Il “Board of peace” di Trump: Netanyahu annuncia Mladenov supervisore del "processo di pace" a Gaza; il trucco è già nell’annuncio stesso

Il trucco è proprio questo: vestire la capitolazione da diplomazia, chiamare pace quello che è pulizia etnica amministrata. Ma chiamare le cose col loro nome resta nostro dovere. Questo non è un Board of Peace. E’ un Board of Impunity

C'è qualcosa di oscenamente kafkiano nell'immagine di Benjamin Netanyahu che annuncia la nomina del "direttore generale designato" del Board of Peace di Donald Trump. Infatti non  Trump a nominare. Non è la comunità internazionale a supervisionare. E’ il primo ministro israeliano - quello stesso che ha trasformato Gaza in un cimitero a cielo aperto con oltre 46.000 morti accertati (e chissà  quanti ancora sotto le macerie) - a decidere chi dovrà  "supervisionare l'attuazione della seconda fase del cessate il fuoco".

Quando è l'occupante che "designa" il supervisore

Il prescelto è Nickolay Mladenov, diplomatico bulgaro ed ex inviato speciale dell'ONU per il Medio Oriente dal 2015 al 2020. Un curriculum che, sulla carta, dovrebbe garantire terzietà  e competenza. Ma quando Netanyahu in persona fa l'annuncio, quando è  Israele a "designare" direttamente il supervisore della propria condotta, ogni pretesa di imparzialità diventa una farsa grottesca. E’ come se in una partita di calcio fosse il capitano di una delle due squadre a designare l’arbitro.  Mladenov ha trascorso cinque anni come coordinatore speciale ONU per il processo di pace in Medio Oriente (2015-2020). Cinque anni durante i quali Israele ha continuato imperterrito la colonizzazione della Cisgiordania, ha stretto l'assedio su Gaza, ha represso le proteste della Grande Marcia del Ritorno con cecchini che sparavano sulle ginocchia dei manifestanti. Analizziamo quindi i fatti: durante la Grande Marcia del Ritorno del 2018-2019, quando Israele ha ucciso 223 palestinesi disarmati, Mladenov twittava appelli alla "moderazione di entrambe le parti". Quando il 14 maggio 2018, in un solo giorno, 60 palestinesi furono massacrati - tra cui sei bambini - Mladenov dichiarò al Consiglio di Sicurezza che "non c'è giustificazione per l'uccisione", ma aggiunse che "Hamas deve non usare le proteste come copertura".

L'equivalenza morale perfetta: l'occupante che spara sui manifestanti e il resistente sono sullo stesso piano (strategia, a dir la verità, che sento ripetere spessissimo nei vari talk show italiani, dove raramente si sente dire, dal politico di turno, che lo Stato di Israele occupa da decenni dei territori non propri e dal momento in cui non è un particolare questo ma il nodo principale del problema, con Hamas che ha detto e ripetuto che, allorquando Israele dovesse finalmente decidere di ritirarsi dai territori occupati, abbandonerebbe immediatamente le armi). Certo, Mladenov esprimeva "preoccupazione", condannava "la violenza", invocava "moderazione". Ma mai - mai una sola volta - ha messo in discussione il sistema che genera quella violenza, appunto. L'assedio di Gaza? Un dato di fatto da gestire. Gli insediamenti illegali? Da "congelare", non da smantellare. Il diritto al ritorno? Una questione da rinviare. La domanda quindi sorge spontanea, come usava dire qualcuno: perché Netanyahu dovrebbe scegliere proprio lui? Perché Mladenov, nel suo ruolo di funzionario ONU, si è dimostrato "ragionevole"? Ha incarnato quella diplomazia delle buone maniere che condanna "la violenza di entrambe le parti" mentre una parte occupa e colonizza e l'altra resiste, appunto.

Dall'ONU agli Emirati: il cerchio si chiude

Ma il vero salto di qualità  di Mladenov è arrivato dopo l'ONU. Nel 2022 diventa infatti direttore generale della Anwar Gargash Diplomatic Academy ad Abu Dhabi, l'istituzione che forma i diplomatici degli Emirati Arabi Uniti. Gli stessi Emirati che sono oggi il principale Paese donatore per Gaza, mandando aiuti, ospedali da campo e personale direttamente sul territorio, invece che attraverso canali ONU, il che significa controllo diretto su chi riceve cosa. Coincidenza? Mladenov è stato uno dei più entusiasti sostenitori degli Accordi di Abramo del 2020 - quella normalizzazione tra Israele e Stati arabi (Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Marocco) senza alcuna concessione sull'occupazione palestinese. Ha collaborato strettamente con Jared Kushner, genero di Trump e architetto di quegli accordi. Nel settembre 2021, alla commemorazione del primo anniversario degli Accordi organizzata dalla sua stessa Academy con l'American Jewish Committee, Mladenov ha dichiarato che gli Emirati e Israele stavano facendo "i primi passi di quella che sarà  una meravigliosa relazione di significato storico per tutta la regione e il mondo". Per i palestinesi invece, quegli accordi sono stati un tradimento: normalizzazione senza fine dell'occupazione, senza il loro consenso. Per Mladenov? "Hanno aiutato a prevenire l'annessione della Cisgiordania", una giustificazione che premia Israele per non aver fatto ciò che sarebbe comunque stato illegale e che soprattutto è stata ampiamente smentita dal momento in cui lo Stato occupante di Israele sta impiantando ogni giorno di più nuove colonie in Cisgiordania mentre i coloni israeliani – che oramai nessuno riesce più a fermare – compiono quotidianamente i loro crimini (vigliaccamente coperti dall’esercito dell’IDF) a danno del popolo palestinese, da sempre presente su quelle terre.   Dal 2022 Mladenov collabora come esperto con il Washington Institute for Near East Policy, think tank noto per le sue posizioni filo-israeliane. Il cerchio si chiude: da mediatore ONU a uomo degli Emirati, da "neutrale" a “embedded” nelle reti politiche del Golfo allineato con Israele e Washington. Come descrive Middle East Eye: "l'uomo degli Emirati a Gaza".

