L'Iran: l'avversario necessario. Tutti i gravi rischi in caso di guerra civile prolungata o crollo improvviso dell'attuale regime

perchè il pressing sull'Iran va calibrato in modo da non generare conseguenze peggiori dell'attuale situazione

Il pressing aggressivo americano e israeliano contro l'attuale regime iraniano rischia di generare un "effetto domino" di destabilizzazione a macchia di leopardo che potrebbe danneggiare lo stesso scenario della "Via indo-persica" a traino occidentale che il Nuovo Corso Usa sta velocemente promuovendo. Gli ultimi trent'anni di proiezione a stelle e strisce in Africa, Medio-oriente e Asia hanno dimostrato come la destabilizzazione può avere esiti imprevedibili e non utili a chi la promuove, sfuggendo facilmente di controllo. L'attuale Somalia, Sudan, Libia, Afganistan e Irak non sembrano essere molti utili alle politiche Usa. Oltre a ciò la scelta di velocizzare un rovesciamento dell'attuale regime iraniano potrebbe avere conseguenze differenti da quelle auspicate. Potrebbe salire al potere un nuovo regime militarista-nazionalista più laico certamente e che potrebbe anche fare alcune concessioni alle libertà civili e religiose individuali dei cittadini ma che potrebbe nel contempo restare aggressivo e ostile o comunque non collaborativo in politica internazionale. Non solo: una veloce implosione eterodiretta dell'Iran certamente destabilizzerebbe tutta l'area islamica, anche asiatica in quanto sarebbe percepito dalle popolazioni di riferimento quale minaccia di neo-colonialismo e alcune potenze regionali come il Pakistan, l'Indonesia e l'Arabia Saudita potrebbe vedere il crollo dell'Iran e la sua occidentalizzazione eterodiretta quale occasione da cogliere al volo per proiettarsi in modo più aggressivo e impositivo nelle proprie aree di influenza e di vicinanza territoriale, generando così una situazione di instabilità e tensione generale dannosa per lo stesso mega-progetto dell'asse indo-persico a trazione occidentale. Sarebbe ingenuo chi pensasse che l'Iran facilmente e velocemente potesse tornare alla "tranquillità" serena degli anni 60' del Novecento. La Storia spesso di ripete, ma sempre in forme e contesti nuovi, singolari, non del tutto controllabili. Spesso la dialettica geopolitica ha bisogno di tenere in vita il "Nemico" proprio per realizzare le proprie strategie, come la lunga stagione della "guerra fredda" ci insegna. Un approccio "venezuelano" all'Iran (cioè graduale e più morbido) forse sarebbe più saggio ed efficace a livello pragmatico.