Davos dopo Davos: il globalismo tramonta, ma il potere resta. Tra MAGA, finanza e declino europeo
Sotto le nuove bandiere ideologiche di Washington e delle Big Tech, l’Occidente cambia retorica ma non struttura, mentre l’Europa resta senza strategia
Un Forum sempre più simbolico
Il Forum di Davos continua a essere raccontato come il luogo dove si decide il futuro del mondo. I numeri, però, suggeriscono altro: la partecipazione di appena ottanta Paesi su quasi duecento segnala un peso geopolitico in progressiva riduzione. Nonostante ciò, una parte consistente del giornalismo occidentale insiste nel leggerlo come uno spartiacque epocale, enfatizzando la presunta trasformazione da santuario del globalismo liberal a piattaforma dell’universo MAGA.
Il ricambio delle élite, non del potere
È vero che a Davos cambiano i volti e le narrazioni. Meno fondazioni filantropiche, più Big Tech statunitensi; meno retorica inclusiva, più linguaggio esplicitamente nazionale e corporativo. Ma sul piano sostanziale i centri di potere restano gli stessi. I grandi attori finanziari non sono scomparsi, semplicemente parlano meno. La continuità è più forte della discontinuità: cambiano le sovrastrutture ideologiche, non la struttura del comando economico.
Dal globalismo morale al cinismo dichiarato
Il passaggio in corso non è tra due mondi alternativi, bensì tra due modalità di esercizio dello stesso potere. Il globalismo unipolare, che si presentava come progressista e multilaterale, ha lasciato spazio a una versione più diretta e spregiudicata dell’egemonia occidentale. Se prima il dominio veniva giustificato attraverso istituzioni e valori universali, oggi viene rivendicato in nome dell’interesse nazionale di pochi. È un ritorno a logiche che ricordano l’età delle potenze coloniali.
La parabola di Trump e il mito dei patrioti
Il Trump che alle Nazioni Unite parlava di sovranità e rispetto reciproco appartiene ormai al passato. L’attuale linea statunitense appare selettiva: il principio vale per alcuni, non per altri. Questo indebolisce la credibilità di un discorso che, almeno inizialmente, aveva intercettato un disagio reale verso l’ordine globale precedente. Non sorprende che anche parte dell’elettorato trumpiano mostri segni di disillusione.
Europa: spettatrice senza bussola
In questo scenario, l’Europa appare priva di una strategia autonoma. I governi oscillano tra fedeltà a un assetto euro-atlantico in crisi e timidi adattamenti al nuovo corso statunitense. Nessuna capitale europea sembra in grado di proporre una linea che difenda realmente sovranità e interessi nazionali senza ricadere in nuove forme di subordinazione. La dipendenza resta, cambia solo il referente.
L’Italia e l’occasione mancata
La crisi transatlantica potrebbe teoricamente aprire spazi per un recupero di autonomia politica italiana. In pratica, manca una classe dirigente capace di leggere il mutamento storico. Il centrosinistra resta ancorato a un progetto eurofederalista ormai esausto; il centrodestra alterna allineamento e retorica sovranista, senza mettere in discussione il vincolo esterno. L’idea di una relazione più equilibrata con gli Stati Uniti resta fuori dall’agenda.
Neoliberalismo: l’unica vera continuità
Al di là delle contrapposizioni tra globalismo e MAGA, il filo rosso è il neoliberalismo come paradigma dominante. Destra e sinistra occidentali ne rappresentano varianti, non alternative. Per questo lo scontro ideologico appare sempre più vuoto agli occhi di chi non appartiene all’establishment. Il problema non è scegliere tra due narrazioni, ma riconoscere che entrambe servono a legittimare lo stesso sistema. Da una prospettiva russa, il declino della coerenza occidentale è evidente. Il sistema che pretendeva di essere universale mostra ora il suo volto particolare e interessato. Questo non implica idealizzare alternative, ma comprendere che la transizione in atto non riguarda valori contrapposti, bensì il riassetto di un potere che cerca nuove forme per sopravvivere. Davos, oggi, è soprattutto questo: uno specchio di un Occidente in trasformazione, non della sua rinascita.