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Elezioni in Svezia, l'estrema destra di Akesson al comando

Di Gianluca Ursini

09 Giugno 2021

Elezioni in Svezia, l'estrema destra accettata dai partiti moderati come possibile partner

Fonte: lapresse.it

Nel panorama politico svedese è in corso una rivoluzione in vista delle elezioni del prossimo settembre, con il leader laburista Lofven, che probabilmente verrà scalzato dal ruolo di premier; l’estrema destra guidata da Jimmi Akesson, il giovane, elegante e ‘trendy’ uomo d’affari nel settore tecnologia, a capo della formazione anti – migranti ‘Democratici Svedesi’ da soli 10 anni in parlamento, adesso viene accettata dagli altri tre partiti moderati come possibile partner nell’Esecutivo dopo un meeting segreto tenuto nella capitale sabato scorso; Akesson, nemmeno 40enne, era entrato nel Partito nel 1995 e ci ha messo 10 anni per scalarne il vertice, espellendo gli elementi palesemente neoNazisti o razzisti, e un altro quinquennio per raggiungere quasi la doppia cifra alle elezioni del 2010, un risultato ragguardevole per una formazione che fino al 2015 veniva bollata come ‘razzista’ dal Partito Moderato, la maggiore formazione di centrodestra che dal 2006 al 2014 aveva interrotto 40 anni e oltre di governo socialdemocreatico nel Paese degli iconici marchi come Ikea o Volvo.

Bene, Akesson è riuscito ad ottenere di non essere più chiamato ‘’xenofobo’’ nemmeno dai leader dei Liberali e dei Cristiani
democratici, le altre due formazioni moderate che avevano appoggiato l’unico governo svedese apertamente di destra del dopoguerra; solo nel 2017 Ulf Kristersson, non appena aveva conquistato la guida dei Moderati, aveva categoricamente escluso ogni alleanza coi Democratici svedesi di Akesson; l’afflusso di consensi al partito anti-immigrazione del biondo e occhialuto manager dal capello sempre impomatato è esploso proprio in quel 2017 caratterizzato dalla ‘crisi Ue dei migranti’, per l’afflusso massiccio di richiedenti asilo da Iraq Siria e Kurdistan; in quell’occasione i sondaggi di opinione per le prime volte davano i Dem oltre il 10%; e proprio lunedì il ‘Dag Bladet’, il più influente foglio non-tabloid di Stoccolma, dava una coalizione dei tre partiti moderati più Akesson prossima al 50 percento, una maggioranza sufficiente a scacciare tra quattro mesi, per la seconda volta i social-Democratici dal Palazzo di Governo che ha simboleggiato per decenni la politica dell’accoglienza e del multiculturalismo.

Akesson ha dichiarato come in una eventuale coalizione di governo, vorrebbe ricoprire il ruolo di ministro della Giustizia; questo perché, al contrario di quanto avviene in Italia dove i flussi migratori sono gestiti dalle Questure, e quindi dal ministero Interni, la gestione dei confini e di conseguenza di chi chiede ospitalità a Stockholm, viene gestita dal titolare della Giustizia.

L’inclusione dei Democratici arriva dopo un decennio di gelo boreale, nel quale nessun politico dava credibilità all’estrema destra; tutto il contrario di quanto avviene nella confinante Finlandia. Al partito nazionalista ‘’Noi Finnici’ dal 2015 venne chiesto di entrare in una coalizione di governo; o anche in Danimarca, a sud della Svezia, dove il ‘’Partito Popolare’’ (Dansk VolkeParti) della biondissima leader Pia Kjaersgaard, aveva scalzato nei primi ‘2000 i socialdemocratici
dal Governo, colpevoli di una politica troppo permissiva con asilanti e richiedenti asilo, ai quali venivano fornite prestazioni sociali per il mero fatto di mettere al mondo dei figli.

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