Un "Board" che puzza di inganno

Ma il vero trucco non è nella scelta della persona. E’ nell'intera architettura di questo fantomatico "Board of Peace" trumpiano:  

  • Primo: perchè un "consiglio" invece dei tradizionali meccanismi di mediazione internazionale? L'ONU, per quanto inefficace sia stata, aveva almeno una parvenza di legittimità Questo Board è una creatura che Trump presiederà personalmente, con un "comitato esecutivo" di cui farebbe parte anche Tony Blair (sì, proprio lui, l'invasore dell'Iraq), e un "comitato tecnocratico palestinese" senza Hamas né - naturalmente - alcun vero potere.

  • Secondo: cosa significa "supervisionare l'attuazione della seconda fase del cessate il fuoco"? Eccoli, i termini della famosa "fase due": Disarmo completo di Hamas (ma l'amministrazione USA è pronta a procedere ANCHE SENZA il disarmo completo). Dispiegamento di una "Forza di Stabilizzazione Internazionale" che ad oggi esiste solo sulla carta, nessun Paese si è ancora impegnato formalmente a inviare truppe. Ulteriore ritiro israeliano da Gaza (da quel 53% del territorio che attualmente controlla con la "linea gialla"). Ricostruzione sotto supervisione internazionale (leggi: sotto controllo USA-Israele-UAE). Governance "tecnocratica" palestinese (leggi: senza Hamas, ovvero senza resistenza, con tecnocrati scelti da Washington). Un possibile "percorso" verso l'autodeterminazione palestinese (notare il condizionale: "possibile", "percorso"). Il piano prevede un mandato ONU di due anni, rinnovabile. Due anni in cui Gaza resterebbe sotto occupazione de facto mascherata da "supervisione internazionale", mentre Israele manterrebbe "libertà d'azione" contro il "riarmo" di Hamas, senza che  naturalmente in tutto questo nessuno osi menzionare l’aspetto – che sarebbe in realtà basilare, ovvero il principio del tutto – che Gaza, Cisgiordania e Gerusalemme Est sono da sempre TERRITORI OCCUPATI illegalmente da Israele, come da terminologia ONU.

  • Terzo: il tempismo. Mentre scrivo questo articolo, Gaza è ancora sotto bombardamento, gli aiuti umanitari sono bloccati, le infrastrutture sanitarie sono distrutte, la popolazione è allo stremo. Israele ha già violato il cessate il fuoco centinaia di volte, oltre 350 palestinesi uccisi dall'inizio della "tregua", secondo il Government Media Office di Gaza. La "prima fase" è carta straccia. E già si parla di "seconda fase", come se la prima avesse prodotto altro che una pausa tattica per Israele. Il Washington Institute for Near East Policy (con il quale collabora Mladenov) è chiaro: "il successo della fase 2 dipenderà  da una chiara definizione del mandato della ISF (International Stabilization Force- Forza di Stabilizzazione Internazionale prevista dal piano Trump per "stabilizzare" Gaza nella fase due che ad oggi però esiste solo sulla carta), dal coinvolgimento americano sostenuto, dallo stretto coordinamento con Israele". Notato chi manca? I palestinesi.

 Il precedente pericoloso

Questa nomina stabilisce un precedente gravissimo: l'aggressore sceglie il supervisore della propria condotta. E’ come se durante i processi di Norimberga, Hitler avesse nominato personalmente i giudici. E’ la negazione stessa del concetto di giustizia internazionale. Netanyahu sa esattamente cosa fa. Sceglie qualcuno che, per storia e posizione, non potrà  (o non vorrà) mettere in discussione i fondamentali della politica israeliana: il controllo militare su Gaza, la frammentazione territoriale, il rifiuto del diritto al ritorno, la continua colonizzazione. Qualcuno che parlerà  di "sicurezza di Israele" senza mai nominare l'occupazione illegale dei territori come causa prima dell'insicurezza. Trump, dal canto suo, delega volentieri. Il suo "Board of Peace" sarà  probabilmente composto da figure analoghe: diplomatici di facciata, esperti che hanno fatto carriera non disturbando troppo lo status quo, tecnocrati che confondono la pace con l'assenza temporanea di resistenza palestinese.

La pace degli occupanti

Chiamiamola col suo nome: questa non è architettura di pace, è architettura di resa. E’ il tentativo di istituzionalizzare il genocidio in corso trasformandolo in "processo". Di normalizzare l'inaccettabile dando una vernice di legalità  internazionale a quello che resta un crimine contro l'umanità. Mladenov potrà  essere "super partes" quanto vuole sulla carta. Ma quando sei nominato da Netanyahu per supervisionare la condotta di Netanyahu, la tua terzietà è già  compromessa in partenza. Quando lavori per un "Board" creato da Trump - il Presidente che ha trasferito l'ambasciata USA a Gerusalemme, che ha riconosciuto il Golan occupato, che ha sostenuto ogni crimine israeliano - la tua indipendenza è una finzione.

Il trucco, caro Netanyahu, è proprio questo: vestire la capitolazione da diplomazia, chiamare pace quello che è pulizia etnica amministrata. Ma chiamare le cose col loro nome resta nostro dovere. Questo non è un Board of Peace. E’ un Board of Impunity.

di Eugenio Cardi