Renzi e l'enigma Enlivex: l'ingresso nel CdA della società di biofarmaceutica accende i fari sui legami del senatore con Israele

Enlivex Therapeutics punta sulle criptovalute e accoglie il politico toscano nel Consiglio di Amministrazione: una svolta inattesa che alimenta interrogativi su scenari nascosti

Il 24 novembre, in parallelo al collocamento azionario da 212 milioni di dollari, Matteo Renzi è entrato nel Board di Enlivex Therapeutics. L'ingresso dell'ex Primo ministro italiano, pare a titolo gratuito, nella società biotech non persegue lo sviluppo scientifico aziendale, ma è volto a innovare la governance nel settore finanziario. Il ruolo di Renzi sarà, con ogni probabilità, legato al monitoraggio e allo sviluppo del progetto blockchain di Enlivex, che vuole creare la sua nuova forma di investimento cripto Rain prediction markets token treasury strategy. Enlivex si presenta come pioniere globale: la Rain prediction Markets Token Treasury Strategy sarebbe la prima strategia di tesoreria aziendale a combinare asset digitali e mercati predittivi. Il politico toscano ha commentato: «Vedo un reale potenziale nelle tecnologie blockchain e nell'emergere di modelli basati sulla previsione che incoraggiano maggiore chiarezza, partecipazione, trasparenza e pensiero a lungo termine». Essendo senatore della Repubblica e leader di Italia Viva, Renzi occupa una posizione importante nel panorama politico italiano. Non è quindi irrilevante chiedersi se i suoi legami con Israele possano influenzare le sue scelte di politica estera o, anche indirettamente, sui legami commerciali tra Roma e Tel Aviv. Si intravede uno scenario in cui gli interessi personali e istituzionali potrebbero sovrapporsi.

Intorno a Renzi aleggia l'ombra di presenze israeliane singolari. Nel documento ufficiale del 24 novembre inviato da Enlivex alla Securities and Exchange Commission (SEC), e pubblicato da Financial Reports, si vede che a sottoscrivere azioni Enlivex è stato l'israeliano Barak Avramov. Manager di Andorra Investments e direttore della catena di ristorazione Japanika, Avramov ha versato 9,5 milioni di dollari in valuta fiat e un altro milione e mezzo in stablecoin basati su Tether. Vincitore di alcune gare d'appalto per la gestione dei buffet in alcuni stadi israeliani, nel luglio 2018 Avramov fu arrestato per riciclaggio e reati fiscali, ma poi rilasciato. nel progetto Rain Treasury compare, come consulente strategico, Ofer Malka. Malka, imprenditore israeliano, figurava in una relazione della Guardia di Finanza che la Procura di Firenze inviò al Parlamento nel 2022. All'epoca, il Copasir voleva accertare se qualcosa dei ruoli privati renziani avesse rilevanza per la sicurezza nazionale. Nell'ottobre 2016 Malka era entrato come socio al 6% in CyS4, società di cybersecurity fondata nel 2014 dal membro dell'entourage renziano Marco Carrai. All'inizio del 2016, il premier Renzi si era mosso per proporre Carrai al vertice della cybersecurity nazionale. La nomina non andò in porto per potenziali conflitti di interessi di Carrai, in virtù dei suoi legami con Israele.

Torniamo ad Avramov. Il 10 agosto 2022 acquisiva il club di calcio Beitar Jerusalem da Moshe Hogeg, ebreo sefardita di origini africane residente in Israele. Tra il 2017 e il 2018 Hogeg riuscì a catalizzare circa 250 milioni di dollari grazie a tre offerte iniziali delle sue imprese innovative Sirin Labs, Stx Technologies e Leadcoin, divenendo una star della scena cripto locale. Non pago, nel settembre 2022 lancio Tomi, una nuova valuta digitale destinata fare scalpore ma il cui valore, due anni dopo, crollò del 96%.Il 18 novembre 2021 Hogeg fu arrestato per frode con criptovalute e reati sessuali. nell'agosto 2023 Hogeg tornò a essere noto alle cronache: l'Unità nazionale per le indagini sulle frodi (NAU) israeliana svelò l'acquisizione fraudolenta di 290 milioni di dollari ricevuti dagli investitori. Hogeg avrebbe impiegato i fondi raccolti per rilevare la squadra di calcio Beitar Gerusalemme, beni immobili di lusso e automobili. E avrebbe, inoltre, ingannato gli investitori nei suoi progetti, talvolta falsificando i documenti. In due casi, le aziende non furono mai fondate, mentre in altri due casi si trattava di società prive di reale prospettiva economica. La polizia sequestrò beni stimati in 134 milioni di shekel 8circa 35 milioni di dollari), riconducibili anche a Hogeg per riciclaggio di denaro, furto aggravato e ulteriori reati economici.

Di Roberto Valtolina