente oscurati. In un'immagine, persino il volto di Trump in un articolo di giornale è stato coperto con un riquadro nero, mentre i volti delle donne restavano visibili.
Un modus operandi consolidato
L'aggressione verbale a Collins si inserisce in una sequenza impressionante di attacchi contro reporter donne negli ultimi mesi. A novembre, Trump aveva apostrofato Catherine Lucey di Bloomberg con un "Zitta, maialina" quando questa gli aveva chiesto proprio di Epstein. Mary Bruce di ABC era stata definita "reporter terribile" e "insubordinata" per aver interrogato il principe saudita Mohammed bin Salman sull'assassinio di Jamal Khashoggi. Rachel Scott, sempre di ABC, è stata bollata come "la più odiosa". A dicembre, la stessa Collins era stata attaccata su Truth Social come "stupida e cattiva". Il denominatore comune? Lo scandaloso "sessismo" di Trump. Tutte donne, tutte professioniste che stavano semplicemente svolgendo il proprio lavoro giornalistico. Mai una volta Trump ha chiesto a un collega maschio perché non sorridesse. Jim Acosta, David Sanger, Don Lemon: nessuno di loro è stato valutato per la sua espressione facciale durante le conferenze stampa.
La normalizzazione dell'inaccettabile
Alcuni esponenti dell'entourage presidenziale hanno tentato di giustificare l'ingiustificabile. Il vicepresidente JD Vance ha suggerito che Collins dovrebbe "divertirsi di più" anche quando pone "domande difficili". Megyn Kelly (giornalista e conduttrice televisiva americana, ex anchor di Fox News, ora ha un suo podcast/show indipendente chiamato "The Megyn Kelly Show") ha rincarato sostenendo di aver fatto osservazioni simili in passato sulla reporter CNN. Ma come ha notato The Daily Beast, c'è un abisso tra critiche giornalistiche legittime e pretendere che una professionista sorrida mentre discute di violenza sessuale e traffico di minori. Il messaggio implicito è chiaro: le donne, indipendentemente dal loro ruolo, devono risultare gradevoli, accoglienti, esteticamente piacevoli. Anche quando stanno chiedendo conto a un presidente di legami con un pedofilo condannato.
L'analisi degli esperti
Alexandra Cromer, psicologa clinica, ha definito il comportamento presidenziale "radicato in un pensiero misogino secondo cui le donne valgono meno degli uomini in generale e di lui in particolare". Secondo Cromer, Trump valuta le donne principalmente attraverso il prisma dell'aspetto fisico. Kari J. Winter (docente di American Studies presso il Dipartimento di Studi Globali su Genere e Sessualità all’Università di Buffalo), ha osservato che il presidente "trabocca di disprezzo per le donne", manifestando costantemente l'idea che esse debbano conformarsi a standard estetici e comportamentali che non si applicano mai agli uomini. La Society of Professional Journalists ha rilasciato una dichiarazione netta: questi episodi costituiscono "un pattern inequivocabile di ostilità diretta prevalentemente contro le donne, che danneggia il ruolo fondamentale della stampa libera e indipendente".
Le vere vittime, ancora una volta ignorate
Mentre a Washington si discute dell'ennesimo attacco presidenziale a una giornalista, le sopravvissute di Epstein continuano a combattere per vedere rispettati i loro diritti più basilari. Il fratello di Virginia Giuffre - una delle più note accusatrici di Epstein, deceduta nel 2025 - ha denunciato: "Stanno oscurando i perpetratori ed esponendo le vittime. L'esatto contrario di quanto la legge richiede". Annie Farmer (una delle sopravvissute più note e coraggiose del caso Epstein, l'unica che ha testimoniato pubblicamente usando il suo vero nome completo) ha espresso la sua rabbia per la gestione "oltre ogni limite di negligenza" della pubblicazione, sottolineando come le vittime siano state "messe in pericolo" da un governo che aveva garantito loro protezione. Quando Collins ha provato a portare queste voci nell'Ufficio Ovale, la risposta di Trump è stata che "è tempo di passare ad altro", suggerendo di concentrarsi su temi come la sanità. Il sottotesto è evidente: le vittime di Epstein e le loro richieste di giustizia sono un fastidio, un tema da archiviare rapidamente.
Una questione di potere
L'episodio va oltre il singolo scambio verbale. Rappresenta una visione del mondo in cui il potere presidenziale viene usato non per rispondere a domande legittime, ma per intimidire, denigrare e ridurre al silenzio chi osa interrogarlo. Le giornaliste donne vengono sistematicamente bersagliate non per la qualità delle loro domande, ma per la loro presunta mancanza di compiacenza. Come ha sottolineato Collins stessa nel suo programma serale, molti americani - inclusi sostenitori dello stesso Trump - non ritengono affatto che sia "tempo di voltare pagina" sui files Epstein. Vogliono risposte. Vogliono trasparenza. Vogliono che chi ha facilitato o coperto Epstein risponda delle proprie azioni. Il compito dei giornalisti è esattamente quello: fare domande scomode, indagare zone d'ombra, dare voce a chi non ha potere. Che il presidente gradisca o meno le loro espressioni facciali mentre lo fanno è, francamente, irrilevante. Le reporter continueranno a fare il loro mestiere. Con o senza sorriso.
Di Eugenio Cardi