Capone (UGL) Rider: “Il nostro contratto ha messo ordine normativo contro il caporalato digitale, dove prima c’era il Far West”

“In questi anni ci siamo impegnati per superare la confusione normativa che caratterizzava il settore dei rider e abbiamo sottoscritto un contratto collettivo forte di una rappresentanza significativa, il 13% dei circa 35.000 rider attivi nel comparto e rispetto al 96% dei rider sindacalizzati. Un dato che certifica la piena legittimità del nostro intervento. Quello che era un Far West è stato, quindi, normato. Resta ovviamente aperto il tema del cosiddetto ‘caporalato digitale’, un fenomeno distinto dall’attività delle piattaforme. Si tratta di soggetti che aprono più account e sfruttano altri lavoratori. Per contrastarlo abbiamo chiesto, nel rinnovo contrattuale appena avviato, l’introduzione di sistemi di riconoscimento facciale per garantire che chi effettua la consegna sia effettivamente il titolare dell’account”. Lo ha detto Paolo Capone, Segretario Generale dell’UGL, intervenendo a Rai 3 alla trasmissione ReStart, in merito al dibattito relativo alle tutele dei rider.

“Attualmente – ha proseguito – i rider possono scegliere tra due modelli, il contratto di lavoro subordinato, applicato, ad esempio, da Just Eat, e il contratto di lavoro autonomo, adottato da altre piattaforme come Glovo e Deliveroo. È una scelta libera, perché nessuno è obbligato a optare per una formula piuttosto che per un’altra. Just Eat aveva circa 6.000 rider prima dell’applicazione del contratto di lavoro subordinato, oggi sono meno di 2.000. Parallelamente, il contratto da lavoratore autonomo è stato scelto da 35.000 rider. È evidente che molti lavoratori ritengono questa formula più rispondente alle loro esigenze. La nostra priorità è continuare a garantire tutele concrete, contrastare ogni forma di sfruttamento e accompagnare l’evoluzione di un comparto ormai strutturale nel mondo del lavoro” ha concluso Capone.