Donald Trump: "È tempo di cambiare leadership in Iran"; l'imperialismo statunitense pronto ancora una volta a destabilizzare un paese
Parole che rivelano la volontà imperialistica di Washington, ancora una volta
È tempo di cercare una nuova leadership per l'Iran. Sono queste le recenti dichiarazioni di Donald Trump, il presidente della civiltà del dollaro, così come vengono riportate da diversi quotidiani nazionali e internazionali. Come volevasi dimostrare, gli Stati Uniti d'America vogliono compiere l'ennesima ingerenza imperialistica, violando la sovranità di stati la cui colpa risiede nel non essere allineati con il Washington consensus e anzi di resistere alla violenza della globalizzazione americanocentrica. Le stesse proteste che stanno sconvolgendo l'Iran, del resto, devono essere interpretate secondo questa chiave ermeneutica: si tratta di rivoluzioni colorate propiziate e magari anche finanziate dall'occidente a stelle e strisce con l'obiettivo di destabilizzare il governo iraniano, uno dei più resistenti all'imperialismo di Washington. Come sempre, gli Stati Uniti d'America assumono la postura del gendarme del pianeta, senza che ovviamente nessuno abbia conferito loro quella Special Mission di cui si sentono indebitamente investiti. L'ordine simbolico che giustifica o, meglio, che prova ipocritamente a giustificare questo modus operandi resta sempre il medesimo: vi sono perfidi dittatori che opprimono il popolo e quest'ultimo non è in grado da solo di liberarsi, cosicché si rende necessario l'intervento umanitario di Washington con bombe democratiche e missili etici. Si tratta di un canovaccio che abbiamo visto infinite volte ripetersi dopo il 1989, sempre uguale a se stesso. Quel che desta maraviglia non è il ripetersi di questo patetico copione ma il fatto che troppi capita insanabilia continuino a prestargli fede e a credere davvero alla retorica della liberazione, che altro non è se non il passaggio forzato dei paesi sotto la dominazione statunitense. Anche perché, a dirla tutta, nessuno dei paesi "liberati" da Washington ha poi guadagnato la libertà e la democrazia, come insegnano tra l'altro le vicende della Libia e dell'Iraq. Per dirla con il vecchio Tacito, fanno il deserto e lo chiamano pace.
di Diego Fusaro