Sudan, allarme dell'Onu: "Oltre 50 civili morti negli scontri tra Rsf e Saf, in alcune aree sfollato il 53% della popolazione"
Secondo le stime dell’Onu, solo negli ultimi giorni circa 8 mila persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case, andando ad aggiungersi a un numero già enorme di sfollati interni e rifugiati
Lo scontro armato tra le Forze di Supporto Rapido (RSF) e l’esercito regolare sudanese continua a stringere il Sudan in una spirale di violenza che non mostra segnali di attenuazione. Nelle ultime ore le Nazioni Unite hanno lanciato un nuovo e drammatico allarme, denunciando l’uccisione di almeno 19 civili nell’area di Jarjir, nel Darfur settentrionale, una regione già duramente provata da anni di instabilità e conflitti. A questi si aggiungono altri 27 morti registrati appena due giorni fa a seguito di attacchi condotti dai ribelli con l’uso di droni a Sinja, capitale dello Stato di Sennar. In quell’occasione, secondo le ricostruzioni, sono stati colpiti una foresteria governativa e il quartier generale militare, obiettivi che testimoniano l’elevato livello di militarizzazione e la capacità offensiva delle fazioni coinvolte.
Sudan, allarme dell'Onu: "Oltre 50 civili morti negli scontri tra Rsf e Saf, in alcune aree sfollato il 53% della popolazione"
Le dinamiche del conflitto si inseriscono in un contesto regionale estremamente complesso. Negli ultimi giorni è emerso anche il coinvolgimento diretto dell’Egitto: il 9 gennaio, stando a quanto riportato dai media locali, le forze egiziane avrebbero intercettato e colpito un convoglio di rifornimenti destinato ai ribelli lungo il confine tra Sudan, Libia ed Egitto. Si tratta di un’area strategica, considerata da tempo un crocevia di traffici illeciti che spaziano dal contrabbando di armi e carburante al traffico di esseri umani e droga. La crescente internazionalizzazione della crisi ha spinto la Lega Araba a intervenire sul piano diplomatico: in un messaggio indirizzato alle Nazioni Unite, l’organizzazione ha ribadito la necessità di tutelare la sovranità, l’integrità territoriale del Sudan e il funzionamento delle sue istituzioni statali.
Parallelamente all’escalation militare, si aggrava in modo drammatico il profilo umanitario della crisi. Il protrarsi dei combattimenti ha generato una delle più gravi emergenze umanitarie a livello globale. Milioni di persone sono costrette alla fuga, spesso senza alcuna protezione o accesso ai servizi essenziali. Secondo le stime dell’Onu, solo negli ultimi giorni circa 8 mila persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case, andando ad aggiungersi a un numero già enorme di sfollati interni e rifugiati. Particolarmente allarmante è la situazione alimentare: in diverse aree del Paese l’emergenza nutrizionale acuta colpisce fino al 53 per cento della popolazione, con conseguenze devastanti soprattutto per bambini, donne e anziani. Un quadro che rende sempre più urgente un intervento internazionale coordinato per fermare le violenze e alleviare le sofferenze della popolazione civile.