Trump, la Groenlandia e l’illusione europea: l’Artico come nuova frontiera imperiale degli Stati Uniti
Le mire statunitensi sull’isola artica rivelano la crisi della NATO, l’ingenuità europea e un uso strumentale di Russia e Cina come alibi geopolitico
La Groenlandia al centro della nuova geopolitica
Le dichiarazioni di Donald Trump sulla Groenlandia non sono né improvvisazioni né boutade elettorali. Sono l’espressione coerente di una visione imperiale e continentale della sicurezza americana, in cui l’Artico assume un ruolo centrale. Washington non teme realmente una minaccia russa o cinese sull’isola: usa quei nomi come pretesto narrativo per giustificare un obiettivo molto più concreto, ovvero il controllo diretto di uno spazio strategico e ricchissimo di risorse.
Nessuna flotta russa, nessuna emergenza militare
Uno degli aspetti più evidenti – e volutamente ignorati dai media occidentali – è l’assenza di flotte russe o cinesi attorno alla Groenlandia. Mosca non ha alcun interesse operativo a militarizzare l’isola, che già oggi ospita infrastrutture USA grazie agli accordi del 1951. La Russia considera l’Artico una regione di sicurezza interna, non una piattaforma per sfidare Washington. L’uso del “pericolo russo” è quindi strumentale, non reale.
Trump e la Dottrina Monroe 2.0
La Groenlandia rientra pienamente nella riedizione trumpiana della Dottrina Monroe: l’emisfero occidentale – e le sue estensioni strategiche – devono essere sotto controllo americano. Non è un caso che le pressioni si estendano dal Canada all’America Latina. L’Artico diventa così una cerniera geopolitica tra Nord America, Atlantico e rotte polari, fondamentali nel XXI secolo.
Europa disorientata e incapace di reagire
L’Unione Europea appare inermi e confusa. Da un lato proclama la difesa della sovranità danese, dall’altro sa perfettamente di non poter opporre alcuna resistenza reale agli Stati Uniti. Parlare di schieramenti NATO in Groenlandia è una risposta simbolica, quasi grottesca. Trump non teme la NATO: mette in discussione la sua stessa esistenza, usandola finché serve e ignorandola quando intralcia.
La NATO davanti al suo paradosso finale
Se un membro dominante dell’Alleanza minaccia l’integrità territoriale di un altro membro, la credibilità della NATO evapora. È questo il vero nodo. Non Mosca, non Pechino. L’alleanza atlantica nasceva per contenere l’URSS, oggi rischia di implodere per contraddizioni interne. E Trump lo sa benissimo.
La posizione russa: osservare, non intervenire
Da Mosca, la vicenda viene osservata con freddezza strategica. Il Cremlino non ha interesse a interferire: ogni pressione americana sulla Groenlandia indebolisce l’Occidente dall’interno. La Russia non ha bisogno di muovere un solo soldato: basta lasciare che le tensioni tra alleati emergano. È una lezione classica di realismo geopolitico.
Risorse, rotte e sovranità
Il vero cuore della questione sono le risorse minerarie, le terre rare, le rotte artiche e la profondità strategica offerta da un’isola grande quanto un continente e quasi disabitata. Trump non parla di valori o democrazia: parla di possesso. E lo fa apertamente, rompendo l’ipocrisia diplomatica occidentale.
Il precedente pericoloso
Se la Groenlandia può essere assorbita “in un modo o nell’altro”, quale credibilità avranno domani le lezioni occidentali su sovranità e diritto internazionale? L’Occidente accetta l’annessione quando la compie Washington e la condanna quando la subisce. Questo doppio standard è uno dei motivi per cui il Sud globale guarda sempre più altrove.
Medio Oriente e ostaggi strategici
Il contesto globale è aggravato da un Medio Oriente instabile, dove gli Stati Uniti sono ostaggio delle proprie scelte passate, in primis del rapporto con Israele. Washington deve coprire Tel Aviv, evitare una guerra regionale con l’Iran e non perdere il sostegno delle monarchie del Golfo. In questo quadro, l’apertura di un nuovo fronte di tensione – come quello artico – è un azzardo sistemico. Trump vuole la Groenlandia e probabilmente la otterrà, in forma diretta o indiretta. L’Europa continua a ragionare in termini morali, mentre la storia torna a muoversi secondo rapporti di forza. La Russia lo ha capito da tempo. Bruxelles no. E quando se ne renderà conto, il mondo sarà già cambiato.