A2A verso acquisizione di Erg, OPS o OPAS, delisting e incorporazione, exit di Garrone e IFM; nuovo gruppo da €11 mld di market cap

Il progetto di acquisizione prevede il closing entro dicembre 2026: verso la nascita di un nuovo polo multiutility con business complementari e leader nelle rinnovabili; oltre al settore bancario, al via il risiko anche nel mondo energy

A2A e gli azionisti di controllo di ERG verso la firma di un MoU per un'operazione di acquisizione e fusione da concludersi entro il 2026: secondo le indiscrezioni raccolte da Il Giornale d’Italia, è in fase di studio un’operazione di aggregazione tra A2A (market cap di 7,6 miliardi di euro) ed ERG (market cap di 3,55 miliardi di euro), supportata dall'advisor Rothschild. Da un lato, A2A è interessata a fare un salto dimensionale di circa il 50% del proprio valore, diventando leader nelle energie rinnovabili. Dall'altro lato, l'aggregazione potrebbe risolvere i nodi di governance tra la famiglia Garrone (titolare del 51 % della holding SQ Renewables) e il fondo australiano IFM (titolare del 49% della holding), i quali al momento si trovano in una situazione di impasse. L'MoU (Memorandum of Understanding) sarebbe propedeutico al lancio di un’OPS o OPAS con scambio azioni, delisting del gruppo genovese da Piazza Affari e fusione per incorporazione. L’operazione avverrebbe prevalentemente con concambio da definire, ma che potrebbe attestarsi a 10 azioni di A2A contro 1 azione di ERG, considerando i prezzi di chiusura di questi giorni rispettivamente di € 2,4 e € 23,9, oltre ad un premio che potrebbe attestarsi ad 1 o 2 azioni in più, anche tenendo conto dei 3.192 miliardi di azioni del gruppo Milanese contro i 150 milioni di quelle del gruppo genovese, ma potrebbe prevedere anche una parte cash finanziata tramite reperimento delle risorse sul mercato o tramite finanziamento bancario. Va anche infatti tenuto conto della PFN dell'utility milanese, attestata a 5.3 miliardi di euro a settembre 2025 (contro i 5.8 miliardi di fine 2024), grazie al solido flusso di cassa operativo e un rapporto PFN / EBIDTA di 2,4x al 30 settembre 2025, che consentirebbe di autofinanziare in parte l'acquisizione.

Il Ceo di A2A  Renato Mazzoncini farebbe fare all'azienda da lui guidata un vero e proprio salto dimensionale e di business, un polo multiutility con oltre 11 miliardi di capitalizzazione combinata, proiettando il nuovo gruppo A2A-Erg tra i principali operatori europei. L'operazione potrebbe dare il via ad un risiko anche nel settore energetico, analogamente a quanto in corso nel settore bancario.

Per i soci di Erg, ovvero la famiglia Garrone e il fondo australiano IFM, si prospetterebbe quindi un’exit, ma nella nuova combined entity non è escluso il reinvestimento di Garrone laddove di trovasse uno schema governance in parte condivisa, oltre che del fondo IFM, in ottica di upside del proprio investimento.

OPS o OPAS e delisting di ERG, con successiva fusione per incorporazione

Il cronoprogramma dell'operazione sarebbe già delineato: sempre dalle informazioni raccolte da Il Giornale d'Italia, le parti puntano a firmare l'MoU entro il mese di marzo, per poi procedere al signing entro luglio. L’intero iter burocratico e autorizzativo è finalizzato a raggiungere il closing definitivo entro dicembre 2026Secondo i termini in discussione, il corrispettivo finale sarà oggetto di un meccanismo di price adjustment (aggiustamento prezzo) basato sui dati consuntivi della chiusura dell’esercizio, garantendo così l'allineamento del valore dell'operazione alle reali performance patrimoniali del gruppo. Inoltre, andrà tenuto conto dell'impatto derivante dal nuovo decreto bollette varato dal Governo, che avrà un effetti sulle valorizzazioni dei vari player, ma con dimensioni ancora da misurare. Sotto il profilo dei valori di borsa, si registra un divario dimensionale tra i due player: mentre la capitalizzazione di mercato di ERG , guidata dal Ceo Paolo Luigi Merli, si attesta a circa 3,5 miliardi di euro, quella di A2A risulta sostanzialmente doppia, raggiungendo i 7,6 miliardi di euro. Nei primi nove mesi del 2025, A2A ha registrato ricavi in crescita a €10,1 mld (+12%) ed un utile netto di 581 milioni di euro. Per l'esercizio 2025, il management ha poi confermato una guidance di EBITDA (Margine Operativo Lordo) compresa tra i 2,17 e i 2,20 miliardi di euro. A2A ha inoltre fornito le stime di consensus degli analisti relative all’esercizio 2025 e aggiornate al 2 febbraio 2026, per cui l'azienda dovrebbe aver chiuso il 2025 con un EBITDA di 2,2 miliardi di euro ed un utile compreso tra i 680 e i 700 milioni di euro. Per quanto riguarda ERG, l’azienda ha registrato nei primi nove mesi del 2025 un utile netto adjusted di 110 milioni di euro, ricavi adjusted pari a 558 milioni di euro e un EBITDA di 393 milioni di euro. Sulla base di questi risultati, ERG ha confermato la guidance sul margine operativo lordo per l’intero esercizio, stimata tra 540 e 600 milioni di euro.

