Ex Ilva, Ue approva un prestito da 390 mln € per la continuità della filiera, pronto a riaprire l'Altoforno 2 di Taranto
La Commissione europea ha autorizzato un altro prestito ad Acciaierie d’Italia, l’ex Ilva, che nel frattempo si prepara a riaccendere l’altoforno 2 di Taranto
La Commissione europea ha autorizzato un prestito da 390 milioni di euro all’ex Ilva, società che oggi si chiama Acciaierie d’Italia. L’azienda sta cercando un nuovo socio privato. Al momento è infatti controllata dallo Stato, ma è in una crisi che dura da decenni.
Ex Ilva, UE approva un prestito da 390 mln €
Il prestito che l’UE ha autorizzato servirà a garantire la continuità operativa del principale polo siderurgico italiano, che significa coprire i costi d’impresa. La durata del finanziamento è di sei mesi e verrà utilizzato per pagare i fornitori e i salari dei dipendenti.
Non si tratta però di un semplice aiuto. Alla fine del periodo l’Italia dovrà infatti presentare un piano di ristrutturazione o di liquidazione credibile dell’azienda, oppure dimostrare che Acciaierie d’Italia è in grado di ripagare il prestito.
"Il prestito di salvataggio ad Acciaierie d’Italia evita situazioni di disagio sociale, in particolare in Puglia, una regione in cui il livello di disoccupazione è costantemente superiore alla media UE", ha dichiarato la Commissione in un comunicato.
Nel frattempo, il governo sta continuando a cercare un partner privato per rilevare almeno gli asset di Acciaierie d’Italia e riattivare la produzione. In questo senso, ci sarà un progresso importante nei prossimi giorni.
L’azienda ha infatti confermato la riaccensione dell’altoforno 2 di Taranto, che era fermo da due anni. Mercoledì 11 dovrebbero cominciare le prime operazioni per regolare gli impianti. La riaccensione vera e propria arriverà soltanto il 20 febbraio prossimo.
Attualmente, a Taranto, è in funzione solo l’altoforno quattro. L’altoforno 1 è infatti sotto sequestro da parte della procura della città pugliese dallo scorso maggio a causa di un incendio che lo aveva colpito. L’altoforno tre, l’ultimo di quelli che compongono la parte produttiva dell’impianto, è invece inattivo da anni. La riattivazione dell’altoforno due è importante anche per gli altri impianti di Acciaierie d’Italia, che lavorano i prodotti di Taranto.