Ucraina, Iran e il tavolo che conta: la guerra come strumento negoziale nel nuovo disordine globale
Da Kiev al Golfo Persico, il conflitto permanente diventa leva geopolitica: Stati Uniti e Russia trattano, l’Europa paga, il Medio Oriente si infiamma sotto una deterrenza ad alto rischio
Il tavolo, il menu e il ruolo dell’Ucraina
Nel conflitto ucraino si continua a ignorare un dato strutturale: l’Ucraina non è un attore pienamente sovrano, ma il territorio operativo di uno scontro più ampio. Il negoziato “ristretto”, che vede coinvolti Russia, Stati Uniti e Ucraina, chiarisce la gerarchia reale. Washington si presenta come mediatore, ma agisce da controparte strategica di Mosca, mentre Kiev è chiamata a recepire decisioni già maturate altrove. Una dinamica coerente con quanto avvenuto sin dall’inizio: l’ingresso in guerra contro una superpotenza nucleare è stato un azzardo strutturale, sostenuto politicamente e materialmente dall’Occidente.
Europa: alleata o risorsa da consumare
Secondo una logica brutale ma realistica, chi non siede al tavolo finisce nel menu. L’Europa, oggi, è chiaramente nel secondo gruppo. Può incidere solo laddove le sue posizioni coincidono con quelle statunitensi. Nel frattempo svolge una funzione “di servizio”: finanziare lo Stato ucraino e il suo apparato militare con miliardi sottratti ai contribuenti, evitando un collasso che trasformerebbe il negoziato in una resa immediata. Uno scenario che non conviene a Washington, impegnata a preservare una pedina fondamentale del confronto globale.
Perché a tutti conviene che la guerra continui
In questa fase, sia Stati Uniti sia Russia traggono vantaggio dalla prosecuzione del conflitto. Gli USA evitano una sconfitta strategica indiretta e mantengono Mosca impegnata sul fronte occidentale. La Russia, dal canto suo, sfrutta il tempo per mettere a nudo le contraddizioni interne a UE e NATO, drenare risorse europee e consolidare gradualmente il controllo su territori a maggioranza russofona, riducendo il rischio di ostilità permanente. L’obiettivo strategico resta il fronte sud-occidentale della NATO, con Odessa e il Dnjepr come barriera naturale difensiva. Una partita destinata a protrarsi almeno fino al 2026.
La narrazione mediatica come arma
Parallelamente al fronte ucraino, si riattiva la macchina narrativa su altri teatri. Il caso iraniano è emblematico. Numeri oscillanti, racconti emotivi e scenari contraddittori alimentano una narrazione stappalacrime funzionale alla costruzione del consenso. È un meccanismo già visto: prima si semplifica, poi si demonizza, infine si legittima l’intervento. Lo stesso schema applicato alla Russia dopo il 24 febbraio 2022, preceduto da anni di russofobia, censura e sospetto.
Deterrenza nel Golfo: forza o teatro
La crescente concentrazione militare statunitense nel Golfo Persico segnala una strategia di deterrenza controllata. Portaerei, caccia di quinta generazione, sistemi antimissile e decine di migliaia di uomini rappresentano una capacità imponente, ma anche una comunicazione muscolare. Più che preparare uno scontro immediato, Washington sembra voler esercitare pressione sull’Iran e, indirettamente, contenere l’alleato israeliano, evitando iniziative unilaterali destabilizzanti.
Un equilibrio fragile e pericoloso
Questi giochi di forza, tuttavia, non sono mai privi di rischio. Basta un errore di calcolo perché la tensione controllata degeneri in conflitto aperto. L’Iran non è isolato né indifeso e può contare su alleanze regionali e convergenze strategiche fondate su un principio condiviso: “non passi lo straniero”. In questo contesto, la guerra permanente diventa strumento negoziale, ma anche una miccia sempre accesa. Il mondo che emerge è quello di un ordine multipolare conflittuale, dove la forza, la resistenza economica e la profondità strategica contano più delle narrazioni morali. Ignorarlo significa continuare a pagare un prezzo alto, soprattutto in Europa. Un approccio più realista e meno ideologico non implica rinunciare ai valori, ma riconoscere i rapporti di forza reali. Solo così si può evitare di restare, ancora una volta, nel menu.