Usa, l'allarme lanciato dal politologo Robert Kagan: "Trump vuole militarizzare l'America, temo che le elezioni non saranno più libere"

Kagan individua le radici profonde del fenomeno Trump nel suprematismo bianco cristiano che ha dominato il Sud americano fino al movimento per i diritti civili

Pochi giorni fa Robert Kagan, uno dei più autorevoli storici e analisti di politica estera americana, ha rilasciato un'intervista che dovrebbe far gelare il sangue a chiunque abbia ancora a cuore la democrazia liberale. "Smettete di contare sulle elezioni per salvarci", ha dichiarato alla rivista britannica The Nerve, "perché non credo che Trump permetterà elezioni libere e giuste nel 2028".

Il politologo conservatore: "Niente accade che lui non voglia, vuole essere l'imperatore del mondo"

Non sono parole di un estremista di sinistra. Kagan è un conservatore, ex consigliere di politica estera di presidenti repubblicani, cofondatore del Project for the New American Century. Nel 2016 ha lasciato il Partito Repubblicano definendo Trump un "fascista" e oggi il suo allarme assume dimensioni apocalittiche: "Gli europei devono capire che è finita. Il mondo che abbiamo conosciuto è scomparso e non tornerà tanto presto".

La trasformazione dell'esercito in armata personale

L'analisi di Kagan si fa ancora più inquietante quando descrive la strategia trumpiana di militarizzazione del potere. In un articolo pubblicato su Linkiesta nel giugno 2025, lo storico scrive senza mezzi termini che Trump sta "trasformando l'esercito americano nella sua armata personale" e ha "assunto un controllo dittatoriale sulle forze dell'ordine del paese". Il modello è già stato testato a Minneapolis, dove l'amministrazione ha deliberatamente inviato agenti ICE (Immigration and Customs Enforcement) per provocare proteste, giustificando così l'invocazione dell'Insurrection Act, una legge del 1807 che autorizza l'uso di forze militari per reprimere "disordini civili, insurrezione e ribellione". Un precedente mai utilizzato nella storia americana moderna, ora sdoganato come strumento di repressione politica. "Immaginatelo su scala nazionale durante le elezioni", avverte Kagannell'intervista del 20 gennaio 2026. "Chi può dire che non inonderanno qualche area fortemente democratica con agenti ICE, provocando inevitabilmente proteste e potenzialmente violenza, giustificando così l'invio dell'esercito e il sequestro delle urne elettorali, esattamente ciò che Trump voleva fare nel 2020?"

Il Progetto 2025: la controrivoluzione pianificata

La chiave per comprendere l'inquietante deriva autoritaria sta nel famigerato Project 2025 dell'Heritage Foundation, un piano dettagliato per "lo smantellamento dello Stato amministrativo negli Stati Uniti". Come ha rivelato David A. Graham, autore del libro The Project, gli ideatori del programma "sanno che quando arriveranno le elezioni di medio termine [novembre 2026], probabilmente otterranno un risultato negativo e sarà molto più difficile portare a termine il loro progetto". Per questo i due anni tra l'insediamento e le elezioni del 2026 sono cruciali: è la finestra temporale per consolidare un potere che Trump potrebbe non voler più lasciare. Il 22° emendamento della Costituzione americana vieta un terzo mandato presidenziale, ma Kagan aveva già avvertito nel 2024: "Se avrà una solida maggioranza al Congresso, varerà una legge costituzionale per scavalcare il 22° emendamento".

"Vuole essere l'imperatore del mondo"

Il titolo dell'intervista citata non è un'esagerazione giornalistica. Kagan traccia un ritratto impietoso: "Trump è davvero un megalomane in un modo che non abbiamo visto nemmeno con i nostri presidenti più potenti. Per lui si tratta solo di dominazione. La gente pensa che sia transazionale. L'unica transazione che gli interessa è quella in cui lui ti domina e tu accetti che lui ti domini". L'obiettivo finale è esplicito: "Nel caso di Trump, si tratta di dominazione negli Stati Uniti e anche di dominazione globale", afferma lo storico. Le recenti pretese su Groenlandia, le minacce al Canada, l'operazione militare in Venezuela, i bombardamenti in Iran, tutto risponde a una logica imperiale di espansione territoriale e controllo delle risorse che richiama scenari ottocenteschi di "diplomazia delle cannoniere". "Dietro a tutto ciò non si riesce a intravedere un'ideologia coerente", ha scritto l'ISPI, "ma c'è senz'altro una visione: una visione che ora si mostra a tutti senza più filtri". Stephen Miller, vice Chief of Staff di Trump, l'ha sintetizzata efficacemente in un'intervista alla CNN: "might is right" (la forza fa il diritto).

