18 Marzo 2026
I mercati finanziari tornano a respirare, almeno temporaneamente. Le principali Borse internazionali hanno archiviato una seduta in rialzo, sostenute dall’ipotesi che il conflitto in Medio Oriente possa avere una durata limitata. A innescare il rimbalzo sono state le dichiarazioni di Donald Trump, secondo cui la guerra “potrebbe finire in pochi giorni”, un segnale sufficiente a riattivare l’appetito per il rischio dopo giorni di tensione.
A Piazza Affari il Ftse Mib si è distinto tra i listini europei, chiudendo in rialzo dell’1,22%, mentre anche Francoforte e Parigi hanno registrato guadagni più contenuti. A trainare il recupero sono stati soprattutto i titoli ciclici ed energetici, che avevano sofferto nelle fasi più acute dell’incertezza geopolitica.
Il miglioramento del sentiment si riflette anche sulla volatilità. L’indice Vix, considerato il principale termometro della paura sui mercati, ha registrato una flessione significativa, segnalando un ritorno della fiducia degli investitori. Allo stesso tempo, i rendimenti dei Treasury americani sono scesi, con il decennale tornato intorno al 4,19%, mentre anche in Europa si è osservato un allentamento della pressione sui titoli di Stato.
Sul mercato valutario, il dollaro ha mostrato un indebolimento rispetto all’euro, segno di un minore orientamento verso gli asset rifugio. Parallelamente, il prezzo del petrolio ha registrato una lieve flessione, pur mantenendosi su livelli elevati: il Brent resta vicino ai 95 dollari al barile, confermando che il rischio energetico non è affatto rientrato.
Il rimbalzo delle Borse si inserisce in un contesto ancora estremamente incerto. Gli investitori stanno scommettendo su uno scenario di de-escalation rapida del conflitto, ma questa ipotesi resta fragile e fortemente dipendente dall’evoluzione geopolitica nelle prossime settimane.
Un elemento chiave sarà il comportamento delle banche centrali. Se le tensioni dovessero ridursi, la Federal Reserve potrebbe avere maggiore spazio per valutare un eventuale allentamento della politica monetaria. Al contrario, un prolungamento della crisi e un nuovo aumento dei prezzi energetici rischierebbero di riaccendere le pressioni inflazionistiche, costringendo le autorità monetarie a mantenere una linea più restrittiva.
In questo scenario, i mercati sembrano oscillare tra due narrazioni opposte: da un lato la speranza di una guerra breve e di un ritorno alla stabilità, dall’altro il timore che la crisi possa protrarsi e trasformarsi in uno shock energetico più duraturo.
Per ora prevale l’ottimismo. Ma si tratta, come spesso accade nei momenti di tensione geopolitica, di un equilibrio sottile. E basterebbe un cambio di scenario per riportare rapidamente volatilità e avversione al rischio sui mercati globali.
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