Nei mesi scorsi Generali aveva valutato un’alleanza con i francesi di Natixis Investment Managers per creare un grande polo europeo dell’asset management con circa 1.900 miliardi di euro di masse in gestione. Il progetto è stato però accantonato dopo un’ondata di polemiche politiche legate al tema dell’“italianità” del risparmio.
"Non bisogna mischiare il tema della sovranità nazionale con l’asset management che è un business globale", ha chiarito Donnet. "Se l’operazione con Natixis fosse stata realizzata non avrebbe avuto alcun impatto sul risparmio degli italiani".
Il manager ha tuttavia sottolineato come il dibattito politico rappresenti oggi uno dei principali ostacoli alla creazione di grandi operatori europei del settore.
Il caso Mps e i risparmi gestiti in Francia
Nel ragionamento di Donnet, il caso di Monte dei Paschi rappresenta un esempio concreto delle dinamiche attuali. "In Italia c’è un caso molto interessante", ha spiegato l’AD di Generali riferendosi alla banca senese.
Da anni infatti i risparmi dei clienti di Mps sono affidati alla compagnia assicurativa francese AXA. Dopo la vendita della propria attività di asset management, AXA ha poi affidato la gestione delle masse alla banca francese BNP Paribas.
Il risultato è che una parte del risparmio della clientela italiana di Siena è oggi gestita in Francia. "Ma è una situazione che non ci riguarda", ha precisato Donnet.
La scadenza dell’accordo nel 2027
L’accordo tra Mps e AXA scadrà nel 2027 e questo apre la prospettiva di una possibile ridefinizione delle partnership nel bancassurance e nell’asset management.
In questo contesto Generali potrebbe candidarsi come partner alternativo. "Ovviamente la decisione non sta a noi", ha sottolineato Donnet. "Ma noi siamo disponibili, come ho detto, a parlare con tutti quelli che ci possono aiutare a fare il nostro mestiere".
Il gruppo assicurativo, ha ricordato il manager, è attivo anche nella gestione del risparmio e potrebbe quindi rappresentare "un candidato" per l’eventuale sostituzione di AXA.
Il contesto azionario e gli equilibri finanziari
L’ipotesi di una collaborazione tra Generali e Mps si inserisce in un contesto di rapporti azionari sempre più intrecciati. Mediobanca resta il principale azionista di Generali ed è a sua volta partecipata da due soci di peso del capitalismo italiano: la holding della famiglia Del Vecchio, Delfin, e l’imprenditore romano Francesco Gaetano Caltagirone.
Parallelamente Monte dei Paschi, dopo il processo di rilancio seguito alla ricapitalizzazione pubblica, è tornata al centro del risiko finanziario nazionale.
Il nodo politico dell’asset management europeo
Donnet ha infine evidenziato come le tensioni politiche stiano rendendo sempre più difficile la costruzione di grandi piattaforme europee nell’asset management.
"Oggi la realtà del business in Europa è che è molto difficile fare operazioni transnazionali, perché siamo colpiti da reazioni nazionalistiche dei Paesi e questo è un vero problema politico", ha spiegato. "I politici e i membri dell’Unione devono fare una scelta molto chiara: vogliamo o non vogliamo fare l’Europa?".
In assenza di un quadro più definito, ha avvertito il manager, il rischio è quello di favorire i grandi gestori globali non europei.
Apertura anche a UniCredit
Sul fronte delle partnership industriali, il gruppo triestino guarda anche ai rapporti con UniCredit. Donnet ha ricordato che tra i due gruppi è già operativo un accordo di bancassurance nell’Europa orientale.
"Abbiamo già una partnership che funziona bene e se ci fosse la possibilità di ampliarla, ovviamente c’è la nostra disponibilità", ha spiegato l’amministratore delegato, ribadendo di mantenere "rapporti positivi e istituzionali con tutti i nostri azionisti".
In questo quadro, il possibile “rimpatrio” del risparmio legato a Monte dei Paschi rappresenterebbe non solo un’operazione industriale, ma anche un tassello nel più ampio riassetto del sistema finanziario italiano.