Israele, scontro tra Corte Suprema e Netanyahu sulla richiesta rimozione di Ben-Gvir, ministro di estrema destra bannato da mezzo mondo
Netanyahu si è rifiutato categoricamente di rimuovere Ben-Gvir. "Il licenziamento di Ben-Gvir non avverrà", ha dichiarato seccamente il premier
La Corte Suprema israeliana ha formulato un ultimatum al Primo Ministro Benjamin Netanyahu: spiegare entro il 10 marzo perché non ha ancora rimosso dal suo incarico Itamar Ben-Gvir, Ministro della Sicurezza Nazionale, nonostante lo stesso, così come riportato dalla Procura Generale, abbia sistematicamente minato l’indipendenza della Polizia trasformandola in una forza di Polizia politica.
Un corpo di Polizia al servizio del ministro
La decisione, firmata da cinque giudici della Suprema Corte e poi ampliata a un panel di nove magistrati data "la natura e la gravità del caso", rappresenta uno dei più duri scontri istituzionali nella storia dello Stato sionista. Un braccio di ferro che mette a nudo le fratture profonde tra potere giudiziario ed esecutivo in Israele. Al centro dell'accusa della Procuratrice Generale, Gali Baharav-Miara, c'è la sistematica violazione dell'indipendenza della polizia israeliana da parte di Ben-Gvir (ex colono, attuale Ministro del messianico Governo Netanyahu, fanatico estremista di destra, condannato dallo stesso Stato di Israele per ben 8 volte per razzismo e terrorismo). In un documento di 68 pagine presentato alla Corte, Baharav-Miara denuncia come il ministro abbia esercitato "un sistema continuo (talvolta sofisticato) di pressioni" sugli ufficiali di polizia, interferendo illegalmente nelle operazioni riguardanti i manifestanti anti-governativi, lo status quo sul Monte del Tempio e la protezione dei convogli umanitari diretti a Gaza. La Procuratrice ricorda che quando la Corte approvò la nomina di Ben-Gvir nel dicembre 2022, lo fece assumendo che "l'indipendenza professionale della polizia sarebbe stata mantenuta e il ministro non avrebbe agito come un 'super-commissario'". Quell'assunzione, scrive Baharav-Miara, si è rivelata drammaticamente errata. Le prove sono schiaccianti. Sei ex ispettori generali della polizia e 42 generali in pensione hanno scritto una lettera a Netanyahu già nel luglio 2023, affermando che Ben-Gvir rappresenta "un pericolo per la sicurezza di Israele". A gennaio di quest'anno, la stessa Corte Suprema ha annullato una sezione controversa della cosiddetta "Legge Ben-Gvir" che conferiva al ministro poteri diretti sulle indagini di polizia. Il Presidente della Corte, Isaac Amit, ha avvertito che la polizia era diventata "pericolosamente politicizzata" sotto la guida di Ben-Gvir.
La repressione del dissenso
I numeri parlano chiaro: nel 2024 i femminicidi in Israele sono raddoppiati rispetto al periodo precedente l'insediamento di Ben-Gvir e così gli omicidi. Mentre la criminalità esplode, la polizia è impegnata a reprimere manifestanti pacifici. Un'insegnante di Nazareth è stata arrestata e tenuta bendata e ammanettata in un'auto della polizia per un'intera notte per aver postato un video su TikTokche Ben-Gvir, secondo quanto riportato, avrebbe interpretato come una celebrazione dell'attacco di Hamas del 7 ottobre. La donna nega fermamente l'accusa. "La polizia non cerca nemmeno più di nascondere il sentimento che 'non ci piace la vostra posizione politica, quindi non vi permettiamo di manifestare'", afferma Myssana Morany, avvocato dell'organizzazione per i diritti umani Adalah. Ben-Gvir ha tentato di imporre restrizioni draconiane al diritto di manifestare: vietare i blocchi stradali, vietare le manifestazioni vicino alle sinagoghe, impedire qualsiasi protesta che possa "indebolire il morale dell'esercito". Il capo della polizia Danny Levy si è opposto pubblicamente, ma il ministro lo ha minacciato di licenziamento.
