Leonardo, titolo in Borsa in calo dell'1,4% con minimo di €55, indiscrezioni sul rinnovo del CEO Cingolani in vista dell'Assemblea del 7 maggio

Dopo il picco del titolo di metà marzo vi è stata un'inversione che sembrerebbe coincidere con le voci di un raffreddamento nei rapporti tra il management e Palazzo Chigi dovuto al progetto Michelangelo Dome

La seduta di lunedì 30 marzo ha evidenziato una fragilità nel valore azionario di Leonardo, che ha ceduto l’1,4% in un contesto di generale recupero delle borse europee, con il titolo scivolato fino a un minimo di 55 euro, segnando una distanza del 3% rispetto alla chiusura di venerdì 27 marzo. A pesare sul comparto Difesa sono i dubbi relativi alla continuità del vertice: il mandato del CEO Roberto Cingolani e dell'intero consiglio scadrà con l'assemblea del 7 maggio, mentre il termine perentorio per il deposito delle liste dei candidati è fissato al 13 aprile.

L'incertezza politica si scontra con i risultati record conseguiti dal gruppo nel 2025, anno chiuso con ricavi per 19,5 miliardi di euro (+11%) e un utile netto di 1,3 miliardi (+15%). La solidità industriale è confermata da un portafoglio ordini di 46 miliardi e da una strategia a lungo termine estremamente ambiziosa. Il piano al 2030 stima infatti nuove commesse per 142 miliardi di euro complessivi, prevedendo inoltre una distribuzione di dividendi pari a 1,3 miliardi nel triennio 2026-2028 per premiare la base azionaria.

Michelangelo Dome e i rapporti con i soci

Dopo il picco storico di metà marzo, quando le azioni avevano superato i 64 euro spinte dal nuovo piano industriale, Leonardo ha subito un ritracciamento del 13%. Tale inversione di tendenza coincide con le voci di un raffreddamento nei rapporti tra il management e Palazzo Chigi. Il punto di frizione sarebbe il progetto Michelangelo Dome, lo scudo di difesa aerea basato su intelligenza artificiale che rappresenta il pilastro della nuova strategia aziendale, ma che avrebbe sollevato alcune riserve da parte degli alleati americani. 

Il rischio di un'impasse strategica

Le principali case d'investimento si sono schierate apertamente a favore della stabilità, temendo che un cambio della guardia possa compromettere la velocità d'esecuzione dei piani aziendali. Per Equita, "se venisse cambiato il ceo di Leonardo sarebbe una sorpresa che il mercato non apprezzerebbe alla luce dei risultati registrati nell'ultimo triennio e dell'impasse strategica che creerebbe un cambio al vertice in un momento storico che necessita di continuità e rapidità di implementazione del piano quinquennale presentato di recente". La stessa analisi suggerisce che un eventuale segnale di discontinuità potrebbe colpire la presidenza piuttosto che il capo azienda. Anche Akros ha espresso una posizione netta, definendo l’eventuale sostituzione "negativa e non necessaria per Leonardo, osservando che con l’attuale gestione "ha costantemente superato i propri obiettivi finanziari".