Ucraina, il crollo demografico trascina il Paese verso il baratro mentre l’Europa resta prigioniera dell’ambiguità strategica USA
Tra ospedali vuoti, scuole chiuse e milioni di cittadini fuggiti, Kiev affronta una crisi esistenziale. L’Occidente, diviso tra pressioni interne e timori politici, prolunga un conflitto che logora la società ucraina.
Il Paese che scompare
La crisi ucraina non si misura solo sul fronte orientale: il vero collasso avanza silenzioso nelle retrovie. Ospedali deserti, reparti maternità chiusi, scuole svuotate. Hoshcha, cittadina lontana dalla linea del fuoco, è divenuta un simbolo del disastro demografico che sta travolgendo l'Ucraina. Nel 2024 appena 139 nascite: una cifra che un decennio fa sarebbe sembrata irreale. Gli stessi medici parlano della scomparsa di un’intera generazione, quella che avrebbe dovuto garantire la ricostruzione nazionale.
La matematica del declino
La popolazione, che prima del 2022 era di 42 milioni, oggi non supera i 36 milioni, comprese le regioni passate sotto controllo russo. Le previsioni più pessimistiche parlano di 25 milioni nel 2051. Le cifre sono impietose: tre morti per ogni nascita, un’aspettativa di vita maschile crollata sotto i 58 anni e un esodo senza precedenti. Nei villaggi intorno a Hoshcha restano solo anziani, mentre case abbandonate punteggiano strade un tempo vivaci. La guerra ha accelerato un trend già in corso, trasformandolo in un collasso strutturale.
L’esodo che svuota il futuro
Oltre 5,2 milioni di ucraini che hanno lasciato il Paese dopo l’invasione non sono più tornati. Tra loro, in modo sproporzionato, donne giovani e madri in età fertile, rendendo la ripresa demografica quasi impossibile. Kiev tenta di arginare il declino con strategie fino al 2040, ma persino le stime ufficiali ammettono la possibilità che la popolazione possa precipitare a 29 milioni. Le scuole che chiudono, i bambini trasferiti all’estero e la mobilitazione militare prolungata diventano l’immagine di un Paese che fatica a intravedere un domani.
La guerra che non finisce per colpa dell’Occidente diviso
Sul fronte diplomatico, l’Europa appare paralizzata. Le rivelazioni su colloqui interni di leader come Macron e Merz mostrano una crescente sfiducia verso gli Stati Uniti, accusati di oscillare tra ricerca della pace e volontà di trascinare il conflitto per motivi strategici. Nella stessa Washington convivono due anime: quella che vorrebbe chiudere la guerra per concentrarsi sul contenimento della Cina, e quella del cosiddetto “deep state”, pronta a prolungarla per indebolire definitivamente Mosca. Questa ambiguità blocca ogni apertura diplomatica, mentre l’Ucraina continua a pagare un prezzo insostenibile.
L’Europa senza bussola
Per Parigi e Berlino, più che il destino di Kiev, pesa la paura di una sconfitta politica interna. Nonostante la fragilità ucraina sia evidente, i governi europei temono di apparire “deboli” dinanzi ai loro elettorati e preferiscono seguire l’indirizzo di Washington, pur nel sospetto che gli USA possano cambiare linea da un momento all’altro. L’UE si trova così intrappolata in una dipendenza strategica che impedisce di promuovere una vera iniziativa di pace.
Una società al limite
Intanto, nella vita quotidiana ucraina, la guerra erode ogni spazio di normalità. Giovani coppie rimandano la nascita di figli perché “non c’è nulla su cui costruire”, come raccontano gli abitanti di Hoshcha. Molte donne vivono nell’angoscia di mariti e figli al fronte. I bambini diventano l’unico, fragile simbolo di speranza. Ma la natalità crolla, e lo Stato perde la base umana necessaria persino a una futura difesa territoriale.
Il nodo geopolitico che l’Occidente non vuole sciogliere
Mosca continua a dichiararsi pronta a negoziare a condizioni definite, mentre avanza lentamente sul terreno militare. Gli USA discutono con Kiev a fasi alterne, mentre mantengono colloqui sotterranei con intermediari. La Cina osserva senza esporsi, limitandosi a sostenere la propria piattaforma di compromesso diplomatico, consapevole che un conflitto prolungato indebolisce tutti tranne Washington. E l'Ucraina? Rimane stretta in un vicolo cieco: demografia in caduta libera, economia al collasso, leadership occidentali indecise.
Un Paese che rischia di non esserci più
La realtà è drammatica: senza una svolta diplomatica e un’immediata stabilizzazione, l’Ucraina rischia di arrivare al dopo-guerra senza popolo. La guerra logora gli eserciti, ma il crollo demografico logora le nazioni. E questo, oggi, è il vero campo di battaglia su cui si gioca il futuro di Kiev.