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Tre forfettari su dieci pagano la flat tax al 5%: boom di nuove partite Iva, ma crescono i “falsi autonomi” e le ombre su un regime che divide politica e Corte dei conti

Sotto la soglia degli 85mila euro la maggioranza resta al 15%, ma quasi il 30% applica l’aliquota ridotta per le nuove attività. Record di 242mila adesioni nel 2025, mentre l’Inapp segnala 494mila “dipendenti mascherati”

23 Febbraio 2026

Tre forfettari su dieci pagano la flat tax al 5%: boom di nuove partite Iva, ma crescono i “falsi autonomi” e le ombre su un regime che divide politica e Corte dei conti

La flat tax delle partite Iva continua a correre e a far discutere. Nel 2024 quasi tre contribuenti forfettari su dieci hanno versato l’imposta sostitutiva al 5%, l’aliquota agevolata prevista per i primi cinque anni di attività. Si tratta del 29,6% di chi ha scelto il regime forfettario, una quota rilevante che segnala quanto il meccanismo premiale per le nuove iniziative abbia inciso sulla platea complessiva.

Il dato emerge dalle elaborazioni sulle dichiarazioni dei redditi e fotografa un sistema che nel 2025 ha toccato un nuovo massimo storico: oltre 242mila nuove partite Iva, il livello più alto mai registrato. Un’espansione che conferma l’attrattività del regime agevolato, fondato su un’imposta piatta al 15% calcolata su un reddito imponibile determinato forfettariamente e ulteriormente ridotto dai contributi previdenziali obbligatori.

La distribuzione dell’aliquota ridotta non è uniforme tra i settori. Tra i forfettari con maggior volume d’affari, come ristoranti e bar, la quota di chi applica il 5% sale al 45,9%. Anche nel commercio si osserva un’incidenza significativa, pari al 43,3%. Più contenuta, invece, tra i professionisti, dove solo il 23,9% beneficia dell’aliquota “mini”. Un dato che riflette una maggiore stabilità delle attività professionali, spesso avviate da più tempo e quindi fuori dal quinquennio agevolato.

Complessivamente, i contribuenti in regime forfettario sono arrivati a 2,2 milioni di persone fisiche. Dal 2016, anno in cui il sistema ha sostituito definitivamente il vecchio regime dei minimi, la crescita è stata costante e trasversale. Tuttavia, non tutte le adesioni sono riconducibili a nuove iniziative imprenditoriali in senso stretto. Una parte rilevante riguarda soggetti che non avevano mai aperto partita Iva negli anni precedenti, talvolta provenienti dal lavoro dipendente.

È qui che si inserisce il nodo più delicato. Secondo un’indagine dell’Inapp, in Italia si stimano circa 494mila “dependent contractor”, i cosiddetti falsi autonomi: lavoratori formalmente titolari di partita Iva ma di fatto legati a un unico committente, privi di autonomia su orari, luogo di lavoro e strumenti utilizzati. Una platea giovane e con redditi mediamente bassi, che solleva interrogativi sulla natura reale di una parte dell’espansione del regime forfettario.

La flat tax, concepita per favorire la semplificazione e sostenere l’iniziativa individuale, rischia così di produrre effetti ambivalenti. Da un lato, rappresenta un incentivo potente all’emersione e all’avvio di nuove attività; dall’altro, può diventare uno strumento di compressione dei costi del lavoro per imprese che esternalizzano funzioni, scaricando sui lavoratori il peso dell’autonomia solo formale.

Anche sul piano dimensionale emergono segnali contrastanti. La soglia degli 85mila euro di ricavi o compensi, oltre la quale si esce dal regime agevolato, costituisce per molti un limite che può scoraggiare la crescita. Nel 2024 il reddito medio dichiarato dai forfettari si è attestato tra 17 e 18mila euro, ben al di sotto del tetto massimo. Solo una minoranza si avvicina alla soglia, segno che la maggioranza opera su livelli contenuti di fatturato.

Al tempo stesso, alcune realtà con volumi più elevati potrebbero frammentare formalmente l’attività per restare nel perimetro del forfettario. Un’ipotesi che ha spinto la Corte dei conti a richiamare l’attenzione sulla possibile correlazione tra aumento delle partite Iva individuali e riduzione delle strutture associative tra professionisti. Tra il 2017 e il 2024, il peso delle attività professionali sul totale dei forfettari è cresciuto dal 33,1% al 35,2%, alimentando il dibattito sulla trasformazione del mercato del lavoro autonomo.

La flat tax delle partite Iva si conferma dunque un pilastro del sistema fiscale italiano per milioni di contribuenti. Ma la sua espansione, se da un lato testimonia vitalità e desiderio di intraprendere, dall’altro impone una riflessione seria sulla qualità dell’autonomia e sulle dinamiche competitive che il regime genera. Perché dietro la semplicità di un’aliquota piatta si gioca una partita ben più complessa: quella tra crescita reale, equità fiscale e tutela del lavoro.

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