Ocse, stime crescita Eurozona in ribasso allo 0,8% e inflazione a 2,6%, Pil globale a +2,9%, -0,3% dall’inizio della guerra
L’Ocse ha tagliato le stime di crescita, sia dell’Eurozona sia quelle globali, a causa della guerra in Iran e del conseguente aumento del prezzo dell’energia.
L’ultima previsione dell’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico che raccoglie buona parte dei Paesi del mondo, ha tagliato in maniera netta le stime di crescita per l’Eurozona e per il mondo intero a causa della guerra in Iran. L’aumento del costo dell’energia rallenterà lo sviluppo economico mondiale, a causa dell’inflazione e delle probabili strette monetarie che ne deriveranno.
L’Ocse taglia le stime di crescita dell’Eurozona allo 0,8%.
L’Eurozona, l’insieme dei Paesi che utilizzano l’euro come moneta, crescerà nel 2026 dello 0,4% in meno rispetto alle stime precedenti. L’aumento del Pil è stimato allo 0,8%, in linea con quello delle due principali economie del blocco, Germania e Francia, entrambe con un aumento del Pil dello 0,8% durante quest’anno.
Va peggio per l’Italia, che già soffriva di stime di crescita più basse della media europea. Il nostro Paese vedrà aumentare il proprio Pil solo dello 0,4% quest’anno. Un risultato che potrebbe mettere a repentaglio l’obiettivo del governo di rientrare nel rapporto deficit/Pil del 3% indicato dall’Ue.
Anche le stime della crescita globale nel nuovo rapporto dell’Ocse non sono positive. La crescita dovrebbe rimanere quella dello scorso anno, cioè il 2,9%, e non aumentare di circa tre decimi di punto percentuale come inizialmente previsto.
La ragione di queste riduzioni nelle stime è l’inflazione, dovuta all’aumento dei prezzi dell’energia, conseguenza a sua volta della guerra in Iran. Nella sola Eurozona, l’indice dei prezzi al consumo è stimato in aumento dello 0,7% rispetto alle stime precedenti, fino al 2,6%, ben oltre il 2% posto come obiettivo dalla Bce. Un dato che potrebbe portare a un’altra stretta monetaria e, quindi, a ulteriori tagli alla crescita economica.
“L’impennata dei prezzi dell’energia e la natura imprevedibile del conflitto in evoluzione in Medio Oriente aumenteranno i costi e ridurranno la domanda, finendo per compensare i venti favorevoli legati ai robusti investimenti e alla produzione nel settore tecnologico, alle aliquote tariffarie effettive più basse e alla spinta ereditata dal 2025”, afferma il rapporto.