Wef Davos 2026, la Groenlandia poker d’assi per il rilancio dell’impegno NATO a tutela dell'Usa: benefici economici solo per gli States

Groenlandia Danese territorialmente, ma americana nella sostanza, perché rappresenterà la nuova prima linea di difesa degli USA alla cui realizzazione dovranno partecipare tutti gli Stati appartenenti alla NATO con nuovi pesanti investimenti economici che andranno a beneficio degli USA

Il discorso di Donald Trump al World Economic Forum di Davos del 21 gennaio 2026 è stato un evento atteso dalla stampa internazionale e di forte impatto, segnato dal suo stile diretto e da proposte che hanno sicuramente scosso gli equilibri diplomatici internazionali.

L'argomento più controverso è stato il rinnovo della richiesta di acquistare la Groenlandia.

La boutade di dare corso a negoziati immediati, con la quale Trump ha chiesto l'apertura di trattative ufficiali, definendo l'isola strategicamente vitale per la sicurezza globale, ha di fatto scoperto il fianco, nel momento stesso in cui ha chiarito che non intende usare la forza militare (le sue parole sono state "Non voglio usare la forza, non devo farlo"), e ha affermato che sarà usata la leva economica.

Altro aspetto criptico è stato quello di millantare l’adozione di dazi.

Infatti, nel confermare che i dazi già annunciati al 10% per febbraio e pronti a salire al 25% a giugno contro diversi paesi europei, e che rimarranno in vigore finché non si raggiungerà un accordo sulla vendita dell'isola, non si può non essere autorizzati a pensare che i dazi siano solo una leva di scambio, poiché  Trump nell’avanzare  critiche alla NATO e all’Europa, in una visione criptica dell'alleanza atlantica, e nel ribadire la sua visione sullo sbilanciamento dei costi dell’organizzazione militare atlantica, ha messo a nudo il suo vero progetto che personalmente avevo affermato nel mio precedente articolo. Ha affermato che gli Stati Uniti "danno tanto e ricevono poco in cambio", sostenendo che l'America abbia protetto l'Europa dalla Russia senza benefici concreti. 

Il che presuppone, ora, che quando la Danimarca e gli altri Stati europei che si oppongono al progetto di pretesa annessione di quella regione artica mediante il suo acquisto,  si siederanno al tavolo delle trattative per dibattere sull’acquisto della Groenlandia, si troveranno a dover prendere atto e ad affrontare le ricadute economiche del vero progetto Trumpiano di tutela degli States, da cui emergerà il vero e finissimo obiettivo sotteso dalla necessità che la Groenlandia diventi americana se non territorialmente, ma per gli investimenti che vi si dovranno effettuare. 

Groenlandia Danese territorialmente, ma americana nella sostanza, perché rappresenterà la nuova prima linea di difesa degli USA alla cui realizzazione dovranno partecipare tutti gli Stati appartenenti alla NATO con nuovi pesanti investimenti economici che andranno a beneficio degli USA.

Se poi si vanno a valutare gli altri aspetti trattati da Trump, non si può non trarre una ulteriore conferma della volontà di criticare gli stati europei nel passaggio in cui ha stigmatizzato  che l'Europa "non sta andando nella giusta direzione" a causa delle politiche migratorie e dei costi dell'energia green, aggiungendo che alcune aree del continente sono ormai "irriconoscibili".

Critica, a cui ha contrapposto in modo enfatico i risultati del suo primo anno di governo dal ritorno alla Casa Bianca, contraddistinti da un boom economico di crescita stimata al 5,4% e il record di 52 massimi storici toccati dal mercato azionario dalla sua elezione, sinonimo che  l'economia USA rappresenta "il motore del pianeta", con l’esaltazione dell’aumento della produzione di gas (che ha sostituito quello russo) e di petrolio (“l'oro liquido") e ha nuovamente attaccato l'energia eolica, definendo i mulini a vento strumenti costosi ed inefficienti, confermando in tal modo che la sua politica punti sul petrolio.

E per finire, in relazione alla politica estera, connessa con il conflitto in corso russo-ucraino, ha definito come "stupidi" Putin e Zelensky nel caso in cui, in questo particolare momento,  non dovessero raggiungere quanto prima un accordo di pace, ponendo un particolare accento sulla necessità che porre fine a questa guerra dovrebbe essere l'obiettivo prioritario di entrambe. 

Un messaggio criptico e, a mio giudizio, sinonimo che gli USA non daranno più alcun sostegno militare all’Ucraina e che, quindi, Zelensky si dovrà mettere l’anima in pace per i territori conquistati dalle truppe russe.

E a mio modesto parere questo ultimo passaggio rappresenta il poker d’assi per una ulteriore conferma che Trump aspira alla pace mondiale, ma con la copertura antartica della Groenlandia a spese della NATO che, sotto la supervisione della presidenza  Biden, non era riuscita nell’intento di portare nella NATO l’ultimo e più importante Stato già facente parte dell’URSS: l’UCRAINA!

Di Gianfranco Petricca