Paradisi fiscali, l’Unione europea aggiunge il Vietnam alla lista nera, escono Figi, Samoa e Trinidad e Tobago
L’Unione europea ha aggiornato la lista dei paradisi fiscali, secondo le regole di trasparenza fiscale del blocco, con un’entrata molto significativa, quella del Vietnam
L’Ecofin, la riunione di tutti i ministri economici dell’Unione europea, aggiornerà nella giornata di domani, 17 febbraio, l’elenco dei paradisi fiscali, la cosiddetta lista nera. Il numero totale di Paesi inclusi nell’elenco e quindi indicati come non al pari con gli standard europei è calato di uno, grazie a due entrate e a tre uscite.
Paradisi fiscali, l’Unione europea aggiunge il Vietnam alla lista nera
La notizia è stata anticipata da un diplomatico dell’Ue, che ha comunicato che i 27 Paesi del gruppo hanno raggiunto un accordo sulla questione. A entrare nella lista è il Vietnam, uno degli Stati in maggiore crescita del Sud-Est asiatico, che sta cercando di solidificare la propria posizione economica prima che la sua popolazione invecchi, attraverso profonde riforme.
Alcune di queste riforme non sono però piaciute all’Ue, che le ha giudicate non in linea con i principi di cooperazione contro l’evasione stabiliti dalle sue autorità. Rientra nella lista anche Turks e Caicos, territorio d’oltremare britannico semi-indipendente, che ne era uscito soltanto due anni fa ma che avrebbe fatto significativi passi indietro su questi fronti.
Chi invece è migliorato nella cooperazione con l’Ue sono due Stati oceanici, Figi e Samoa, e uno caraibico, Trinidad e Tobago. Nella lista quindi, oltre alle nuove entrate, sono presenti ora: Anguilla, Guam, le Isole Vergini Americane, la nazione oceanica di Palau, Panama, la Russia, Samoa Americana e l’isola di Vanuatu in Micronesia, nel cuore dell’Oceano Pacifico.
L’elenco Ue delle giurisdizioni non cooperative dal punto di vista fiscale, comunemente noto come lista nera dei paradisi fiscali, è nato nel 2017 per censire i Paesi al di fuori dell’Ue che non sono disposti a dialogare con le istituzioni comunitarie al fine di tracciare grandi aziende europee che eludono il fisco sfruttando leggi locali. La lista viene aggiornata almeno una volta all’anno, anche se nel 2020 la revisione avvenne due volte.