Hainan, il porto franco cinese più grande del mondo che punta a rivoluzionare i flussi commerciali dell'Asia-Pacifico entro il 2035

Il 18 dicembre 2025 è entrata ufficialmente in vigore la seconda fase del progetto Hainan Free Trade Port, con la chiusura doganale dell'intera isola e l'implementazione di un sistema rivoluzionario che gli analisti definiscono "la più ambiziosa sperimentazione cinese di liberalizzazione economica degli ultimi cinquant'anni"

Mentre il mondo occidentale si arrocca dietro barriere protezionistiche e dazi punitivi, la Cina lancia la sua scommessa più audace dalla riforma economica del 1978: trasformare l'intera isola di Hainan – 35.400 chilometri quadrati di territorio, grande quanto il Belgio e cinquanta volte Singapore – nel più vasto porto franco del pianeta.

Il nuovo gigante del commercio globale che sfida Singapore e Hong Kong

Il 18 dicembre 2025 è entrata ufficialmente in vigore la seconda fase del progetto Hainan Free Trade Port, con la chiusura doganale dell'intera isola e l'implementazione di un sistema rivoluzionario che gli analisti definiscono "la più ambiziosa sperimentazione cinese di liberalizzazione economica degli ultimi cinquant'anni". Il cuore del sistema è il meccanismo "two-line customs": la "prima linea" segna il confine tra Hainan e l'economia globale, dove le barriere commerciali sono state eliminate per la stragrande maggioranza delle merci. La "seconda linea" funziona da filtro tra Hainan e il resto della Cina continentale. Il risultato? Tariffe zero su materie prime, macchinari e beni di consumo importati dall'estero. Un regime fiscale da paradiso: imposta sulle società al 15 per cento contro il 25 per cento della Cina continentale, il 16,5 per cento di Hong Kong e il 17 per cento di Singapore. Per i professionisti qualificati, l'aliquota personale è anch'essa fissata al 15 per cento, contro il 45 per cento applicato nel resto del Paese. Ma c'è di più: un meccanismo di "valore aggiunto" che consente alle merci entrate duty-free a Hainan di accedere al mercato continentale cinese senza dazi, purché abbiano subito una trasformazione locale di almeno il 30 per cento del valore. Un esempio concreto: carne bovina australiana importata a Hainan senza dazi, processata e confezionata sull'isola, può poi entrare nei supermercati cinesi mantenendo le stesse esenzioni fiscali.

La tabella di marcia verso il 2035

Il piano di Pechino è scaglionato e ambizioso. La prima fase (2020-2024) ha gettato le fondamenta normative e infrastrutturali. La seconda fase, appena avviata, mira a consolidare entro il 2034 un sistema maturo di liberalizzazione degli scambi, dei capitali, della circolazione delle persone e perfino dei dati. Entro il 2035, Hainan dovrebbe raggiungere la "maturità istituzionale" come porto franco di altissimo livello. L'obiettivo finale, fissato per la metà del secolo, è trasformare l'isola in un hub con "forte influenza internazionale", capace di competere ad armi pari con i giganti consolidati del commercio globale.

Il confronto serrato con Hong Kong, Singapore e Dubai

I funzionari cinesi non nascondono l'ambizione: Lin Nianxiu, viceministro della Commissione Nazionale per lo Sviluppo e la Riforma, ha dichiarato esplicitamente che Hainan deve imparare dall'esperienza di "Hong Kong, Singapore e Dubai". Ma gli osservatori sono divisi tra chi vede una relazione complementare e chi prevede una competizione frontale. Alcuni casi concreti dimostrano che la competizione è già iniziata: navi cargo indonesiane hanno iniziato a dirigersi direttamente al porto di Yangpu a Hainan invece che a Singapore, con risparmi sui costi fino al 32 per cento. L'efficienza doganale di Yangpu – con dichiarazioni elettroniche processate in meno di un'ora – è già competitiva. Per Singapore, la cui economia dipende per il 90 per cento dal commercio di transito, la minaccia è strutturale: i crescenti volumi commerciali tra Cina e ASEAN (Association of Southeast Asian Nations - Associazione delle Nazioni del Sud-est Asiatico, organizzazione regionale fondata nel 1967 che riunisce 10 Paesi del Sud-est asiatico: Indonesia, Malesia, Filippine, Singapore, Tailandia, Brunei, Vietnam, Laos, Myanmar, Cambogia) potrebbero bypassare lo scalo di Singapore in favore di Hainan, dove le merci non vengono solo immagazzinate ma anche trasformate, aggiungendo valore. Con Hong Kong, il rapporto appare più complesso. L'ex colonia britannica mantiene vantaggi istituzionali difficili da replicare: sistema giuridico di common law, mercati finanziari internazionalizzati, libera circolazione dei capitali, status di hub offshore per lo yuan. Tuttavia, proprio tra gennaio e luglio 2025, gli investimenti utilizzati da Hong Kong a Hainan sono cresciuti del 99,3 per cento su base annua. Sta sostanzialmente emergendo un modello incrociato di rapporti tra Hong Kong e Hainan, con Hong Kong concentrata su finanza internazionale, servizi legali e arbitrato e Hainan impegnata su attività di manifattura, processing e accesso al mercato continentale.

