Cuba prossimo obiettivo Usa, non c'è dubbio, dopo la “deposizione” di Maduro l'isola è nel mirino di Trump, operazione definita ad aprile
A 10 anni dalla scomparsa del grande Dittatore, gli esuli concordano: è il tempo di dare una speranza per il futuro a questo popolo
È giunto il momento per Cuba di tornare indipendente (bè.. dai: diciamolo per aforismo, ndr.).
Il giovane idealista di origini borghesi, Fidel Alejandro Castro Ruz, ebbe la sua occasione: nel lontano 1959 vinse una rivoluzione con l'aiuto di molte persone, rimuovendo un Dittatore in nome di una maggior giustizia. Un minuto dopo, il suo arrogante narcisismo tradì il suo popolo e tutti coloro che combatterono al suo fianco e credettero in lui e nel cammino verso il Comunismo. Fu un'ideologia di moda e di alternativa durante la Guerra Fredda, ma nel corso degli anni ha mostrato i suoi fallimenti: la necessità del controllo assoluto e la limitazione delle libertà, fino ad inibire le umane indistinte iniziative che portano di fatto alla povertà.
L’uomo è morto, oramai da 10 lunghi anni: 10 lunghi anni dove per i Cubani meno capaci e dotati di proprie risorse.. il giorno, pieno di un sole così brillante (..ai Caraibi), è divenuto una notte buia e profonda, quasi un infinito letargo dal quale non ci si riesce mai a svegliare!
Lasciando la metafora, questo è esattamente ciò che sta succedendo, particolarmente da quando il nuovo Governo del Venezuela sta iniziando a rivalutare gli interessi dei propri Cittadini, riducendo il petrolio regalato dal regime di Maduro per personali convenienze politiche. Nelle ultime settimane, infatti, frequenti blackout sono stati segnalati per tutta la capitale e nel resto del Paese. E’ di questa settimana il decreto del Presidente Cinese, Xi Jinping, per nuovi aiuti di estrema emergenza alla martoriata nazione caribeña: 60.000 tonnellate di riso e 80 milioni di Dollari per acquistare generatori a benzina per produrre corrente elettrica, nonché per le manutenzioni di una rete energetica obsoleta. La locale economia ha registrato una ulteriore contrazione dell'1,1% nel 2024: in poche parole.. il disastro e la sofferenza continuano !
E chi qui scrive, non solo ve ne parla per vivere da quasi 35 anni tra Miami e il nostro paese, ma soprattutto per le visite all’isola e ancor di più per le testimonianze di amicizie personali: famiglie di esuli in Florida. La storia di Cuba dal 1959 è la storia di una nazione imbavagliata, dove l'intelligenza è stata perseguitata, la cultura addomesticata e la creatività trasformata in propaganda. C'è solo paura. C'è solo obbedienza. Esiste solo la prigionia morale.
Fidel Castro capì fin da subito che la cultura libera era incompatibile con il suo progetto totalitario. Per questo lanciò una crociata sistematica contro gli intellettuali cubani.
Non cercava artisti o pensatori, cercava portavoce (vi ricorda qualcuno anche in Italia ?)
Non voleva scrittori, voleva creatori di slogan. Non voleva cultura, voleva opuscoli.
Il famoso slogan "Nella Rivoluzione, tutto. Contro la Rivoluzione, niente" non era una frase retorica. Era una condanna. Da quel momento in poi, iniziò la purga morale della nazione. L'arte fu posta sotto sorveglianza. La letteratura sotto sospetto. Il pensiero sotto controllo. La creazione sotto autorizzazione.
Chi non si inginocchiava veniva punito. Chi non applaudiva veniva emarginato. Chi non mentiva veniva messo a tacere (il caso di Heberto Padilla fu di triste monito).
Da quell’epoca poeti, romanzieri, saggisti, registi, giornalisti, il fior fiore del pensiero cubano fu costretto all'esilio. Non emigrarono per trovare conforto. Emigrarono perché soffocati e perseguitati. Emigrarono perché a Cuba pensare era diventato un reato. Rimasero solo coloro che accettarono il diabolico giogo. Coloro che barattarono il talento per il privilegio. Coloro che impararono a scrivere con il permesso. Coloro che trasformarono la cultura in un'appendice del potere. Coloro che capirono che l'obbedienza era più redditizia della dignità.
Così nacque la cultura ufficiale: una macchina di propaganda ineccepibile. Di fatto una cultura senza anima, senza rischio, senza verità. Una cultura di cartone.
E vogliamo guardare Cuba oggi? Ma di quale cultura stiamo parlando? Di quale letteratura? Di quale pensiero? Ciò che rimane è un deserto intellettuale alimentato da opuscoli, slogan e portavoce pagati che glorificano un'élite invecchiata, ignorante e corrotta.
Ma di ancor più peggio.. c’è la realtà di un paese ricco di una agricoltura naturale che non ha neanche l'opportunità di sfamarsi. Ed ecco da dove nascono le recentissime necessità quotidiane dei Cubani: mangiare, alimentarsi, sopravvivere. Non guardare la televisione in un enorme schermo piatto a cristalli liquidi, giocare col telefonino di ultima generazione e girare i weekend con le automobili più evolute (..per la cronaca a La Havanna, si trova il “museo a cielo aperto” della miglior produzione di vetture americane degli anni ’50!).
La nazione è stata svuotata della sua intelligenza. La patria è stata spogliata del suo spirito. La cultura è stata trasformata in uno strumento di dominio. Dove le parole sono crimini e il pensiero è visto con sospetto, non c'è nazione possibile: c'è la prigione.
Dove il Contadino non può vivere del suo prodotto, prima mangiandolo e poi commerciandolo, non possono vivere e mangiare neanche i suoi connazionali. Dove il cibo è organizzato solo dal Governo.. la storia ha dimostrato che non basterà mai, e solo i Governi di altri popoli potranno compensarne la mancanza. La ideologia non ha mai prodotto grano, riso o frumento. Ma la errata ideologia continua a produrre fame, sofferenza e morte. Di qui.. non si scappa.
Ad Aprile, Marco Rubio e Serghei Lavrov, rispettivamente Ministri degli Esteri di USA e Russia, si sono incontrati ed hanno definito i reciproci interessi per la zona geopolitica sotto la Florida. Di lì.. il primo presidio sui mari del Golfo del (fu) Messico.. che ha portato al “raid di Caracas”, e l’attuale pressione sulla cupola degli obsoleti Fidelisti. Il tempo per loro è scaduto. Il prossimo obiettivo è Cuba. L’effimero Presidente Miguel Díaz-Canel, assieme ai suoi, ha iniziato la triste negoziazione del suo prossimo esilio.
La solare “prigione caraibica” dovrà presto aprire le porte ai Cubani. Prestissimo, altrimenti il cimitero non sarà più per le sole auto. E in contrapposizione al grido di incitamento della passata Rivoluzione Cubana.. “Patria o Muerte”, tutti noi canteremo con amore in stile rap.. la canzone “Patria y Vida”, assieme ai suoi autori... con un bicchiere in mano di buon “(viva) CUBA LIBRE”.
Di Luca Poles