La matrice suprematista bianca

Kagan individua le radici profonde del fenomeno Trump nel suprematismo bianco cristiano che ha dominato il Sud americano fino al movimento per i diritti civili. "Quando si candidò per la prima volta nel 2011", ricorda lo storico, "la sua unica questione era la polemica nei confronti di Barack Obama, il nostro primo presidente nero, chiedendosi pubblicamente se fosse davvero americano. In tal modo, ha lanciato un segnale a un movimento molto antico e potentissimo".

Gli ideologi del trumpismo – Stephen Miller, Russell Vought – sono "veri credenti in quello che chiamano post-liberalismo, ma che in realtà è anti-liberalismo. Non sono solo contrari alla sinistra, sono contrari ai fondatori, al governo liberale dei padri fondatori americani. E alcuni di loro sono piuttosto franchi nel dire che vogliono cambiare il governo creato dai fondatori".

Il consenso autoritario

La diagnosi più agghiacciante e preoccupante di Kagan riguarda il consenso: "Almeno il 40% degli americani è completamente d'accordo. Sono disposti ad avere una dittatura se le persone che vengono oppresse sono quelle giuste". Anche i leader repubblicani al CongressoJohn Thune e Mike Johnson– "sono perfettamente disposti a vivere in una dittatura se questo significa mantenere i loro posti di lavoro. E certamente non rischieranno i loro posti per prevenire una dittatura". Il risultato: "Basterebbero quattro senatori repubblicani disposti a opporsi per fermare tutto questo. Ma poiché non c'è apparentemente questa prospettiva, non so chi dovrebbe fermarlo. I tribunali non lo fermeranno, diciamolo chiaro".

L'Europa impreparata

Il messaggio più duro di Kagan è rivolto all'Europa: "È una crisi importante per l'Europa perché non so quanto gli europei abbiano capito che è finita. Mi sembra che le persone stiano trattando questo come un matrimonio burrascoso, e se solo facessimo un po' di terapia di coppia e scendessimo a compromessi qua e là, allora potremmo far funzionare tutto. Ma le persone devono davvero capire che il mondo che abbiamo conosciuto è scomparso e non tornerà tanto presto". Non si tratta più dell'Alleanza Atlantica: "Non riguarda più l'alleanza, riguarda l'Europa che si unisce, che costruisce le capacità. Questo non è marginale. Non è come passare dal 2% al 2,5% [di spesa per la difesa]. Questa è una vera rivoluzione".

Il liberalismo sull'orlo dell'abisso

La conclusione di Kagan ha il tono di un requiem: "Il liberalismo, cioè la libertà e la protezione dei diritti individuali, è ora alla porta della morte. Se l'America non sosterrà più i diritti e le libertà individuali e diventerà essa stessa una dittatura, non so dove sopravviverà il liberalismo. L'unico posto in cui posso vederlo sopravvivere è nel Regno Unito e in Europa".

Il riferimento storico è esplicito: "È come gli anni '30 di nuovo, anche se non c'è Hitler, nel senso che credo davvero che il liberalismo sia un momento fugace nella storia mondiale. Come storico, posso dire che abbiamo vissuto un periodo unico dal 1945 e non c'è garanzia che duri".

Una previsione che si avvererà?

La domanda che personalmente mi pongo – e che condivido con Robert Kagan – è drammaticamente semplice: cosa accadrà nel gennaio 2029, al termine del secondo mandato di Trump? La Costituzione americana vieta un terzo mandato, ma quanto vale ancora la Costituzione in un sistema in cui il Presidente controlla l'esercito, la Corte Suprema, il Congresso e considera se stesso al di sopra della legge? Trump ha già dichiarato pubblicamente che "non c'è davvero bisogno di queste elezioni di medio termine". Ha già graziato tutti i rivoltosi del 6 gennaio 2021. Ha già evocato l'uso dell'Insurrection Act contro i manifestanti. Ha già trasformato le agenzie federali in strumenti di vendetta politica. Non si tratta più di fantapolitica o allarmismo. Si tratta di osservare i fatti: un leader megalomane, un movimento suprematista bianco mobilitato, un partito complice, istituzioni indebolite, un programma autoritario dettagliato (Project 2025), e la volontà esplicita di "dominare" sia l'America che il mondo.

Personalmente, così come Kagan, temo che nel 2029 Trump non lascerà volontariamente la Casa Bianca. E temo che, quando quel momento arriverà, probabilmente sarà troppo tardi per fermarlo. Ma spero di sbagliarmi.

Di Eugenio Cardi