Le Hawaii della Cina: oltre il business c’è il turismo

Ma Hainan non è solo cifre commerciali e aliquote fiscali. Ribattezzata "le Hawaii della Cina" dal New York Times nel 2009, l'isola vanta spiagge di sabbia bianca, acque cristalline e un clima tropicale tutto l'anno che attira milioni di turisti cinesi e internazionali.

La baia di Yalong, paragonata a Waikiki Beach alle Hawaii, offre 7 chilometri di sabbia bianca e resort di lusso. L'isola di Wuzhizhou, con le sue barriere coralline tra le meglio conservate della Cina, è meta prediletta per snorkeling e immersioni. Sanya Bay si estende per 22 chilometri lungo la costa meridionale, mentre località come Shimei Bay – definita dall'Organizzazione Mondiale del Turismo "la baia più bella e incontaminata di Hainan" – conservano ancora villaggi di pescatori della minoranza Li circondati da palme da cocco.

Il regime di ingresso senza visto è stato esteso a 86 Paesi, inclusi Stati Uniti, Germania e Australia, con permanenze fino a 30 giorni per turismo, affari o cure mediche. Lo shopping duty-free ha raggiunto una quota annua di 100.000 yuan per persona, con vendite che tra luglio e agosto 2025 hanno toccato 3,67 miliardi di yuan.

Le sfide: tra ambizione e realtà

Non mancano le criticità. Hainan rimane economicamente sottosviluppata rispetto a Shanghai o Shenzhen. La sua dipendenza da turismo e risorse naturali è strutturale, con un PIL pro capite inferiore alla maggioranza delle province cinesi.

Manca un sistema giuridico indipendente, una valuta convertibile e molte delle caratteristiche istituzionali che rendono Hong Kong e Singapore hub finanziari globali. La carenza di talenti qualificati – professionisti in finanza, diritto internazionale, commercio estero – è acuta. E l'enfasi di Xi Jinping sulla sicurezza nazionale potrebbe compensare i benefici di un hub commerciale aperto.

Come ha scritto Zhang Xiaoyang, professore di diritto alla Beijing Foreign Studies University, Hainan rappresenta "un ambizioso esperimento di liberalizzazione controllata". Scarlet Xu Ni, ricercatrice al Centre on Asia and Globalisation dell'Università Nazionale di Singapore, vi vede "un test decisivo della volontà e dell'impegno effettivo della Cina nell'esplorare liberalizzazione e integrazione economica regionale".

Una scommessa controcorrente

In un momento storico segnato da protezionismo crescente, guerre commerciali e frammentazione delle catene di fornitura globali, la scelta cinese di aprire Hainan rappresenta una scommessa controcorrente.

Mentre Donald Trump impone dazi del 55 per cento sui prodotti cinesi e molti Paesi occidentali alzano barriere, Pechino offre un modello alternativo: "certezza" e "dividendi di apertura" in un'economia globale sempre più incerta.

Per la Cina, Hainan è il laboratorio dove testare riforme sensibili – finanza offshore, flussi di dati transfrontalieri, servizi medici internazionalizzati – in uno spazio controllabile, dove eventuali effetti collaterali volatili possano essere confinati sull'isola.

Per le catene di fornitura globali, rappresenta una nuova opzione strategica, un "China hub" che consente alle multinazionali di ottimizzare i loro footprint produttivi nell'Asia-Pacifico, aumentando diversificazione e resilienza.

Per l'economia regionale, Hainan sta ridisegnando la geografia industriale e commerciale dell'Asia orientale e sudorientale, spingendo hub consolidati come Hong Kong e Singapore a riposizionarsi e aggiornare la loro offerta di servizi.

Il tempo dirà se questo esperimento riuscirà davvero a trasformare un'isola tropicale in uno dei centri nevralgici del commercio mondiale. Ma una cosa è certa: Hainan rappresenta molto più di un porto franco. È il simbolo della determinazione cinese a rimanere integrata nell'economia globale, qualunque sia il vento politico che soffia da Washington e da Bruxelles.

Di Eugenio Cardi