Accordo UE-MERCOSUR: il "sì" italiano che consegna l'agricoltura europea al Sudamerica, ancora una volta Germania unica vincitrice

L'accordo UE-Mercosur è un trattato asimmetrico che avvantaggia principalmente l'industria automobilistica e chimica tedesca, a scapito dell'agricoltura europea e dell'ambiente

Venticinque anni di negoziati, decine di bozze respinte, proteste degli agricoltori in tutta Europa. Eppure il 10 gennaio 2026, l'Unione Europea ha dato il via libera all'accordo con il Mercosur, il blocco sudamericano composto da Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay. Un voto risicato, ma decisivo: Francia, Polonia, Austria, Ungheria e Irlanda hanno votato contro. Il Belgio si è astenuto. L'Italia, dopo settimane di tentennamenti e dichiarazioni di prudenza, ha votato a favore. Ed è stato proprio il voto italiano a far pendere la bilancia.

Le asimmetrie strutturali: chi vince davvero

Il risultato? Nasce la più grande area di libero scambio del mondo, che coinvolge 780 milioni di persone. Ma dietro i toni trionfalistici della solita Ursula von der Leyen e dei sostenitori dell'accordo, si nasconde una realtà ben diversa: un trattato asimmetrico, che avvantaggia principalmente l'industria tedesca a scapito dell'agricoltura europea, che aggira il Green Deal e che rischia di accelerare la deforestazione in Amazzonia. L'accordo eliminerà oltre il 90% delle tariffe tra le due regioni nel corso di 15 anni, generando – secondo le stime della Commissione europeaun modesto aumento dello 0,05% del PIL della UE entro il 2040. Si parla di circa 90 miliardi di dollari di benefici economici. Ma la distribuzione di questi benefici è tutt'altro che equa. Da un lato, l'Europa esporterà automobili, macchinari, prodotti farmaceutici e chimici verso un mercato che oggi applica tariffe fino al 35% sui veicoli e tra il 14% e il 18% sui componenti auto. L'industria automobilistica tedesca – Volkswagen, BMW, Mercedes-Benz – è la vera vincitrice di questo accordo. In un momento di crisi per il settore automotive europeo, schiacciato dalla concorrenza cinese e dai costi del Green Deal, il Mercosur rappresenta una boccata d'ossigeno vitale. Anche l'industria chimica tedesca, che nel 2024 ha esportato 4,3 miliardi di euro verso il Mercosur, vedrà aprirsi enormi opportunità di crescita. La Confindustria tedesca (VDA) ha salutato l'accordo con entusiasmo. Lo stesso vale per quella italiana, con il presidente Emanuele Orsini che ha dichiarato: "Le imprese europee hanno bisogno di aprire nuovi mercati come il Mercosur".

Dall'altro lato, l'Europa importerà carne bovina, pollame, zucchero, soia, miele e biocarburanti dal Sudamerica. Prodotti agricoli che potranno entrare in Europa a prezzi nettamente inferiori rispetto a quelli dei produttori europei, che devono rispettare standard ambientali, sanitari e sul benessere animale molto più stringenti.

Il dumping ambientale e sociale ignorato

Qui emerge la prima grande contraddizione dell'accordo: mentre l'Unione Europea si vincola al Green Deal con obiettivi di emissioni nette zero entro il 2050, i Paesi del Mercosur non applicano le stesse regole. Il bestiame sudamericano può essere trattato con ormoni vietati in Europa. I pesticidi banditi dall'UE sono ancora ampiamente utilizzati. I costi di produzione sono incomparabilmente più bassi grazie a salari ridotti e normative sul lavoro meno rigide. Un'analisi legale dell'Università di Amsterdam ha concluso che l'accordo UE-Mercosur rischia di "obbligare la UE a contribuire all'aumento delle emissioni globali, rendendo più difficile raggiungere gli obiettivi climatici". La professoressa Christina Eckes ha sottolineato che "l'accordo aumenta probabilmente il commercio di prodotti ad alta intensità di emissioni".

Il Financial Times ha espresso timori che "l'accordo UE-Mercosur cancellerà gli sforzi climatici". Le ONG ambientaliste hanno denunciato che la deforestazione prevista dall'accordo sarebbe incompatibile con gli obiettivi dell'Accordo di Parigi. Il capitolo "Commercio e sviluppo sostenibile" contiene infatti solo impegni vaghi e non vincolanti. La promessa di fermare la deforestazione è rimandata al 2030 – meno ambiziosa dell'obiettivo già dichiarato dal Brasile. Nel frattempo, la deforestazione può continuare o persino intensificarsi. Il Gran Chaco, la seconda foresta più grande del continente sudamericano (che si estende tra Argentina e Paraguay), è una delle aree con i tassi di deforestazione più alti al mondo. Il 25% del Gran Chaco argentino è già stato disboscato per far spazio all'allevamento di bestiame e alle coltivazioni. Oggi la regione ospita il 33% del bestiame nazionale argentino, mentre oltre il 67% delle esportazioni di carne paraguaiane proviene dal Gran Chaco. L'aumento delle esportazioni agricole rischia di accelerare ulteriormente la deforestazione e l'accaparramento delle terre.

