Aziende con welfare, fatturato fino al +30%: nelle imprese medie ricavi più alti rispetto a chi non investe nel benessere dei dipendenti

Rapporto Luiss-EdEnred: tra 50 e 249 addetti il divario sfiora il 30%. Ogni nuova misura di welfare aumenta del 2,1% i ricavi per lavoratore e rafforza competitività e produttività

Il welfare aziendale si consolida come leva strutturale di competitività. Secondo l’Osservatorio Luiss-EdEnred, le imprese che adottano piani di welfare registrano livelli di produttività e di fatturato mediamente superiori rispetto a quelle che ne sono prive, con uno scarto che in alcuni segmenti dimensionali arriva a sfiorare il 30%.

Il differenziale emerge con particolare evidenza nelle aziende tra i 50 e i 249 dipendenti. In questa fascia, il fatturato medio annuo per impresa passa da 26,1 milioni di euro nelle realtà senza welfare strutturato a 33,9 milioni in quelle che lo hanno introdotto, con una variazione del 29,8%. Un dato che fotografa un salto di scala nella capacità di generare ricavi, in un segmento che rappresenta l’ossatura del tessuto produttivo italiano.

Anche tra le piccole imprese, con organici compresi tra 10 e 49 dipendenti, il divario è significativo: 5,14 milioni di fatturato medio annuo senza welfare contro 6,51 milioni con strumenti strutturati, pari a un incremento del 26,7%. Nelle grandi aziende, oltre i 250 dipendenti, il differenziale resta rilevante in termini assoluti: da 209,1 milioni a 250 milioni di euro, con una variazione del 19,5%.

Il dato centrale non riguarda soltanto l’ammontare dei ricavi, ma la relazione tra organizzazione del lavoro e performance. L’Osservatorio evidenzia che ogni nuova prestazione attivata nell’ambito del welfare aziendale genera un incremento medio del 2,1% dei ricavi per addetto. Il welfare si configura così come investimento sul capitale umano, capace di incidere direttamente sulla produttività individuale e collettiva.

L’effetto è particolarmente visibile nelle imprese di dimensione intermedia, dove la formalizzazione di misure per la conciliazione vita-lavoro, il sostegno al reddito e i servizi alla persona produce un impatto organizzativo più rapido rispetto alle microimprese e meno diluito rispetto alle grandi strutture. In questo segmento, il welfare diventa uno strumento di posizionamento competitivo, utile anche per attrarre e trattenere competenze qualificate in un mercato del lavoro caratterizzato da crescente mobilità.

Il quadro che emerge suggerisce una trasformazione culturale prima ancora che economica. Il welfare aziendale smette di essere percepito come costo accessorio o misura reputazionale e assume la fisionomia di leva gestionale. La correlazione tra piani strutturati e incremento del fatturato indica una connessione tra benessere organizzativo, engagement dei dipendenti e risultati di bilancio.

In un contesto in cui la pressione sui margini resta elevata e la competizione internazionale impone maggiore efficienza, la capacità di integrare politiche di welfare nei modelli di business si configura come fattore distintivo. I numeri dell’Osservatorio Luiss-EdEnred delineano una traiettoria chiara: le imprese che investono in strumenti strutturati di welfare migliorano la propria performance economica, con effetti misurabili su produttività e ricavi.