Il Board of Peace di Trump: l’ONU dei miliardari, dove la pace diventa un affare e la guerra un investimento globale
Dietro la retorica della stabilità globale, un progetto che sostituisce il diritto internazionale con il potere del denaro
Donald Trump lo presenta come uno strumento di pace. Ma il Board of Peace appare fin da subito per ciò che è: un’alternativa privata e ideologica alle Nazioni Unite, costruita non per difendere i popoli, ma per servire gli interessi del capitale globale. Un’istituzione che svuota la diplomazia del suo significato e la riconsegna al mercato.
L’ONU, con tutti i suoi limiti, nasce dal principio che la pace sia un bene collettivo, fondato sul diritto internazionale e sulla cooperazione tra Stati. Il Board of Peace rovescia questa logica: chi paga entra, chi decide comanda, chi subisce le guerre resta oggetto, mai soggetto. La pace diventa un servizio a pagamento, la ricostruzione un affare, le macerie un asset.
Non si tratta di prevenire i conflitti, ma di gestirne le conseguenze in modo redditizio. Dalle rovine di Gaza ad altri teatri di guerra, il messaggio è chiaro: là dove fallisce la politica, può prosperare la finanza. Nessun controllo democratico, nessuna rappresentanza dei popoli colpiti, nessuna trasparenza. Solo potere concentrato e decisioni prese dall’alto.
È la logica neoliberale portata alle estreme conseguenze: la vittoria del potere finanziario sulla democrazia, la sostituzione delle istituzioni multilaterali con club esclusivi di governi e investitori. Un mondo in cui la pace non è un diritto, ma una concessione temporanea, revocabile, subordinata al profitto.
Il Board of Peace non è una risposta al caos globale. È parte del problema. E come sempre, il conto lo pagheranno i lavoratori, i civili e i popoli intrappolati nelle guerre che altri trasformano in business.