L'accordo contro il Regolamento UE sulla deforestazione

Ancora più paradossale è il conflitto tra l'accordo Mercosur e il Regolamento dell'Unione Europea sulla Deforestazione (EUDR), la legislazione faro dell'UE contro la deforestazione globale. L'EUDR richiede alle aziende che vendono determinate materie prime nell'UE di dimostrare che i loro prodotti sono "deforestation-free". Ma l'accordo Mercosur, con i suoi impegni vaghi, rischia di indebolire proprio l'applicazione dell'EUDR nei confronti dei Paesi sudamericani. Un'analisi pubblicata dal Climate Action Network Europe ha rilevato che "il meccanismo di riequilibrio nell'accordo UE-Mercosur potrebbe servire come uno strumento aggiuntivo per fare pressione sui Paesi UE affinché indeboliscano le loro normative verdi nell'ambito del Green Deal europeo". In pratica, i Paesi del Mercosur potrebbero invocare il meccanismo di riequilibrio (modellato sulla procedura di "non-violazione" del WTO) per contestare le normative ambientali europee, sostenendo che danneggiano il commercio.

Le "garanzie" per gli agricoltori: un contentino insufficiente

Di fronte alle proteste furiose degli agricoltori europei – che hanno bloccato le strade con i trattori in Francia, Polonia, Italia e Germania – la Commissione europea ha promesso "clausole di salvaguardia" e un fondo di compensazione. Le clausole di salvaguardia prevedono che, se le importazioni aumenteranno di oltre il 10% o i prezzi crolleranno dello stesso importo, l'UE potrebbe sospendere le importazioni dal Mercosur. Ma queste misure sono ampiamente ritenute insufficienti.Come ha dichiarato il ministro dell'Economia francese Roland Lescure: "Il trattato, così com'è, è semplicemente inaccettabile". Il fondo di compensazione promesso – circa 45 miliardi di euro anticipati dal budget agricolo dell'UE 2028-2034 – è stato il "prezzo" pagato per convincere l'Italia a votare a favore. Ma è davvero una garanzia? Gli agricoltori dovranno dimostrare che l'accordo li ha danneggiati per accedere al fondo. Nel frattempo, le importazioni di carne bovina, pollame e zucchero sudamericani possono entrare liberamente nell'UE. Le quote previste dall'accordo per i prodotti agricoli sensibili sono limitate ma tutt'altro che trascurabili: 99.000 tonnellate di carne bovina (l'1,5% della produzione UE), 180.000 tonnellate di pollame (l'1,3%), 180.000 tonnellate di zucchero. Ma le organizzazioni agricole temono che queste quote siano solo l'inizio e che, una volta aperto il mercato, sarà impossibile arginare il flusso.

Germania e Spagna: i grandi sostenitori

Non sorprende che Germania e Spagna siano stati i più entusiasti sostenitori dell'accordo. La Germania, con la sua potente industria automobilistica in crisi, vede nel Mercosur un mercato vitale per rilanciare le esportazioni. Anche l'industria chimica e farmaceutica tedesca trae enormi vantaggi dalla riduzione delle tariffe. La Spagna, dal canto suo, punta sull'export di vino, formaggi e prodotti agroalimentari di qualità verso il Sudamerica. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha dichiarato che "25 anni di negoziati sono stati fin troppi" e che l'UE deve "concludere rapidamente altri accordi di libero scambio". Ma questa fretta nasconde una verità scomoda: l'accordo è stato chiuso principalmente per motivi geopolitici, non economici. Con i dazi punitivi imposti dall'amministrazione Trump e la crescente influenza della Cina in America Latina, l'UE ha voluto affermare la propria presenza nel continente sudamericano. Von der Leyen ha dichiarato: "In un momento in cui il commercio e le dipendenze vengono usati come armi, questo storico accordo commerciale è un'ulteriore prova che l'Europa traccia la propria rotta e si pone come partner affidabile".

Un accordo anacronistico: nato vecchio

Così come riportato da Social Europe, "l'accordo UE-Mercosur promette molto ma mantiene poco". I benefici economici sono modesti e concentrati. Le clausole ambientali sono deboli e non vincolanti. I rischi per l'agricoltura europea sono reali e sottovalutati. L'accordo "è invecchiato prima di nascere," secondo un'analisi di EU Renew. Dopo 25 anni di negoziati, il testo riflette "i valori pro-industriali del passato piuttosto che le preoccupazioni ambientali del presente". In un'epoca di crisi climatica, di perdita di biodiversità, di crescenti disuguaglianze sociali, l'accordo Mercosur rappresenta un passo indietro, non avanti.

L'accordo UE-Mercosur è un trattato asimmetrico che avvantaggia principalmente l'industria automobilistica e chimica tedesca, a scapito dell'agricoltura europea e dell'ambiente. Le promesse di "garanzie" per gli agricoltori sono insufficienti. Le clausole ambientali sono deboli e non vincolanti. L'accordo rischia di accelerare la deforestazione in Amazzonia e nel Gran Chaco, contraddicendo gli obiettivi del Green Deal europeo. Il voto italiano, decisivo per l'approvazione dell'accordo, è stato ottenuto attraverso promesse di compensazioni future e pressioni dell'industria. Ma sacrificare l'agricoltura europea per aprire mercati alle automobili tedesche è una scelta miope e insostenibile.

Di Eugenio Cardi