Yair Netanyahu a Miami, il figlio del presidente non è rientrato dall'inizio del conflitto, un soldato israeliano: "Lui fa la bella vita ed io sono al fronte"
Il figlio del presidente israeliano in Florida da aprile. E c'è chi tra i riservisti comincia a mugugnare: "Noi abbiamo lasciato il lavoro, le famiglie, i figli per tornare nella nostra nazione a proteggere la nostra gente"
Ira su Yair Netanyahu, figlio del presidente israeliano, a Miami da settimane. Il 32enne è accusato da Tel Aviv e da alcune fonti dell'esercito di fare la "bella vita" negli Usa mentre i soldati sono al fronte. Yair avrebbe rifiutato di seguire l'esempio di migliaia di riservisti, rientrati in patria dopo l'attacco di Hamas del 7 ottobre per arruolarsi. Ed è nuova, ennesima, bufera politica contro il primo ministro.
Yair Netanyahu a Miami, ancora negli Usa da inizio conflitto. E c'è chi non ne può più
L'accusa che monta ormai da settimane contro Yair Netanyahu è la solita. Lui "si gode la vita a Miami Beach mentre io sono al fronte", ha sbottato un volontario della riserva dislocato al confine col Libano per tenere a bada gli Hezbollah. Lo Stato ebraico ha ordinato la mobilitazione per rispondere all'attacco di Hamas e portare avanti allo stesso tempo una controffensiva su Gaza.
Ma il 32enne sembra esserne esentato. Solo perché è figlio del presidente. O anche perché non viene reputato all'altezza del compito visto che è stato spedito ad aprile in Florida da papà Bibi e da allora ha fatto perdere le tracce. Nella sua vita Yair non si è fatto mancare niente: flirt con modelle scandinave, incursioni intercettate dai paparazzi negli strip club, slogan improntati alla destra nazionalista più estrema. E nei mesi scorsi contribuì ad incendiare la protesta degli israeliani scesi in piazza contro il governo. Per questo si pensa che sia stato mandato negli Stati Uniti per stare lontano dagli affari del padre.
Figlio di Netanyahu a Miami: i riservisti puntano il dito contro il presidente
I riservisti adesso se la prendono con Netanyahu, i quali non accettano che il figlio stia così lontano dal proprio Paese nella situazione più tesa da decenni. E pensare che in Israele la leva militare obbligatoria è di tre anni per i maschi e di due per le femmine.
Sono tante le storie di connazionali che in barba ad impegni impellenti come il viaggio di nozze, sono tornati dopo la "chiamata della patria". "Tanti di noi hanno lasciato il lavoro, le famiglie, i figli per tornare nella nostra nazione a proteggere la nostra gente. E non siamo noi ad avere la responsabilità di quanto è accaduto", ha spiegato un soldato lanciando una frecciatina al governo.
"Questo non è certo qualcosa che aiuterà a ricostruire la fiducia nella leadership del Paese".