Pil Italia 2025 in crescita, +0,7% rispetto a 2024, deficit al 3,1% (3,4% nel 2024), debito al 137,1% (134,7% l’anno scorso)
Nel quarto trimestre del 2025 il PIL italiano ha registrato un incremento dello 0,3% rispetto ai tre mesi precedenti e dello 0,8% se confrontato con lo stesso periodo del 2024
L’economia italiana sembrerebbe aver chiuso il 2025 con il segno più, consolidando un percorso di crescita moderata ma costante. Secondo i dati diffusi dall’Istat, il Pil è aumentato dello 0,7% rispetto al 2024, dato che scende allo 0,5% considerando le correzioni legate ai giorni lavorativi. Migliora il deficit, che si attesta al 3,1% contro il 3,4% dell’anno precedente, mentre il debito sale al 137,1% dal 134,7%.
Pil Italia 2025 in crescita, +0,7% rispetto a 2024, deficit al 3,1% (3,4% nel 2024), debito al 137,1% (134,7% l’anno scorso)
Guardando all’intero anno, la crescita complessiva dell’economia italiana nel 2025 si è attestata allo 0,7% (dato che scende allo 0,5% se si applicano le correzioni statistiche legate ai giorni lavorativi su base annuale), garantendo una base di crescita acquisita nel 2026, pari allo 0,3%. Questo valore rappresenta la base minima che l’anno otterrebbe anche in caso di una crescita piatta nei prossimi mesi.
Nel quarto trimestre del 2025 il PIL italiano ha registrato un incremento dello 0,3% rispetto ai tre mesi precedenti e dello 0,8% se confrontato con lo stesso periodo del 2024. Questo risultato è stato ottenuto nonostante il calendario abbia presentato due giornate lavorative in meno rispetto al trimestre precedente, un fattore che solitamente può condizionare i livelli di produzione.
Guardando all’andamento dell’economia, dal lato della domanda interna si è registrato un incremento in volume del 3,5% degli investimenti fissi lordi e dello 0,9% dei consumi finali nazionali rispetto al 2024. Per quel che riguarda i flussi con l’estero, le importazioni di beni e servizi sono salite del 3,6% e le esportazioni dell’1,2%. La domanda nazionale al netto delle scorte ha contribuito positivamente alla dinamica del Pil in volume per 1,5 punti percentuali, mentre l’apporto della domanda estera netta e della variazione delle scorte sono stati negativi per 0,7 e 0,2 punti rispettivamente.
Dal punto di vista della produzione, l’industria ha registrato l’incremento più significativo, pari allo 0,8% rispetto al trimestre precedente, confermandosi così il principale motore della crescita nel periodo analizzato. Anche il settore agricoltura, silvicoltura e pesca ha contribuito con una variazione positiva dello 0,2%, mentre il comparto dei servizi, che comprende un’ampia gamma di attività dal commercio al turismo fino ai servizi professionali, ha segnato una crescita più contenuta, pari allo 0,1%.
Se si osserva invece come è stata generata questa crescita dal punto di vista della spesa, le aziende hanno mostrato una propensione a investire. Gli investimenti fissi lordi sono infatti aumentati dello 0,9%, fornendo un contributo di 0,2 punti percentuali alla crescita complessiva del PIL. Mentre un altro fattore determinante per la crescita registrata è stato l’aumento delle scorte nei magazzini. In termini statistici, i beni prodotti dalle imprese ma non ancora venduti hanno fornito una spinta pari allo 0,7% del PIL. Il contributo positivo delle scorte indica che l’industria ha continuato a produrre a ritmi sostenuti.
La spesa delle famiglie e delle amministrazioni pubbliche è cresciuta invece in modo più lieve (+0,1%), aggiungendo 0,1 punti percentuali al dato finale del PIL.
In merito ai dati resi noti dall’Istat, quello sul deficit era particolarmente atteso. Pari al 3,1%, è stato misurato un miglioramento del deficit rispetto al 3,4% del 2024. Il debito è invece salito al 137,1% dal 134,7% del 2024. Una discesa del deficit sotto il 3% potrebbe consentire all'Italia di uscire dalla procedura di infrazione Ue per deficit eccessivo e di attivare così la clausola di salvaguardia per le spese per la difesa.