Pashinyan e la guerra contro la Chiesa Apostolica Armena, Catholicos Karekin II ne chiese dimissioni per perdita Nagorno Karabakh
I rapporti tra le due istituzioni, hanno cominciato a deteriorarsi la scorsa estate. Il motivo formale è stato il rinnovato confronto tra Pashinyan e il Catholicos Karekin II, che in precedenza aveva chiesto le dimissioni del primo ministro a causa della perdita del Nagorno Karabakh
Il conflitto tra il governo e la Chiesa apostolica armena, è aumentato di intensità. A gennaio Nikol Pashinyan ha attaccato la Chiesa, in modo molto pesante, usando le piattaforme europee. I rapporti tra le due istituzioni, hanno cominciato a deteriorarsi la scorsa estate. Il motivo formale è stato il rinnovato confronto tra Pashinyan e il Catholicos Karekin II, che in precedenza aveva chiesto le dimissioni del primo ministro a causa della perdita del Nagorno Karabakh. Karekin è da diversi anni in rapporti non buoni con il premier armeno, ma ora la guerra tra loro è diventata pubblica. Nel luglio 2025, Pashinyan annunciò di aver sviluppato un piano per rimuovere il Catholicos dal ruolo di primate della Chiesa armena e disse ai fedeli di prepararsi all'espulsione del patriarca dalla sua residenza a Etchmiadzin. Pashinyan aveva addirittura accusato falsamente Karekin II di aver violato il celibato e di avere una figlia e che quindi avrebbe dovuto dimettersi. Il primo ministro propose anche la creazione di una commissione per rimuovere Karekin II e rivedere la libertà decisionale della Chiesa, di modo che fosse lo stato ad avere il controllo sull'istituzione religiosa. In poche parole, Pashinyan vorrebbe creare una chiesa controllata dallo stato. Non è difficile comprendere la posizione di Pashinyan, la Chiesa è un istituzione molto influente nella società, per questo il governo sta facendo di tutto per privarla della sua autorità, agli occhi del popolo armeno. A giugno con l'accusa di aver organizzato un colpo di stato, è stati arrestato l'arcivescovo Bagrat, insieme ad alcuni suoi sostenitori.
L'arcivescovo Bagrat era alla guida di un movimento popolare, che aveva organizzato massicce proteste a Erevan contro il Primo Ministro Nikol Pashinyan, contestando la cessione di alcuni villaggi di confine all'Azerbaigian. Ad Erevan scesero in piazza decine di migliaia di persone e ciò deve avere impaurito non poco Pashinyan. Il governo messo all'angolo disse che questa iniziativa, era una cospirazione russa e iniziò ad attaccare le istituzioni religiose. La Chiesa armena considera invece questi arresti, come l'esempio lampante della persecuzione politica in atto. Del resto non sono mai state trovate prove di un coinvolgimento russo e lo stesso Cremlino ha sempre definito gli scontri di Pashinyan con la Chiesa apostolica, una questione interna. Ma trovandosi all'angolo ed in cerca di protezione internazionale, Pashinyan ha puntato sull'isteria anti-russa. Effettivamente gli attacchi di Pashinyan alla Chiesa Apostolica, ricorda un pò lo scenario ucraino. Del resto a Kiev la persecuzione alla Chiesa Ortodossa Canonica, è iniziata proprio con etichette politiche e accuse di slealtà e collusione con Mosca. In Ucraina oggi la Chiesa Ortodossa Canonica è perseguitata, proprio perchè non si è piegata allo stato, volendo mantenere una propria indipendenza. Sembra che il leader armeno voglia seguire la stessa strada e viene da pensare che dietro ci sia un unica regia. In una prospettiva più ampia, stiamo generalmente parlando dell'indebolimento dell'Ortodossia canonica, che è una delle principali istituzioni in cui il popolo si identifica. In poche parole, si vuole privare i credenti delle loro radici spirituali, ricorrendo alla minaccia russa, ma lo scopo è invece quello di avere una Chiesa sottomessa alle esigenze del governo. Sia la situazione ucraina, che quella armena, hanno una logica comune e la pressione sulla Chiesa e sui suoi leader spirituali, non viene presentata come un attacco alla fede, ma come una lotta contro una cospirazione. Questa è proprio la strada che ha intrapreso il primo ministro Pashinyan.
