L'Egitto addestra una forza di sicurezza palestinese per una Gaza post-tregua, 10mila uomini provenienti da ANP, rivale secolare di Hamas

Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal in un'inchiesta pubblicata il 27 agosto, l'Egitto starebbe già addestrando centinaia di palestinesi presso le proprie accademie militari per formare una forza di sicurezza destinata a Gaza dal momento della tregua

A partire dal momento in cui dovessero cessare gli attacchi israeliani per giungere ad una tregua più o meno definitiva, l'Egitto schiererebbe in campo – al fine di garantire la continuità e la mancata rottura della tregua stessa – ben 10.000 uomini addestrati presso le proprie accademie militari. La maggior parte dei membri di questa forza proverrebbe dai servizi di sicurezza dell'Autorità Nazionale Palestinese (ANP) della Cisgiordania e dalla fazione Fatah, rivale secolare di Hamas. Secondo i funzionari arabi citati dal quotidiano americano, i primi reparti hanno già iniziato l'addestramento presso le accademie militari egiziane, mentre un contingente più ampio di circa 5.000 uomini verrebbe inviato in Egitto per un addestramento di sei mesi non appena venisse dichiarato un cessate il fuoco.

Il finanziamento internazionale

Un aspetto cruciale del piano riguarda il finanziamento dell'operazione. Mahmoud al-Habbash, consigliere senior del Presidente dell'ANPMahmoud Abbas, ha confermato al WSJ che tale progetto dovrebbe essere finanziato dalla comunità internazionale. Questa forza di sicurezza palestinese si inserirebbe in un piano più ampio che comprende anche contingenti egiziani, giordani e dei Paesi del Golfo.

Tale piano però incontra la ferma opposizione di dello Stato occupante di Israele. Amir Avivi, ex funzionario della difesa israeliana con legami al governo attuale, ha ribadito che "gli egiziani vogliono che l'ANP sia a Gaza e questo è qualcosa che Israele non accetterà". Il governo Netanyahu considera l'ANP come "sostenitrice del terrorismo" e si oppone a qualsiasi ruolo post-bellico per l'Autorità Palestinese, anche se francamente viene da chiedersi chi sia il vero terrorista in tale situazione, dato che proprio su Netanyahu pende un mandato di cattura internazionale emesso dalla CPI e con lo Stato occupante di Israele che si sta macchiando di crimini gravissimi, come far morire di fame migliaia di bambini palestinesi.

La crisi di legittimità dell'ANP

L'Autorità Palestinese stessa affronta allo stesso tempo però una grave crisi di credibilità. Un sondaggio di maggio del sondaggista palestinese Khalil Shikaki ha rilevato che l'81% dei palestinesi vuole le dimissioni di Abbas. L'ANP è infatti accusata dagli stessi palestinesi di corruzione e di essere collaborazionista di Israele in Cisgiordania.

Khaled Elgindy, ex consigliere dei negoziatori palestinesi, ha definito l'addestramento delle forze "un tentativo degli Stati arabi di riabilitare l'Autorità Palestinese, che sta attraversando una crisi di legittimità".

Da parte loro, gli USA affermano che gli sviluppi in tal senso coincidono con dichiarazioni ottimistiche dell'amministrazione Trump. L'inviato speciale statunitense Steve Witkoff ha dichiarato a Fox News di credere che il conflitto si risolverà "in un modo o nell'altro, certamente entro la fine di quest'anno", smentendo di una certa misura le ambiziose previsioni di Trump di una conclusione in "due o tre settimane".

Il piano egiziano più ampio

L'addestramento della forza di sicurezza si inserisce nel piano complessivo dell'Egitto per la ricostruzione di Gaza da 53 miliardi di dollari, adottato dalla Lega Araba a marzo. Il ministro degli Esteri egiziano Badr Abdelatty ha dichiarato: "Stiamo potenziando i poliziotti palestinesi, fornendo addestramento e reclutando nuovi membri per essere dispiegati a Gaza per prendersi cura di legge, ordine e sicurezza".

Le sfide operative

Il successo di detto piano riportato dal WSJ dipenderà da numerosi fattori critici:

  • Accettazione di Hamas: Il gruppo ha finora respinto le proposte che richiedono la rinuncia completa al controllo militare e politico di Gaza
  • Consenso israeliano: Netanyahu si oppone categoricamente a qualsiasi ruolo dell'ANP nel futuro di Gaza
  • Legittimità palestinese: La popolazione di Gaza dovrebbe accettare una forza vista da molti come illegittima
  • Sostegno internazionale: assolutamente necessario affinché tale progetto possa vedere la luce di un impegno finanziario concreto e sostanzioso da parte della comunità internazionale, cosa ad oggi molto lontana dall'esser certa.

In conclusione, il piano egiziano rappresenta il tentativo più concreto finora di immaginare un "day after" a Gaza, favorito dalla convergenza tra Paesi arabi moderati, Unione Europea e amministrazione Trump; tuttavia, l'opposizione israeliana, la crisi di legittimità dell'ANP e la resistenza di Hamas rendono l'attuazione del piano estremamente complessa.

Di Eugenio Cardi