Ucraina 2025, tra avanzate russe e narrazioni contrapposte: il bilancio militare di un anno decisivo

Dati, mappe e propaganda: il 2025 segna l’avanzata territoriale più ampia di Mosca dall’inizio del conflitto, mentre Kiev e Occidente ridimensionano numeri e perdite in una guerra sempre più combattuta anche sul piano informativo.

Un anno spartiacque nel conflitto

Il 2025 si chiude come un anno di svolta nella guerra in Ucraina, non tanto per un evento simbolico, quanto per la somma di progressi militari, logoramento umano e crescente distanza tra realtà operativa e narrazioni propagandistiche. Mosca appare meno interessata a negoziati sui territori, un atteggiamento che riflette l’andamento favorevole delle operazioni su più fronti, mentre Kiev parla di disinformazione per contenere l’impatto politico delle perdite territoriali.

La battaglia dei chilometri quadrati

Sul piano territoriale, il 2025 registra l’avanzata russa più consistente dall’inizio del conflitto. Le fonti di Mosca parlano di oltre 6.000 km² conquistati, mentre canali ucraini come DeepState e osservatori occidentali come l’ISW ridimensionano, pur ammettendo che si tratta del dato più elevato degli ultimi anni. Al di là delle cifre esatte, il punto centrale è che la Federazione Russa controlla ormai circa un quinto del territorio ucraino, inclusa la Crimea, con percentuali prossime alla totalità negli oblast di Lugansk e molto elevate in Donetsk e Zaporizhia.

Propaganda e credibilità delle fonti

In guerra, tutti mentono. Ma non tutte le menzogne pesano allo stesso modo. Le discrepanze tra fonti russe, ucraine e occidentali rivelano come la guerra dell’informazione sia diventata un fronte parallelo. L’ISW, think tank statunitense apertamente schierato, svolge di fatto un ruolo di contronarrazione sistematica rispetto a Mosca, perdendo quella neutralità che spesso gli viene attribuita. Se lo stesso approccio fosse adottato in senso opposto, verrebbe immediatamente bollato come propaganda filorussa.

Donbass e Zaporizhia: i nodi strategici

Il cuore del conflitto resta il Donbass. La caduta di centri chiave come Seversk e l’avanzata su Pokrovsk e Mirnohrad aprono la strada verso Slovyansk e Kramatorsk, ultime grandi roccaforti ucraine nella regione. A sud, la conquista di Gulyapole rappresenta un colpo serio alla difesa ucraina di Zaporizhia, tanto da costringere Kiev a evacuazioni forzate di civili. Qui emerge una caratteristica dell’approccio russo: avanzate graduali, logoranti, ma costanti, sostenute da artiglieria, droni FPV e bombe guidate.

Kupyansk e la “zona grigia”

Più complessa la situazione a Kupyansk, dove né Mosca né Kiev sembrano in grado di consolidare pienamente il controllo. Le mappe divergono, i comunicati si contraddicono e persino i blogger militari russi criticano annunci prematuri. Questo settore mostra i limiti dell’offensiva russa, ma anche la difficoltà ucraina di sfruttare i successi tattici senza adeguate riserve e copertura logistica.

La guerra delle perdite

Se sui territori i numeri sono controversi, sulle perdite umane la confusione è ancora maggiore. Kiev e i suoi alleati parlano di centinaia di migliaia di vittime russe solo nel 2025, cifre difficilmente compatibili con la capacità di Mosca di arruolare centinaia di migliaia di volontari a contratto ogni anno. Al contrario, l’Ucraina affronta una crisi di personale evidente: diserzioni, reclutamenti forzati e una diaspora di uomini in età militare. Anche qui, la propaganda serve a sostenere il morale interno e a giustificare il continuo flusso di aiuti occidentali.

Logistica e tecnologia: il fattore decisivo

Un elemento spesso sottovalutato è la logistica. Le testimonianze ucraine descrivono linee di rifornimento paralizzate dai droni e dalle bombe guidate russe. La capacità di Mosca di colpire in profondità e di riparare rapidamente mezzi danneggiati indica un adattamento industriale e militare che contrasta con l’immagine di una Russia allo stremo. In termini puramente quantitativi, la conquista di qualche migliaio di chilometri quadrati può sembrare marginale in un Paese grande come l’Ucraina. Ma sul piano strategico e simbolico, ogni avanzata pesa. Il 2025 mostra una Russia che, senza trionfalismi, consolida posizioni e una Ucraina che resiste, ma a costi crescenti. Al di là delle tifoserie, il dato politico è chiaro: la guerra non è vicina a una soluzione rapida e la distanza tra realtà militare e narrazione pubblica rischia di allungarla ulteriormente.