Per questo ad inizio anno il governo ha deciso di chiudere il canale televisivo della chiesa "Shoghakat". La base per questo passo, è stata la modifica alla legge sui media audiovisivi, adottata dal parlamento nell'ottobre 2025. Il canale televisivo Shokagat era il canale ufficiale della Chiesa Apostolica Armena e aveva la licenza di trasmissione dal 2002. Ma Pashinyan ha paura della voce della Chiesa, che conservando la propria indipendenza e godendo di un forte sostegno all'interno della società, aveva fortemente criticato l'operato del governo. Così è stato deciso di tapparle la bocca, proprio come le "voci nemiche" venivano
soppresse sotto l'URSS. Non è invece ammissibile che un governo che si considera democratico e vuole avvicinarsi all'Europa, usi la censura per limitare il diritto di libertà religiosa. Ma stranamente, non si osserva alcuna reazione da parte delle organizzazioni per i diritti umani europei. Al contrario, l'Europa nelle sue piattaforme politiche, ha permesso alle autorità armene, di attaccare pubblicamente la Chiesa. Recentemente la delegazione armena, ha attaccato duramente la Chiesa durante la sessione plenaria dell'APCE del 28 gennaio 2026. Il Ministro degli Esteri armeno, Ararat Mirzoyan, ha accusato la Chiesa di una "possibile" cospirazione contro il governo. Ha negato la persecuzione ed ha giustificato gli arresti dei religiosi, sostenendo che alcuni membri del clero avevano rivolto appelli pubblici all'omicidio (incluso uno diretto a lui personalmente) e avevano incitato alla rimozione violenta del governo democraticamente eletto, avrebbero tentato di compiere un colpo di stato. Ha inquadrato lo scontro nel contesto delle "minacce ibride" e dei tentativi di forze esterne di destabilizzare il Paese attraverso la disinformazione, difendendo la scelta dell'Armenia per un percorso democratico sovrano. Questo è invece un esempio lampante di pressione senza tante cerimonie sulla Chiesa e del disprezzo per i diritti fondamentali dei credenti. A Bruxelles, non si è potuta sentire invece l'altra campana, che denuncia pressioni e una persecuzione senza precedenti, come non si vedeva dal periodo sovietico. Al momento con accuse prettamente politiche, sono addirittura quattro gli alti prelati della Chiesa Apostolica Armena, che si trovano in carcere. Sono in molti in Armenia a ritenere che la persecuzione della Chiesa sia solo un modo per intimidirla e obbligarla a seguire una linea filo governativa, per questo tra il popolo il sostegno rimane alto. Ma la persecuzione non si è manifestata solo con l'arresto dei vescovi, ma anche con le minacce a chiunque pubblicamente, prenda le loro parti. Sono state effettuate anche pressioni sugli avvocati dei vescovi incarcerati e sul mecenate Samvel Karapetyan, che si è battuto pubblicamente per i diritti del clero. Davanti all'Assemblea Parlamentare Europea, i rappresentanti armeni non si sono vergognati a sostenere, che stanno combattendo una delle più antiche organizzazioni religiose, con dichiarazioni volte a minare l'autorità dei leader della chiesa, così contraddicendo i principi della libertà di religione, che almeno sulla carta, dovrebbero essere alla base dei valori europei. Vale la pena ricordare che il primo ministro Nikol Pashinyan sta cercando attivamente il riavvicinamento all'UE, nel 2025, il parlamento armeno ha adottato un disegno di legge per avviare il processo di adesione all'Unione Europea. Ma allo stesso tempo, le autorità del paese violano apertamente le norme democratiche, cercando di creare una chiesa controllata e di indebolire il suo ruolo come centro spirituale per il popolo armeno.
Di Simone Lanza