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Ucraina: il marketing subliminale della guerra

Il messaggio diffuso diventa pervasivo e riesce a penetrare con più efficacia nell’inconscio di chi non è più capace di vedere davvero quello che guarda

Di Marco Pozzi

20 Maggio 2022

Ucraina: il marketing subliminale della guerra

Milano. Una bella giornata di sole.

Sto attraversando il centro della città in taxi.

Le chiacchiere con il taxista si spostano rapidamente sulla guerra in Ucraina.

Siamo fermi a un semaforo.

Il discorso si infittisce.

Il taxista mi fa notare le affissioni e i tabelloni: “ ha mai visto una campagna pubblicitaria per promuovere una guerra?”

In effetti le città sono punteggiate dai colori dell’Ucraina.

Il gialloblù campeggia sugli spazi pubblicitari: affissioni, tabelloni luminosi, alla fermata dell’autobus, nei centri commerciali, perfino nell’illuminazione di qualche grattacielo che si staglia nello skyline notturno della città.

Ha ragione il taxista. Siamo immersi in una vera e gigantesca campagna pubblicitaria.

È il marketing (subliminale) della guerra.

Perfino in libreria abbondano i libri “marchiati” con i colori della bandiera Ucraina: dai libri per bambini come “La notte di Kiev” di Gianni Rodari al saggio su Putin dello scrittore russo Nikolai Lilin.

Il messaggio diffuso diventa pervasivo e riesce a penetrare con più efficacia nell’inconscio di chi non è più capace di vedere davvero quello che guarda.

Immagini che producono un immaginario che giustifica la guerra buona e giusta.

Diverse agenzie pubblicitarie sono al lavoro.

Direttori creativi, art e copy si scervellano per prenderci per mano e accompagnarci dentro un mondo in cui armare l’Ucraina è l’unica opzione praticabile.

Per esempio ho letto di un’agenzia pubblicitaria di Los Angeles, Banda, che sta sviluppando una campagna commissionata dal governo ucraino per promuovere il coraggio come brand distintivo dell’Ucraina.

Una campagna che verrà promossa in 15 nazioni.

Per “vendere” il coraggio ucraino a chi conserva ancora qualche dubbio.

In parallelo si assiste alla beatificazione laica di Zelensky, una moderna madonna pellegrina capace di apparire in più luoghi contemporaneamente.

La tournée virtuale del presidente ucraino è inarrestabile, dai parlamenti del mondo occidentale con qualche incidente di percorso (Grecia e Israele), alla monografia agiografica imbastita da Bruno Vespa passando anche dall’inauguraziine del Festival del Cinema di Cannes.

Poi ci sono i gadget: cuscini, magliette, cover per cellulari, tazze e soprattutto candele.

Il volto benedicente del presidente ucraino impazza su decine di oggetti in vendita sul web.

In questa ascesa incontenibile Zelensky riesce perfino a scalzare un’icona come JFK e conquistare la copertina di un libro dedicato ai monologhi che hanno fatto la storia.

La campagna di acquisizione del consenso non poteva certo lasciarsi sfuggire l’Eurovision. E infatti è arrivata puntuale la vittoria (annunciata) della band ucraina Kalush Orchestra che ha integrato la performance canora con un saluto alla folla a braccio teso del front man mentre usciva dal palco abbracciato a un altro componente del gruppo. In mondovisione.

E guai a provare a far notare la gravità del gesto.

Chi lo ha fatto è stato aggredito e ridicolizzato dai guardiani dell’ortodossia preposti alla difesa dei “valori dell’occidente”.

Reazione opposta ha invece suscitato un fatto analogo avvenuto il 10 aprile sul circuito portoghese di Portimao.

Il quindicenne pilota russo di kart Artem Severriukhin è stato infatti licenziato dal team svedese Ward Racing con conseguente ritiro della licenza sportiva da parte  dell’Aci per aver salutato il pubblico durante la premiazione con il braccio teso.

In questo caso probabilmente l’aggravante è stata la nazionalità.

Sono arrivato.

Mentre sto per scendere mi arriva un messaggio.

Un’amica ha condiviso su un gruppo una fotografia di un’affissione.

Si vede un manifesto verticale gialloblù installato alla fermata degli autobus.

“È giunta l’ora di resistere,

È giunta l’ora di essere uomini.

Di morire da uomini

Per vivere da uomini!

La guerra per la Libertà.

Gloria all’Ucraina!”

Di Marco Pozzi

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