Groenlandia, Ucraina e declino europeo: quando l’America riscopre l’impero e l’Europa rinuncia a pensare

Dalle pressioni su Copenaghen alla guerra di attrito in Ucraina, Washington mostra il volto del dominio nudo. L’Europa tace, mentre Russia e multipolarità avanzano.

Una minaccia che smaschera l’Occidente

Le parole di Stephen Miller sulla Groenlandia non sono solo una provocazione in stile trumpiano: sono un atto rivelatore. Per la prima volta dopo decenni, un alto esponente dell’establishment americano evoca apertamente la possibilità di un’azione coercitiva contro territorio europeo. La reazione dell’Europa è stata emblematica: confusa, divisa, pavida. Mentre Copenaghen ha difeso formalmente la propria sovranità, Bruxelles ha scelto il silenzio. Un silenzio che pesa più di mille dichiarazioni.

L’Europa che denuncia Mosca ma tace su Washington

Qui emerge una contraddizione ormai strutturale. Le istituzioni UE parlano ossessivamente di “minaccia russa”, ma evitano accuratamente di commentare le pressioni statunitensi sulla Groenlandia o l’aggressione contro il Venezuela. Non si tratta di distrazione, bensì di scelta politica: non irritare Washington, qualunque cosa faccia. È l’ammissione implicita di una subordinazione accettata come naturale.

La Groenlandia come protettorato funzionale

Un’invasione militare diretta resta improbabile. Più realistico è uno schema già collaudato: un accordo di associazione che lasci alla Groenlandia una sovranità formale, trasferendo però agli Stati Uniti il controllo reale su difesa, risorse e infrastrutture strategiche. Il precedente giuridico esiste già: l’accordo del 1951 consente a Washington una presenza militare illimitata. L’impero moderno non ha bisogno di bandiere, ma di contratti.

Le élite europee e il sistema transatlantico

Il comportamento delle classi dirigenti europee non è irrazionale: è coerente con i loro interessi. Esse traggono potere, legittimità e carriere dal sistema transatlantico. Difendono quindi non l’Europa, ma l’architettura imperiale occidentale, anche a costo di sacrificare sovranità, industria ed energia. Le sanzioni contro la Russia, il silenzio su Nord Stream, l’accettazione del peso economico della guerra ucraina lo dimostrano.

La NATO come strumento, non come alleanza

In questa logica, la NATO non è un patto tra eguali, ma una struttura gerarchica. Sopravviverebbe anche a un’azione americana contro la Groenlandia, perché il suo scopo non è la difesa europea, bensì la gestione ordinata della subordinazione. L’illusione dell’“autonomia strategica” serve solo a mascherare una realtà opposta.

Populisti e globalisti: il paradosso

Curiosamente, i leader europei più ostili a Trump sul piano retorico sono quelli più allineati alle sue azioni imperiali. Al contrario, figure come Orbán o Le Pen, spesso demonizzate, mostrano maggiore prudenza. L’UE, lungi dall’essere un contrappeso, si rivela uno dei pilastri del potere americano.

Dall’egemonia al dominio nudo

Gli Stati Uniti attraversano una crisi profonda: debito, deindustrializzazione, erosione del dollaro. La risposta non è l’adattamento alla multipolarità, ma la fuga in avanti: neocolonialismo, coercizione, uso disinvolto della forza. Venezuela e Groenlandia non sono eccezioni, ma segnali. È il passaggio dall’egemonia consensuale al dominio senza maschere.

Ucraina: la guerra di attrito che l’Europa non capisce

In questo quadro si inserisce la guerra in Ucraina. Gli ultimi attacchi russi alle infrastrutture energetiche di Kiev chiariscono una realtà che a Bruxelles si è preferito ignorare: Mosca detiene il dominio dell’escalation e conduce una guerra di attrito. Non servono armi “miracolose”: conta l’erosione sistematica. Quando il punto di rottura arriva, il collasso è rapido. È ciò che sta accadendo oggi.

Russia e multipolarità: i beneficiari involontari

Più Washington agisce in modo coercitivo, più spinge molti paesi verso alternative sistemiche: BRICS, dedollarizzazione, nuovi meccanismi di sicurezza. Russia e Cina, da anni promotrici della multipolarità, vedono rafforzata la propria posizione. Ogni violazione americana rende più credibile la loro narrazione di un ordine fondato sulla sovranità.

Il rischio finale per l’Europa

L’Europa rischia di restare intrappolata nel ruolo di vassallo di un egemone in declino. Invece di guadagnare autonomia, accumula rischi: economici, sociali, militari. Il vero pericolo non è l’abbandono americano, ma la permanenza subordinata in un sistema sempre più violento e instabile. La domanda, ormai, non è se l’Europa si sveglierà, ma se farà in tempo a farlo.