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Cina, ritorna l'incubo Covid: chiuse le uscite in autostrada

Nella provincia del Fujian i casi continuano ad aumentare in modo esponenziale. Pechino risponde, come da protocolli, con chiusure a tappeto

14 Settembre 2021

Cina, ritorna l'incubo Covid: chiuse le uscite in autostrada

In Cina ritorna l'incubo Covid, che ha portato il Governo a chiedere la chiusura dei luoghi pubblici e addirittura delle uscite in autostrada per ridurre gli spostamenti tra centri abitati. Secondo quanto riportato dalle autorità sanitarie, le nuove infezioni locali da Covid19 sono più che raddoppiate nella provincia sudorientale cinese del Fujian, spingendo i funzionari a implementare rapidamente qualsiasi misura necessaria per contenere i contagi.

La National Health Commission ha confermato in soli quattro giorni un totale di 102 infezioni in tre città del Fujian, tra cui Xiamen, snodo turistico e dei trasporti con una popolazione di 5 milioni di abitanti. Le infezioni arrivano prima della settimana della Festa nazionale che inizia il 1 ottobre, data in cui la maggior parte dei cittadini cinesi si sposta per le vacanze. 

Crollo degli spostamenti

Il traffico aereo cinese è crollato del 51,5% ad agosto rispetto a un anno prima, secondo i dati pubblicati martedì 14 settembre, che evidenziano la vulnerabilità delle compagnie aeree cinesi alle ripetute ondate epidemiche, anche se il Covid19 è ampiamente sotto controllo all'interno del Paese.

L'epidemia del Fujian è iniziata a Putian, una città di 3,2 milioni di abitanti, con il primo caso segnalato il 10 settembre. Test preliminari su campioni di alcuni casi di Putian hanno mostrato che i pazienti avevano contratto, inoltre, la variante Delta. Da allora l'epidemia si è diffusa a sud, verso la città di Xiamen, che ha riportato 32 nuovi casi di trasmissione comunitaria in data 13 settembre rispetto a una sola infezione identificata il giorno prima.

Sia Putian che Xiamen hanno iniziato martedì i test per identificare se i  potenziali casi di Covid19 si sono diffusi su larga scala in città. Le metropoli in questione, tuttavia, devono ancora annunciare ufficialmente se ci saranno blocchi ancora più rigidi, come avvenuto nel febbraio del 2020 a Wuhan. Già oggi si è tornati alla didattica a distanza, mentre i luoghi pubblici sono stati costretti a chiudere o a ridurre i propri orari di apertura.

 

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