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Legge sull'aborto in Texas, applicazione sospesa per verificarne la costituzionalità

L'amministrazione Biden si era apertamente opposta alla misura stringente adottata dal Texas. Ora è un giudice a bloccarla temporaneamente

07 Ottobre 2021

La stringente legge sull'aborto promulgata in Texas è stata bloccata per verifica costituzionale. La decisione è partita da un provvedimento di un giudice federale che ha ritenuto opportuno sospendere la legge che vieta l'aborto a partire dalle 6 settimane di gravidanza in Texas. La legge sarà sottoposta a scrutinio per verificarne la legittimità, dopo che milioni di cittadini hanno espresso preoccupazione sulla violazione dei diritti delle donne che la norma implicava. Secondo diversi attivisti, la legge sull'aborto del Texas è di fatto un divieto di aborto che non tiene conto delle condizioni di salute delle donne. A questo proposito si era espressa anche l'amministrazione Biden, condannando la misura federale e chiedendo una revisione della norma promulgata.

La legge sull'aborto in Texas è stata sospesa. Vittoria per Biden e le donne americane

Le leggi si fanno ma si disfano anche. Soprattutto se invece di aiutare la società a progredire ma riportano invece al Medioevo. Tanto è restrittiva la nuova legge sull'aborto del Texas, che vieta l'interruzione volontaria di gravidanza dopo sei settimane di gestazione, un lasso di tempo pochissimo che non tiene conto né di stupri né di incesti. E mentre in altre parti del mondo, come a San Marino, si festeggiava il referendum che va oltre queste pratiche aberranti, il Texas faceva marcia indietro. Di ere geologiche nientemeno.

Ma ascoltando le proteste di cittadini e vertici (e non vertici qualsiasi, ma quelli della Casa Bianca), un giudice federale degli Stati Uniti ha bloccato l'applicazione della nuova legge, entrata in vigore lo scorso 1 settembre. L'eroe dei diritti delle donne si chiama Robert Pitman, giudice federale di Austin (Texas), che ha stabilito che l'applicazione della legge sarà sospesa fino a compimento dell'iter legislativo che ne verificherà la costituzionalità.

La legge sull'aborto negli Stati Uniti e la problematicità della legge texana

Negli Stati Uniti la commistione tra governo federale e governo centrale porta alla luce complicazioni a livello amministrativo ma anche ideologico. Grazie alla grande indipendenza di cui godono i governi federali infatti, il Texas è riuscito a promulgare l'ormai famigerata Senate Bill 8, con la quale non solo impedisce l'interruzione di gravidanza dopo le sei settimane, ma con cui stabiliva un controllo tra cittadini che sembra provenire da un romanzo distopico del futuro. Secondo il Senate 8 Bill, l'aborto è vietato nel momento in cui il medico riscontri il battito cardiaco dell'embrione, cosa che determinerebbe secondo i promulgatori della norma un segno imprescindibile di vita, e quindi, di soggetto legalmente attivo da proteggere.

Il problema sorge dal fatto che l'attività cardiaca durante una gravidanza è riscontrata prima ancora che il cuore così come lo conosciamo sia un'organo effettivo nel feto, e prima ancora che una donna possa scoprire di essere incinta. Un'assurdità regredita che non è passata inosservata anche all'amministrazione Biden, che si è fermamente opposta alla norma. Non solo, secondo la legge sull'aborto in vigore dal 1 settembre in Texas, chiunque aiuti una donna ad abortire fuori dai limiti della normativa è passivo di pene e multe gravissime. Al contrario, si invitano i cittadini che sospettano di un illecito legato all'aborto a intervenire e comunicarlo alle autorità. Uno scenario di sospetto e mancanza dei diritti sul corpo delle donne che farebbe paura a chiunque.

Con la decisione di Robert Pitman si mette un freno, se pur momentaneo, alla restrittiva legge sull'aborto, considerata dal giudice una "scioccante privazione di un diritto importante". Starà poi alla Corte centrale determinare se effettivamente la legge del Texas sia costituzionale o meno. Ma, per il momento, le donne texane possono tirare un sospiro di sollievo.
 

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