A2A, risultati nove mesi 2025 con ricavi in crescita a €10,1 mld (+12%), posizione finanziaria netta a €5,3 mld, in borsa -6,5%

Dall’integrazione delle due aziende, dalle analisi preliminari, potrebbero emergere sinergie per circa 300 milioni di euro, legate ad attività di cross selling, anche grazie allo sfruttamento delle componenti mercatorete distributiva di A2A, efficienze operative, sugli acquisti e sugli investimenti. L'integrazione dei 2 gruppi è infatti estremamente complementare e con minime sovrapposizioni a livello centrale, evitando di conseguenza di dover procedere ad eventuali tagli di personale, analogamente a quanto accaduto in iniziative di acquisizione in altri settori, e in particolare nell'operazione tra MPS e Mediobanca.

A2A è infatti una multi-utility integrata con forte presenza nelle reti e nei servizi ambientali, oltre a una significativa capacità di generazione elettrica (idroelettrico, termoelettrico e rinnovabili) e una solida base territoriale nel Nord Italia, in particolare tra Milano e Brescia, gestendo le reti di distribuzioneERG, invece, è un operatore focalizzato quasi esclusivamente sulla produzione di energie rinnovabili, con un portafoglio concentrato su eolico e fotovoltaico in Italia e in Europa, senza attività nelle reti o nei servizi ambientali. Le due realtà risultano quindi complementari: A2A apporta integrazione industriale, reti e gestione territoriale, mentre ERG contribuisce con un portafoglio puro di generazione rinnovabile, rafforzando la spinta sulla transizione energetica del gruppo combinato.

Il gruppo guidato da Renato Mazzoncini vede in Erg l'opportunità per un'operazione trasformativa: l'unione tra la produzione "verde" di Erg e la vasta base clienti di A2A creerebbe infatti un polo di primaria importanza. Lo schema ipotizzato potrebbe anche prevedere quello di una newco focalizzata sugli asset italiani eventualmente in joint venture, con la possibilità di gestire la posizione del fondo Ifm attraverso asset esteri o liquidità.

Rialzo in borsa dei titoli ERG da inizio anno del 7%

L'interesse degli investitori è stato confermato dalla recente performance del titolo a Piazza Affari, che ha registrato un rialzo di circa il 7% da inizio anno e in seguito alle indiscrezioni su potenziali alleanze industriali. Il mercato sembra dunque scommettere su un dossier che da tempo occupa i tavoli delle principali banche d'affari e dei grandi player energetici.

Equilibrio complesso nella holding SQ Renewables tra la famiglia Garrone e il fondo IFM

Vi sarebbe un equilibrio complesso all'interno della holding SQ Renewables, dove la famiglia Garrone detiene il 51% a fronte del 49% in mano al fondo australiano Ifm. La convivenza tra i due soci parrebbe attraversare una fase di stallo, complicata dalle performance del settore "pure green" negli ultimi anni. Erg ha infatti risentito della riduzione degli incentivi e della mancanza di una struttura retail propria per la vendita diretta dell'energia prodotta (quasi 4 GW di capacità).Questa flessione ha avuto ripercussioni dirette sulle performance del titolo a Piazza Affari. Dalle quotazioni di circa 33 euro registrate nel 2022, anno dell'ingresso di Ifm (che ha successivamente incrementato la propria partecipazione nel 2024), il valore delle azioni è scivolato fino ai 22,7 euro. Tale contrazione risulta particolarmente significativa se rapportata all'esposizione finanziaria del fondo australiano, il cui investimento totale nell'operazione ammonta a 1,5 miliardi di euro.

Gli azionisti di ERG, il controllo della famiglia Garrone in coabitazione con il fondo australiano IFM Investors 

L'assetto proprietario di ERG è strutturato secondo una catena di controllo definita da un nucleo industriale solido e una base di investitori internazionali. Al vertice si trova la holding SQ Renewables S.p.A., che detiene il 62,53% del capitale sociale e, grazie al meccanismo del voto maggiorato, controlla circa il 76,9% dei diritti di voto. Questa società rappresenta una partnership tra la famiglia Garrone (tramite Garmon S.p.A.), che mantiene il 51% della holding e quindi la guida del Gruppo, e il fondo infrastrutturale australiano IFM Investors, che ne possiede il 49%.

Il restante 34,17% del capitale è suddiviso tra i principali investitori istituzionali e fondi, tra cui Financière de l'Échiquier SA(1,39 %), Mediolanum Gestione Fondi SGRpA(0,54 %), Arca Fondi SGR SpA (0,49 %), ANIMA Sgr SpA(0,35 %), Norges Bank Investment Management(0,35 %), AETE Ltd. (0,33 %), Gravis Advisory Ltd. (0,27 %) e CDC Croissance SA(0,25 %). Oltre agli investitori esterni, ERG detiene direttamente il 3,303 % delle proprie azioni. Il flottante (free float) di ERG, cioè la percentuale di azioni effettivamente disponibili sul mercato per gli investitori, è circa 34,9% del capitale sociale totale.