L'armamento dei coloni: una strategia di annessione
Ma forse ancora più grave è la politica di Ben-Gvir in Cisgiordania. Il ministro ha distribuito oltre 240.000 permessi per armi da fuoco - rispetto agli 8.000 degli anni precedenti - concentrandosi sui coloni illegali nei territori occupati. "Le armi salvano vite", proclama Ben-Gvir, esortando i coloni ad armarsi. I risultati di tutto ciò sono sotto gli occhi di tutti. Secondo l'Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari, nel solo 2025 si sono registrati oltre 1.800 attacchi di coloni contro palestinesi - una media di cinque al giorno - che hanno causato vittime e danni diffusi alle proprietà in circa 280 comunità della Cisgiordania (territorio illegalmente occupato da Israele). Dal 7 ottobre 2023, almeno 994 palestinesi sono stati uccisi in Cisgiordania dalle forze israeliane e dai coloni. Non contento, a luglio 2025 Ben-Gvir ha creato una nuova unità di polizia composta da oltre 100 coloni armati, chiamata "Unità di Prima Risposta", che opera nella divisione di polizia della Cisgiordania. I membri dell'unità hanno ricevuto addestramento al combattimento, poteri di polizia speciali e equipaggiamento avanzato. Ben-Gvir ha descritto l'iniziativa come "incarnazione della vera sovranità e del sionismo pratico", confermando che si tratta di un passo verso l'obiettivo dichiarato di annessione della Cisgiordania. Regno Unito, Canada, Australia, Nuova Zelanda e Norvegiahanno imposto sanzioni a Ben-Gvir (e al Ministro delle Finanze Smotrich) proprio per "incitamento alla violenza estremista e gravi abusi dei diritti umani palestinesi".
Netanyahu si rifiuta di agire
Di fronte a questo quadro devastante, Netanyahu si è rifiutato categoricamente di rimuovere Ben-Gvir. "Il licenziamento di Ben-Gvir non avverrà", ha dichiarato seccamente il premier. Il segretario di gabinetto Yossi Fuchs ha definito l'eventuale licenziamento "la fine della democrazia". La realtà è che Netanyahu ha bisogno dei sei seggi di Otzma Yehudit, il partito di Ben-Gvir, per mantenere la maggioranza. E Ben-Gvir lo sa. Il ministro ha risposto alla Corte con un documento di quasi 60 pagine in cui afferma che "non esiste precedente nella storia delle democrazie occidentali per la rimozione di un ministro in carica attraverso un ordine giudiziario". I leader della coalizione - il ministro delle Finanze Smotrich, il ministro degli Esteri Sa'ar, e lo stesso Ben-Gvir - hanno scritto a Netanyahuesortandolo a "respingere fermamente" qualsiasi decisione della Corte, definendola "un tentativo di colpo di stato contro la democrazia".
Una crisi costituzionale annunciata
L'udienza è fissata per il 24 marzo. La Corte ha già fatto sapere che non si potrà tenere l'udienza senza una formale risposta del primo ministro. Netanyahu ha tempo fino al 10 marzo per spiegare le sue ragioni. Se la Corte ordinerà la rimozione di Ben-Gvir e Netanyahu si rifiuterà di obbedire - come hanno già annunciato i leader della coalizione - Israele precipiterà in una crisi costituzionale senza precedenti. Si tratterà di stabilire quale ramo del governo ha l'autorità ultima: il giudiziario o l'esecutivo. In un sistema parlamentare come quello israeliano, dove il primo ministro controlla di fatto sia il ramo esecutivo che quello legislativo attraverso la maggioranza in Knesset, la Corte Suprema rappresenta l'unico contrappeso al potere politico. Se Netanyahu la sfiderà apertamente, le conseguenze per la democrazia israeliana potrebbero essere irreversibili. Intanto, mentre i palazzi del potere a Tel Aviv si preparano allo scontro finale, in Cisgiordania i coloni armati da Ben-Gvircontinuano la loro "conquista" quotidiana, attacco dopo attacco. E la polizia israeliana, ridotta a strumento politico, guarda dall'altra parte.
Di Eugenio Cardi