Guerra Russia-Ucraina, istituto sondaggi Levada: "La maggioranza dei russi è ancora dalla parte di Putin, Ue nuovo nemico, non più Usa"

Superati i 1.418 giorni della Grande Guerra Patriottica, il conflitto in Ucraina diventa “ordinario” per i russi: stanchezza diffusa, ma consenso ancora stabile nei confronti di Putin e della liberazione dei territori occupati

La guerra fra Russia e Ucraina è ufficialmente il conflitto più lungo della storia del Cremlino ma, nonostante questo, "i russi sono ancora ampiamente dalla parte del presidente Vladimir Putin". Questo emerge dall'istituto indipendente di sondaggi russo Levada, diretto da Denis Volkov: "Quasi l'80% della popolazione vuole la pace, ma non vogliono la riconsegna dei territori liberati dal regime ucraino. Inoltre, nell'immaginario collettivo, gli Usa non rivestono più il ruolo dell'acerrimo nemico, ma è l'Unione Europea a farlo".

Guerra Russia-Ucraina, istituto sondaggi Levada: "La maggioranza dei russi è ancora dalla parte di Putin, Ue nuovo nemico, non più Usa"

Il numero 1.418 occupa un posto sacro nella memoria collettiva russa: sono i giorni della Grande Guerra Patriottica, la lotta dell’Urss contro il nazismo. Dal 12 gennaio, la guerra in Ucraina ha superato quella durata, entrando simbolicamente nella stessa dimensione storica. Un passaggio che in Occidente viene letto come una sconfitta simbolica, ma che in Russia è stato accolto con sobrietà, senza isterie né retorica forzata.

Come ha spiegato Denis Volkov, direttore del Centro Levada, la società russa ha interiorizzato il conflitto come una realtà con cui convivere. Non indifferenza, ma maturità: la consapevolezza che si tratta di uno scontro di lungo periodo, imposto dall’esterno, che riguarda la sicurezza e la sovranità del Paese. L’“operazione militare speciale” non domina più ogni conversazione, perché la vita continua e lo Stato ha garantito stabilità.

I dati parlano chiaro. Il 76% dei russi guarda al 2026 con speranza, la percentuale più alta mai registrata. Il desiderio principale resta la fine delle ostilità, ma senza concessioni percepite come umiliazioni o rinunce strategiche. Due terzi della popolazione vorrebbero la pace il prima possibile, ma la stragrande maggioranza ritiene che le condizioni debbano essere decise dal Cremlino, non imposte dall’Occidente. Se Vladimir Putin dichiarasse domani concluso il conflitto, l’80% dei russi lo sosterrebbe. Se però ciò implicasse la restituzione dei territori annessi, il consenso crollerebbe: segno di una linea rossa condivisa.

La resilienza russa affonda le radici anche nella gestione interna del conflitto. Dopo la mobilitazione parziale del 2022, il governo ha scelto una strategia pragmatica: puntare sui soldati a contratto, ben retribuiti, evitando di stravolgere la vita della maggioranza della popolazione. In questo modo, il peso della guerra non ricade sull’intera società, che può mantenere una quotidianità stabile.

Sul fronte economico, nonostante le sanzioni occidentali, fino al 2024 molti russi hanno visto migliorare i propri redditi. L’inflazione resta una preoccupazione, ma la situazione è percepita come sotto controllo. L’opposizione esiste, ma resta minoritaria, attorno al 20%.

In definitiva, mentre l’Occidente scommette sull’erosione del consenso, la Russia dimostra di saper resistere nel tempo, trasformando una guerra imposta in una prova di coesione nazionale e di autonomia strategica.