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Spagna, stop alle mascherine all'aperto: per le strade è festa

Dopo 401 giorni la prima ordinanza del governo spagnolo che aveva imposto l'utilizzo, a mezzanotte è ufficialmente entrata in vigore la revoca dell'obbligo di mascherina all'aperto

26 Giugno 2021

Spagna, stop alle mascherine all'aperto: per le strade è festa

Stop all'uso delle mascherine all'aperto in Spagna: è grande festa per le strade. Grande festa per strada a Barcellona, allo scoccare della mezzanotte, quando è ufficialmente entrata in vigore la revoca dell'obbligo di mascherina all'aperto.

El Pais racconta che tante persone radunate nella centrale piazza Vila de Gràcia, quando dalla torre dell'orologio è scattata la mezzanotte, hanno salutato l'evento con un "olé!" lanciando le proprie mascherine, 401 giorni dopo la prima ordinanza del governo spagnolo che ne aveva imposto l'utilizzo.

Spagna, stop alle mascherine all'aperto: per le strade è festa

L'allentamento dell'uso delle mascherine è stato deciso in virtù di una situazione relativamente sotto controllo sul fronte della pandemia. In Spagna si segnalano 95 nuovi casi di Covid ogni 100mila abitanti, mentre più della metà della popolazione ha ricevuto almeno una dose di vaccino. Così, dalla mezzanotte di oggi, l'utilizzo della mascherina è diventato più flessibile. Viene limitato agli spazi chiusi ed a quelli aperti dove c'è il rischio di folla o non viene rispettata la distanza minima di un metro e mezzo. 

Mascherine al chiuso, Speranza non sa cosa dire: "Non è il momento di parlarne"

"Non è il momento di parlare delle mascherine al chiuso", ha principiato il Ministro della Salute Roberto Speranza. "Abbiamo iniziato un percorso di grande gradualità dal 26 aprile, facendo un passo alla volta senza precipitare tappe che ci avrebbero fatto pagare un prezzo. E' passato circa un mese e possiamo dire che i numeri ci hanno dato ragione" ha detto Speranza. Ma "non è il momento di aprire una discussione sulle mascherine al chiuso".

Mascherine al chiuso, Speranza: "Non è il momento di parlarne"

"L'unico Paese che lo ha fatto - ha continuato il ministro - è stato Israele." Tuttavia "in queste ore in quel Paese c'è un dibattito in corso e probabilmente verrà ripristinato l'obbligo di mascherine al chiuso. Io credo che noi abbiamo bisogno di verificare l'impatto delle varianti. Le vaccinazioni vanno avanti, i nostri numeri sono incoraggianti e c'è stata un'accelerazione significativa in Europa e l'Italia è uno dei Paesi che sta vaccinando di più. Ma abbiamo l'incognita varianti" che va presa in considerazione.

E ancora: "Abbiamo eseguito una nostra verifica, i cui dati saranno resi pubblici nei prossimi giorni dall'Istituto superiore di sanità (Iss), che ci consentirà di capire esattamente qual è l'incidenza della variante Delta così come di tutte le altre nel nostro Paese". "L'ultima survey - continua il Ministro - ha dato un riscontro basso, dell'1%. Ma abbiamo un'aspettativa di un dato significativamente più alto perché è evidente che, come ci dice l'Agenzia europea Ecdc, questa variante è più veloce nel diffondersi e quindi diventerà in un tempo medio molto più presente e la previsione è che diventerà ben presto prevalente e prenderà il posto della variante Alpha".

"Penso sia giusto seguire con la massima attenzione" la variante Delta e le altre presenti in Italia. "Non essere preoccupati sarebbe sbagliato, dobbiamo esserlo per forza di fronte a questa insidia. Ma abbiamo potenziato il sequenziamento e continueremo a farlo e poi questo deve portarci a tenere quell'atteggiamento di prudenza", ha continuato il ministro, ricordando le parole di Draghi e Merkel: "Siamo ancora dentro una sfida. Abbiamo l'obbligo di dire la verità. Non è finita". Ma "va meglio di prima. Per un ministro della Salute avere quasi 4mila persone in terapia intensiva per Covid era una cosa drammatica. Oggi quando dico che siamo poco sopra i 320 vuol dire che abbiamo numeri migliori, ma non è finita. E' una sfida ancora aperta e una delle incognite viene dalle varianti", ha concluso il Ministro.

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