"Attacco a Iran questa settimana", Israele insiste con Usa, Khamenei nascosto in un bunker, Medio Oriente in allerta e militarizzato - RETROSCENA
Portaerei, caccia e difese Patriot: gli Usa completano lo schieramento in Medio Oriente. Stop ai voli, Israele parla di attacco imminente e l’Iran si prepara
La situazione in Medio Oriente rimane incandescente, soprattutto dopo la militarizzazione totale dell'area fra Giordania, Libano, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita e Israele. Tutte le forze da guerra statunitensi sono schierate e anche Tel Aviv ha comunicato di essere pronto a tutto, nell'ambito di un'operazione contro l'Iran.
Israele, infatti, continua a insistere con gli Stati Uniti per avviare un raid letale contro il governo di Teheran, affermando che questa settimana "sarà la settimana chiave". Washington, però, temporeggia tra diplomazia e, soprattutto, la fuga di Ali Khamenei in un bunker.
"Attacco a Iran questa settimana", Israele insiste con Usa, Khamenei nascosto in un bunker, Medio Oriente in allerta e militarizzato - RETROSCENA
Gli Stati Uniti hanno ormai completato uno dei più vasti schieramenti militari degli ultimi anni in Medio Oriente, alimentando il timore di un conflitto imminente con l’Iran. Portaerei, caccia, sistemi di difesa aerea, truppe speciali e assetti di intelligence sono stati dispiegati in una regione già fortemente instabile, mentre Israele e alleati occidentali si preparano a un possibile scenario di guerra aperta.
Il gruppo d’attacco della portaerei USS Abraham Lincoln è entrato nell’area di responsabilità del Comando Centrale statunitense (CENTCOM), affiancato da navi da guerra e sottomarini. In parallelo, almeno tre squadroni di F-15E Strike Eagle sono stati schierati in avanti, con decine di aerei cisterna KC-135 Stratotanker e velivoli da trasporto C-17 Globemaster III a supporto della massiccia operazione logistica. Sistemi di difesa antimissile Patriot e THAAD sono in fase di dispiegamento presso basi chiave, tra cui Al-Udeid in Qatar, Arabia Saudita, Bahrein ed Emirati Arabi Uniti.
Fonti militari indicano inoltre la presenza di circa 25 mila uomini delle forze speciali statunitensi, inclusi Ranger e Delta Force, con particolare concentrazione in Giordania. Accanto agli Stati Uniti, anche altri attori sono coinvolti: Regno Unito, Emirati Arabi Uniti e Giordania avrebbero garantito supporto logistico e di intelligence e, in caso di escalation, contribuirebbero all’intercettazione di missili e droni iraniani.
Il clima di tensione ha già avuto un impatto diretto sull’aviazione civile. Diverse compagnie internazionali – tra cui British Airways, Lufthansa, Air France, KLM, Swiss, United Airlines e Air Canada – hanno sospeso o cancellato i voli verso Israele, Iran, Arabia Saudita ed Emirati. In alcune fasi lo spazio aereo israeliano è risultato quasi completamente vuoto, mentre l’Iran ha annunciato la sospensione dei voli VFR su scala nazionale per tre mesi.
Sul fronte politico, il presidente Donald Trump ha alimentato l’ambiguità. Dopo aver pubblicato sui social un’immagine con la scritta "Help is on the way", riferita al sostegno americano nella regione e in particolare all'Iran, Trump continua a inviare segnali contraddittori: da un lato afferma di non voler usare la forza, dall’altro minaccia un’azione “decisiva” contro Teheran e spinge il Pentagono a preparare opzioni militari.
Dal lato israeliano, la percezione è che un attacco sia sempre più vicino. Secondo valutazioni diffuse dai principali media israeliani, le Idf hanno completato i preparativi per uno scenario che prevede un attacco statunitense e una dura rappresaglia iraniana. Il capo di Stato Maggiore Eyal Zamir ha ispezionato i sistemi di difesa aerea, l’intelligence e il Comando del Fronte Interno. Incontri riservati tra Zamir e il comandante del CENTCOM, generale Brad Cooper, si sono susseguiti nelle ultime settimane, concentrandosi sul coordinamento operativo e difensivo.
Anche la Turchia ha lanciato segnali d’allarme: il ministro degli Esteri Hakan Fidan ha dichiarato che gli indicatori di intelligence suggeriscono che Israele stia preparando un’azione militare contro l’Iran, anche indipendentemente da una decisione formale di Washington.
Da Teheran, intanto, filtrano notizie di massima allerta. Secondo fonti vicine all’opposizione iraniana, la Guida Suprema Ali Khamenei si sarebbe trasferita in un bunker sotterraneo a Teheran come misura preventiva. Parallelamente, ambienti vicini al governo iraniano parlano di liste di obiettivi già pronte: Washington, con il supporto israeliano, starebbe preparando una target list che includerebbe infrastrutture militari, sistemi missilistici e istituzioni governative.
All’interno del fronte occidentale non mancano le tensioni. Israele avrebbe espresso forte irritazione per l’insistenza dell’inviato Usa Steve Witkoff su una soluzione diplomatica, accusato di voler rallentare un’azione militare ormai considerata inevitabile. Inoltre, sia Israele sia gli Stati del Golfo avevano inizialmente espresso dubbi sulla capacità dei propri sistemi di difesa di reggere a un contrattacco iraniano: timori che, secondo fonti israeliane, hanno contribuito a ritardare l’azione e che ora vengono affrontati con il rafforzamento delle difese antimissile.
Il quadro complessivo è quello di una regione sull’orlo di una nuova guerra: con le forze statunitensi completamente schierate, i cieli sempre più vuoti e la diplomazia che fatica a tenere il passo dell’escalation militare.