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Trattative per la guerra russo-ucraina: esistono i cattivi, ma sono molti più di quelli che ci raccontano!

“La verità è figlia del tempo e non delle contingenze”

Di Pierfranco Faletti

12 Marzo 2022

Ogni guerra è ripugnante, schifosa ed ovviamente da condannare sempre. È diretta, infatti, contro l’uomo e la natura umana, anche se purtroppo è figlia dell’uomo stesso.

Tutti coloro che la causano sono cattivi.

Oggi lo è Putin, definito un mostro, un pazzo e un carnefice.

Lo erano altresì i responsabili dell’invasione a freddo dell’Iraq, con motivazioni inventate, che ha provocato la morte di tanti iracheni, fino al loro capo Saddam Hussein. Cattivi erano gli uccisori di Gheddafi e di tanti libici, che hanno creato l’inferno in un paese apparentemente pacifico e lo erano i guerrafondai che lanciavano bombe sulla Siria ed i responsabili delle stragi perpetrate dagli aerei occidentali sulla inerme Sarajevo. Lo era infine il raid USA, che ha causato, pochi anni fa, la distruzione dell’ospedale di Kunduz in Afghanistan e la morte di svariate decine di civili e di tantissimi bambini.

Esistono certo i cattivi, ma purtroppo sono molto di più di quelli che ci raccontano!

Soprattutto cattivi lo sono spesso anche i finti buoni, che si ergono a salvatori del mondo.

Questo non per giustificare, ma per constatare.

Nel caso Russia-Ucraina si sono sviluppati una serie di fatti che vanno ricordati: Nel 2002 a Pratica di Mare, la Federazione Russa si avvicina decisamente all’Europa e non viene escluso perfino il suo ingresso nella Nato. Viene istituito un Consiglio per le relazioni Russia-UE e successivamente il G7, l’organo istituito fra le principali nazioni industriali del mondo, per discutere le comuni strategie di sviluppo e di sicurezza, viene allargato a G8, proprio per far entrare la Russia. Con la Presidenza Obama, a partire dal 2008, cambia la politica USA, verso la Federazione. Gli americani favoriscono l’ingresso nella Nato soltanto di tutte le repubbliche ex sovietiche, confinanti con la Russia, fornendo quelle basi di abbondanti mezzi militari, anche nucleari. Tutto ciò, è certamente accelerato anche dai nuovi interessi economici USA, divenuti nel frattempo esportatori di energia. L’Europa è infatti il mercato più importante. Nel 2014 scoppia la rivolta in Ossezia del Sud, regione facente parte del territorio georgiano e nello stesso anno esplodono i disordini in Crimea. Rappresentano entrambi la risposta di Putin all’assedio occidentale. In Crimea viene indetto un referendum che totalitariamente aggancia quella repubblica, abitata quasi esclusivamente da russi, alla madre patria. Gli occidentali rispondono con le sanzioni e Putin contrattacca, con la ribellione di altre due repubbliche russofone: il DonBass e il Donetsk.

Sono valutati fino ad oggi in 15.000, i russi ribelli di queste ultime due regioni dell’Ucraina, morti sotto l’attacco dell’esercito di Kiev.

L’ultimo passaggio di questa recente storia, è stata infine l’ipotesi concreta di ingresso dell’Ucraina nella UE e nella Nato.

La fotografia qui descritta non rientra certamente nel cosiddetto pensiero unico dominante, quello cioè che condanna Putin senza porsi alcun perché, e quello stesso che, da 200 anni, dopo la nascita degli USA, ci racconta che gli indiani che popolavano le terre americane, fossero i feroci assassini e gli europei che li scalzavano dalle loro abitazioni e dalle loro vite, fossero i salvatori.

Oggi la totalità degli storici ammette che il mostruoso trattato di pace di Versailles del 1919, alla fine della Prima Guerra Mondiale, voluto dal Presidente americano Woodrow Wilson, aveva inferto alla Germania inaccettabili rinunce territoriali, sanzioni economiche insostenibili e tanto altro, che furono alla base della propaganda di Hitler e della sua ascesa al potere. Questo non ha nulla a che vedere con il giudizio inqualificabile sul Fuhrer.

Condannare la barbara invasione dell’Ucraina, con i morti e i feriti da essa causati, non esime pertanto oggi, dall’evidenziare le gravissime responsabilità dell’Occidente in tutto quanto sta accadendo, compreso l’incitamento alla difesa ad oltranza, fatto in questi giorni al popolo ucraino, con l’invio di armi e munizioni. Loro stanno combattendo una battaglia impari, abbandonati militarmente dall’Occidente e con la Cina ormai schierata ufficialmente con la Russia.

Perché volere altri morti, altre distruzioni, altre sofferenze inutili, che ricadono esclusivamente sugli altri e molto marginalmente su noi stessi?

Mai dimenticarsi che quando noi puntiamo un dito contro un’altra persona, nelle pieghe della nostra mano, tre dita rimangono puntate verso di noi e l’ultima forse, chissà, verso il Padre Eterno.

Pertanto qual è il cui prodest di tutta questa follia? Non certo all’Europa che rischia la recessione, l’inflazione e la carestia. Non certo all’Ucraina, che ha già visto cadere sul terreno, migliaia di morti e di feriti e sta subendo una lenta agonia perché il mondo, giustamente, non vuole rischiare la terza guerra mondiale.

Non giova nemmeno alla Russia che, per il riconoscimento della Crimea, del DonBass e di Donetsk e per la neutralità della Ucrania, si è isolata dal mondo globale, stringendosi a filo doppio con la Cina, partner prevaricante, con il risultato finale di recidere sempre di più i ponti con le sue radici europee.

L’unica strada logica, come ormai conviene la maggioranza degli osservatori, è quella di iniziare immediatamente una vera trattativa, che riduca il divario tra vinti e vincitori e ci riporti alle parole di Francesco Bacone: “La verità è figlia del tempo e non delle contingenze”.

Di Pierfranco Faletti  

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