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Crisi tra Ucraina e Russia: Putin vince a mani basse contro Biden

La competizione muscolare ingaggiata con Putin, si è risolta per Biden in un vero e proprio disastro

Di Pierfranco Faletti

19 Febbraio 2022

Crisi tra Ucraina e Russia: Putin vince a mani basse contro Biden

Fonte: lapresse.it

Si sta concludendo una vicenda internazionale tragicomica, che ha visto come protagonisti due leaders mondiali: Joe Biden e Vladimir Putin. Il primo sotterrato da sondaggi negativi, il secondo osannato dalla maggioranza del suo popolo.

Non parliamo di democrazia!

Ormai i garanti della democrazia non sono più ahimè né la libertà di stampa, né quella di parola.

Facebook, Twitter e quant’altro che silenziano Trump, Presidente degli Stati Uniti, le spericolate operazioni di cibernetica, che controllano, orientano, impongono subdolamente le loro volontà al mondo, sono oggi strumenti ben più potenti, occulti e sofisticati rispetto alla libertà di stampa.

Gli stessi sistemi di votazione elettorali hanno dimostrato come, con lo strumento del voto online, possono essere manipolate facilmente ed addirittura stravolte, le volontà dei cittadini.

Parliamo pertanto soltanto di politica.

Il Presidente americano, reduce dal disastro dell’Afghanistan, per rifarsi una verginità, ha accellerato ed ingigantito la minaccia dell’ingresso dell’Ucraina nella Nato, provocando e contando sulla reazione russa, per ricompattare intorno a sé un’America spossata dalla pandemia e da una leadership claudicante.

La competizione muscolare ingaggiata con Putin, si è risolta per Biden in un vero e proprio disastro, che avrà ulteriori effetti negativi per i democratici, nelle imminenti elezioni del Congresso e del Senato.

Il timore del mondo per una guerra scatenata dai russi, aizzato ed enfatizzato dalla propaganda USA, si è risolto in poche ore, con la visita del neocancelliere tedesco Olaf Scholz a Mosca.

Mentre Biden tuonava parole di fuoco terrorizzanti dalla Casa Bianca, contro il pericolo russo, Scholz si inginocchiava con il cappello in mano a Mosca davanti allo Zar, per difendere gli enormi interessi energetici tedeschi e assicurando l’amicizia della Germania e dell’Europa e soprattutto l’interesse della UE, a continuare a comprare l’essenziale gas della Siberia.

Quasi un atto di sottomissione, da parte del più autorevole leader europeo attualmente su piazza.

Al termine di quel colloquio, Putin ha dichiarato la fine dello stato di allarme, ottenendo l’impegno all’esclusione dell’Ucraina dalla Nato.

Il leader russo si prepara ora al secondo round, che sarà probabilmente la riduzione delle assurde sanzioni imposte dagli USA.

Il pretesto per tali sanzioni era stata, come si ricorderà, l’annessione della Crimea, dopo un referendum plebiscitario, in cui l’80% della popolazione, di origine russa, aveva votato sì.

La ragione vera era stata invece la guerra commerciale scatenatasi tra USA e Russia, per la vendita di gas e petrolio sull’enorme mercato europeo.

Che cosa è successo? Da alcuni anni gli USA, attraverso l’utilizzo delle modernissime tecnologie di Fracking, sono diventati, dopo 50 anni, nuovamente esportatori di energia.

Scomponendo infatti le rocce sotto le vaste distese dei deserti americani, vengono prodotti il cosiddetto shale gas e shale oil, combustili che, attraverso enormi gasiere e petroliere, sono trasportati oltre atlantico.

Il gas viene preventivamente liquefatto e, sulla terra ferma, rigassificato.

La politica è sempre economia, diceva Einaudi e ciò che sta avvenendo nel mondo, lo conferma.

Gli USA dopo l’utilizzo delle nuove applicazioni tecnologiche nel settore energia, stanno radicalmente modificando la loro politica estera.

È evidente il diminuito interesse verso il Medio Oriente, detentore di grandi riserve di idrocarburi ed un tempo centro della politica estera americana ed hanno rinnovato invece un nuovo interesse per l’Europa, il maggiore mercato energetico mondiale dopo gli USA.

La domanda legittima che ognuno di noi però si può fare è perché per favorire i petrolieri americani, l’Europa deve fare guerra alla Russia?

È ciò che sembra aver capito molto bene l’attuale leader tedesco Olaf Scholz, il cui paese ha fortissimi legami con la Russia nel settore energetico da difendere, in assenza della Francia legata al nucleare e dell’Italia, un satellite ormai fuori da ogni strategia energetica.

Scholz cercherà probabilmente di iniziare a ridurre le sanzioni alla Russia ed in quel caso la vittoria di Putin si potrebbe trasformare in un trionfo.

Di Pierfranco Faletti

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