Kazakhstan, approvata riforma con 87,15% di voti in favore, nascono il parlamento unicamerale "Kurultay" e il Consiglio del popolo
Il tempismo della riforma coincide con un avvicinamento agli Stati Uniti di Donald Trump; la revisione dei 77 articoli costituzionali ha visto anche la riduzione dell'obbligatorietà del russo negli uffici pubblici
Il panorama politico dell’Asia centrale ha subito una scossa definitiva con l'esito del referendum costituzionale del 15 marzo. Con un’affluenza che ha sfiorato i tre quarti degli aventi diritto, l’elettorato ha consegnato al Presidente Kassym-Jomart Tokayev una vittoria schiacciante, approvando, con l'87,15% di voti in favore, un pacchetto di riforme che di fatto smantella l’assetto istituzionale ereditato dal secolo scorso. Non si è trattato di una semplice consultazione tecnica, ma di un plebiscito su una nuova visione dello Stato, meno ancorata ai modelli post-sovietici e più proiettata verso una governance accentrata.
Il tramonto del bicameralismo e la nascita del Kurultay
La spina dorsale della riforma è l’architettura del potere legislativo. Il superamento del vecchio sistema a due camere- Majilis e Senato- in favore di un Parlamento unicamerale denominato Kurultay segna un punto di svolta. Ad affianco l'assemblea composta da 145 membri, spunta il Consiglio del Popolo, un ente, il cui obiettivo è di dare voce alle diverse etnie e organizzazioni civiche, cercando di assorbire e neutralizzare le spinte dal basso in un unico alveo consultivo che si riunirà con cadenza annuale. Il Consiglio del popolo (Khalyk Kenesi), è un organo consultivo di 126 membri suddivisi in tre componenti paritarie: rappresentanti delle associazioni etno-culturali, dei consigli (maslikhat) regionali e delle organizzazioni pubbliche.
La questione russa
Forse l'elemento più gravido di conseguenze è il trattamento riservato alla lingua russa. La decisione di rimuovere la clausola della "parità" con il kazakho, preferendo il termine "parallelismo", è la fotografia di un Paese che non si riconosce più nella vecchia identità bilingue forzata. È una mossa dettata dai numeri, con i kazakhi che ormai rappresentano oltre il 70% della popolazione, ma che agisce come un potente segnale di indipendenza culturale. La riduzione dell'obbligatorietà del russo negli uffici pubblici è il tassello finale di un processo di "de-russificazione" soft che Astana sta conducendo con estrema cautela diplomatica.
L'asse con Washington e il nuovo scacchiere minerario
Dietro la revisione dei 77 articoli costituzionali si scorge l'ombra della geopolitica globale. Il tempismo della riforma coincide con un avvicinamento senza precedenti agli Stati Uniti di Donald Trump. Gli accordi commerciali da 17 miliardi di dollari e l'intesa sulle forniture ferroviarie sono solo la punta dell'iceberg di una strategia che mira a inserire il Kazakhstan nelle catene di approvvigionamento dei minerali rari, sottraendo spazio all'egemonia cinese e russa. L'adesione agli Accordi di Abramo conferma ulteriormente la volontà di Tokayev di recitare un ruolo da protagonista nel blocco filo-occidentale.
Cronoprogramma per una nuova era
Mentre l'OSCE ha monitorato le operazioni di voto per garantire la trasparenza di un processo costato oltre 20 miliardi di tenge, la macchina dello Stato non si ferma. Il primo luglio 2026 segnerà il passaggio formale alla nuova legalità costituzionale, aprendo la strada a elezioni parlamentari estive che dovranno testare la reale tenuta del nuovo sistema proporzionale. Per Tokayev, il successo referendario è lo scudo necessario per affrontare le possibili ritorsioni retoriche di Mosca e consolidare il potere.