I potenziali attori alternativi per l'acquisizione di ERG

Considerando la decisione di disimpegno dei soci di maggioranza di ERG, alla finestra ci potrebbero essere altri diversi potenziali attori. Tra questi Eni, che attraverso la controllata Plenitude ha recentemente superato gli 11 milioni di clienti in Europa, per la maggior parte concentrati in Italia. Un altro player da considerare è la prima azienda elettrica svizzera, Axpo, che potrebbe valutare opportunità strategiche in Italia, analogamente a quanto realizzato da Swisscom AG con l'acquisizione prima di Fastweb e poi di Vodafone Italia. Non è inoltre escluso che possano affacciarsi anche Acea, con una capitalizzazione di mercato di 5,2 miliardi, Hera, con una capitalizzazione di 6,3 miliardi di euro ed Enel (99,6 miliardi di capitalizzazione), benché per quest’ultima siano da considerare eventuali tematiche legati all'antitrust e il piano di investimenti prevalentemente oltre oceano negli Usa. Alla finestra anche Iren, con una capitalizzazione di circa 3,3 miliardi, che potrebbe rispondere con una nuova acquisizione, dopo aver già inserito Egea nel proprio portafoglio e consolidato la propria presenza nel settore dei servizi integrati. La multi-utility del Nord ovest, dalle informazioni raccolte da questa Testata, sarebbe però più orientata ad acquisire reti (energia elettrica, gas, acqua), o utility con attività di distribuzione, analogamente a quanto realizzato da Hera con Acegas nel Nord est. 

Non sono interessate invece EDF e la controllata Edison, alle prese con il processo di apertura del capitale (con una quota di minoranza) di quest'ultima, il cui timing è previsto entro la fine del 2026, con le 2 opzioni sul tavolo, IPO o ingresso di un fondo, e la messa a punto del prezzo di valorizzazione, anche tenendo conto degli impatti derivanti dal decreto bollette recentemente varato dal Governo

L'operazione, anticipata dal Il Giornale d'Italia a settembre 2022 (quando allo studio era anche un'operazione con A2A) e rilanciata a settembre 2025, potrebbe prevedere una valorizzazione di Edison tra i 10 e i 12 miliardi di euro:

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Non è infine escluso il coinvolgimento di Fondi Infrastrutturali e operanti nel mondo Energy, tra cui F2i, FSI, FIIKKR e altri (non ultimo, il possibile coinvolgimento di CDP).

Il passato, la partnership fallita tra A2A e Ardian

In precedenza, A2A aveva avviato trattative con Ardian per una partnership sulle rinnovabili, prevedendo la creazione di una NewCo controllata da A2A con il fondo francese in minoranza. L’ipotesi di lavoro, formalizzata in un termsheet non vincolante firmato a giugno 2021 e successivamente prorogato al 31 marzo 2022, mirava a costituire una joint venture focalizzata sulle rinnovabili e sulla generazione e fornitura di energia, con un valore complessivo stimato di 4,5 miliardi di euro (3 miliardi in asset apportati da A2A e 1,5 miliardi cash da Ardian). Nonostante gli sforzi delle due parti, le trattative sono state interrotte a causa dell’acuirsi delle tensioni internazionali e della crescente volatilità dei mercati energetici in Europa, impedendo la concretizzazione della partnership prevista.

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La storia di ERG e della famiglia Garrone

La storia della famiglia Garrone è profondamente intrecciata con l’evoluzione del settore energetico italiano. Le origini risalgono agli anni ’30, quando Edoardo Garrone avviò a Genova un’attività nel commercio di prodotti petroliferi, ponendo le basi di quello che sarebbe diventato il gruppo ERG. Nel dopoguerra l’azienda è cresciuta rapidamente nella raffinazione e nella distribuzione, affermandosi come uno dei principali operatori indipendenti del settore in Italia. Sotto la guida di Riccardo Garrone, ERG ha consolidato la propria presenza industriale e rafforzato il radicamento sul territorio ligure. A partire dagli anni 2000, la nuova generazione avvia una trasformazione profonda: l’uscita progressiva dal business petrolifero e la riconversione verso un modello focalizzato sulle energie rinnovabili, in particolare eolico e fotovoltaico, che oggi rappresentano il core business del gruppo. La famiglia mantiene il controllo attraverso la holding San Quirico, azionista di riferimento della società. Nel 2024 Edoardo Garrone, attuale presidente del gruppo, il quale ha assunto la presidenza di ERG nel 2013, dopo la scomparsa del padre Riccardo Garrone, è stato tra i candidati alla guida di Confindustria. Dopo una fase di confronto interno al sistema associativo, ha tuttavia deciso di ritirare la propria candidatura poco prima del voto finale, favorendo una convergenza unitaria che ha portato all’elezione di Emanuele Orsini alla presidenza dell’associazione degli industriali italiani.