All’Aquila istituzioni ed esperti a confronto su famiglia e coesione territoriale

Per Adriano Bordignon, pres. Forum Associazioni Familiari: “Dal rilancio dei territori può ripartire lo sviluppo del Paese”

Si è tenuto oggi, all’Auditorium del Parco “Renzo Piano” dell’Aquila, il convegno “Aree Interne, Natalità e Politiche per la Famiglia. Prospettive per una nuova coesione territoriale”, importante occasione di confronto sul futuro dei territori e sulle strategie necessarie a contrastare spopolamento e crisi demografica. L’iniziativa ha riunito rappresentanti delle istituzioni europee, nazionali e regionali, del mondo accademico, delle associazioni familiari, delle organizzazioni sociali e delle parti produttive, con l’obiettivo di individuare strumenti concreti per rafforzare la coesione territoriale e sostenere le giovani generazioni.

Per l’On. Raffaele Fitto, Vicepresidente esecutivo della Commissione Europea e Commissario europeo per la politica regionale e di coesione, lo sviluppo regionale, le città e le riforme: “La politica di coesione rappresenta uno strumento fondamentale per promuovere uno sviluppo equilibrato e la convergenza economica in tutta l’Unione, affrontando sfide strutturali come competitività, digitalizzazione, occupazione, infrastrutture e sviluppo territoriale. Il calo demografico rappresenta una delle sfide cruciali. Il calo della popolazione e della forza lavoro, unito alla domanda di assistenza sanitaria e servizi per gli anziani, esercita una pressione crescente sulle economie locali. Le aree interne sono le più vulnerabili. Lo spopolamento rischia di alimentare un circolo vizioso in cui sempre più giovani sono portati a lasciare i luoghi di origine per cercare altrove opportunità di studio e di lavoro. In tal senso, la politica di coesione riveste un ruolo essenziale per investire sulla connettività, servizi essenziali e trasporti. Per questo sin dall’inizio del mio mandato ho posto al centro il right to stay, ossia il diritto di ogni cittadino europeo di vivere e prosperare nel luogo che chiama casa. Tale diritto va reso concreto promuovendo sviluppo economico, infrastrutture moderne e qualità della vita. In tale ottica, entro la fine del 2026, lanceremo una strategia specifica con il fine di rafforzare attrattività dei territori, integrare aree urbane e rurali, mobilitare risorse e strumenti per promuovere istruzione, competenze e servizi adeguati. Soltanto con un approccio strutturato di investimenti costanti potremo offrire ai cittadini la possibilità di scegliere dove stare e lavorare”. 

 

 

Secondo Adriano Bordignon, Presidente del Forum Nazionale delle Associazioni Familiari: "L’inverno demografico, l’invecchiamento della popolazione e il progressivo spopolamento delle aree interne stanno generando un evidente squilibrio demografico che rischia di compromettere la tenuta sociale, economica e culturale di interi territori. Il calo delle nascite, unito alla migrazione dei giovani verso i grandi centri urbani, svuota le comunità locali di energie vitali e mette a rischio la continuità del tessuto produttivo e relazionale. Nel frattempo, il tessuto demografico invecchia a vista d’occhio con un prepotente aumento dei bisogni sociali e sanitari di una popolazione più anziana. Le aree interne devono tornare ad essere luoghi da valorizzare, capaci di liberare potenzialità e risorse in grado di generare ricadute economiche e occupazionali sul territorio. Il nostro è un Paese che si fonda sui Comuni, sui borghi, sulle aree rurali e sulle comunità locali, realtà depositarie di un patrimonio culturale, sociale e produttivo che occorre riscoprire e tutelare per salvaguardare l’identità nazionale e la coesione sociale. Le politiche per la famiglia e la natalità vanno perciò intese come un investimento strategico e prioritario: senza nuove generazioni non può esserci sviluppo né equilibrio territoriale. È fondamentale creare le condizioni perché i giovani possano restare o tornare nei territori d’origine, sostenendo le giovani coppie e offrendo opportunità reali di lavoro, formazione, accessibilità ai servizi e imprenditorialità. Per rilanciare le economie locali servono strategie di medio e lungo periodo a sostegno di un tessuto produttivo composto in larga parte da piccole e medie imprese, spesso a conduzione familiare, che rappresentano la spina dorsale economica del Paese. Occorre rafforzare le comunità locali attraverso infrastrutture, servizi adeguati e politiche di sviluppo mirate, promuovendo anche il turismo sostenibile e la valorizzazione delle produzioni e delle tradizioni locali. Infine, è indispensabile un cambiamento culturale che riconosca nella famiglia il nucleo essenziale da cui ripartire per contrastare lo squilibrio demografico e ridare nuova linfa ai territori. La famiglia è un soggetto sociale attivo, generatore di capitale relazionale, risorsa preziosa per la comunità e motore di sviluppo, capace di curare i legami, connettere generazioni e produrre valore economico e sociale. Ci aspettiamo molto dal sistema Paese ma anche dall’Unione Europea affinché si sviluppi una reale coesione sociale in tutti i territori”. 

 

Sono intervenuti al convegno: S.E. Mons. Antonio D’Angelo, Arcivescovo Metropolita dell’Aquila; Pierluigi Biondi, Sindaco dell'Aquila; Francesco Maria Chelli, Presidente Istat; Alessandro Perfetti, Phd in Istituzioni Internazionali sovranazionali ed europee, docente di Diritto europeo presso l’Università degli Studi di Teramo; Antoniana Aloisio, USR Abruzzo; Claudio Boffa, presidente Confassociazioni Abruzzo, Giovanni Notaro, segretario Cisl Abruzzo Molise; Roberto Santangelo, assessore Regione Abruzzo; Rosanna De Antoniis, componente Direttivo Anci Abruzzo; Lorenzo Berardinetti, presidente Uncem Abruzzo e Paola D'Alesio, Presidente del Forum delle Associazioni Familiari dell’Abruzzo.