Mediobanca, utile secondo semestre 2025 in calo a €623 milioni (-5,6%): pesano WM, per l'uscita di bankers, CIB, e misure di incentivazione e retention

Ricavi a 961,9 milioni (-1,6%), utile netto consolidato 622,9 milioni, impieghi 55,9 miliardi, TFA 115,3 miliardi, CET1 16,4%, dividendo proposto 0,63 euro per azione

Mediobanca, utile secondo semestre 2025 in calo a 623 milioni (-5,6%) a causa di WM, CIB e misure di incentivazione. Ricavi 961,9 milioni (-1,6%), impieghi 55,9 miliardi, TFA 115,3 miliardi, CET1 16,4%, dividendo proposto 0,63 euro per azione.

Il Consiglio di Amministrazione di Mediobanca, presieduto da Vittorio Umberto Grilli, ha approvato in data 9 Febbraio 2026 i risultati individuali e consolidati dell’esercizio (di 6 mesi) al 31 dicembre 2025, illustrati dall’Amministratore Delegato Alessandro Melzi d’Eril. A partire dal 1 gennaio 2026 la rendicontazione seguirà il calendario solare (1 gennaio - 31 dicembre), allineato alla capogruppo MPS.

L’Amministratore Delegato e Direttore Generale Alessandro Melzi d’Eril afferma: “In un periodo di inevitabile transizione, Mediobanca può far leva su business solidi e professionalità distintive, e prepararsi così a scrivere un nuovo capitolo della sua storia, avendo costruito nei suoi 80 anni di vita un patrimonio di fiducia unico nel panorama finanziario italiano. Investire sulle nostre persone e sul loro talento sarà la priorità di questo percorso, con l’obiettivo di confermarci partner di riferimento per gli imprenditori in tutte le loro esigenze finanziarie, dalla crescita dell’impresa alla gestione del patrimonio. Con questa determinazione e impegno, ci accingiamo ad iniziare l’esercizio 2026 in ripresa su tutto il franchise”.

L’utile netto consolidato ricorrente del semestre si attesta a 622,9 milioni di euro, in calo del 5,6% rispetto allo scorso anno, con un ROTE del 12,8% e un RoRWA del 2,7%. L’utile netto contabile è pari a 512,6 milioni, dopo costi straordinari per 110,3 milioni legati alle OPS e all’allineamento ai criteri contabili di MPS.

Nel solo ultimo trimestre l’utile netto raggiunge 221 milioni, nonostante oneri non ricorrenti per 80 milioni. L’andamento operativo riflette una fase di transizione, segnata dall’ingresso di Mediobanca nel Gruppo MPS e dall’insediamento del nuovo CdA il 28 ottobre 2025.

Buona la dinamica dei finanziamenti, sia nel credito al consumo sia nel corporate, mentre pesano la debolezza del Wealth Management e il calo dell’advisory nel CIB rispetto ai risultati record dello scorso anno. Le misure di incentivazione e retention avviate a fine esercizio hanno comportato un temporaneo aumento del cost/income, salito al 46% nel semestre e al 47% nel trimestre.

Nel semestre l’andamento commerciale mostra una crescita dei volumi creditizi, con lo stock che sale da 54,3 a 55,9 miliardi di euro. Trainano soprattutto il Consumer Finance, con erogazioni per 4,9 miliardi (+12% a/a) e stock a 16,7 miliardi (+7%), e il Corporate, con impieghi a 20,9 miliardi (+1%). Le masse totali in amministrazione (TFA) si attestano a 115,3 miliardi, in aumento del 3% nei sei mesi, crescita dovuta in prevalenza all’effetto mercato, mentre le nuove masse nette rallentano e risultano negative nell’ultimo trimestre, penalizzate dal segmento Private domestico.

Il margine di interesse è pari a 961,9 milioni, in lieve flessione rispetto allo scorso anno ma sostanzialmente resiliente nonostante il forte calo dei tassi. Nel quarto trimestre si registra una moderata ripresa grazie ai maggiori volumi medi. La redditività degli impieghi diminuisce, mentre il costo della raccolta si riduce, soprattutto nel Wealth Management. Per business line, crescono Consumer e CIB, mentre il Wealth Management risulta in calo e la Tesoreria chiude leggermente negativa.

Le commissioni e gli altri proventi netti ammontano a 477,8 milioni, in calo su base annua ma in recupero nel trimestre. Il Wealth Management mostra una crescita sostenuta dalle management fees, mentre calano le upfront. In flessione il contributo del CIB, penalizzato dal confronto con i risultati record dell’advisory del 2024; più contenuto l’apporto del Consumer. I proventi da negoziazione raggiungono 69,9 milioni.

Il contributo delle partecipazioni valutate a patrimonio netto è pari a 276,4 milioni, di cui 272,7 milioni da Assicurazioni Generali, in crescita del 20% grazie al miglioramento della performance operativa, in particolare nel ramo Danni.

I costi di struttura salgono a 816,2 milioni (+4,3% a/a), con un’accelerazione nel secondo trimestre per misure di retention e ripresa delle attività. Il cost/income consolidato si attesta al 45,7%. Le rettifiche su crediti ammontano a 144,8 milioni e riguardano quasi interamente il Consumer; il costo del rischio è pari a 53 bps, con overlay contenuti.

Nel semestre sono stati contabilizzati oneri straordinari per 133,2 milioni, legati principalmente a svalutazioni di attività immateriali, costi connessi alle offerte pubbliche e severance per il management. A seguito del change of control di Mediobanca da parte di MPS, i piani di performance share sono stati chiusi anticipatamente, con una liquidazione complessiva pari a 122 milioni.

Sul fronte patrimoniale, il totale attivo sale a 106 miliardi. Gli impieghi alla clientela raggiungono 55,9 miliardi, sostenuti da Consumer e Corporate. Il portafoglio titoli resta stabile a 12,3 miliardi, prevalentemente investito in titoli di Stato. La raccolta complessiva si attesta a 70,8 miliardi. Nel semestre sono state effettuate emissioni di covered bond, senior preferred e collocamenti su reti bancarie terze per complessivi 2,7 miliardi.

Le Total Financial Assets (TFA) si attestano a 115,3 miliardi di euro, in crescita rispetto ai 112,1 miliardi di giugno 2025 e sostanzialmente stabili rispetto ai 115,9 miliardi di settembre. Le AUM raggiungono 53,9 miliardi (+6,8% nel semestre), mentre le AUA scendono a 31,1 miliardi (-0,6%). Nel trimestre la raccolta netta è negativa per 1,1 miliardi, a causa dei deflussi nel Private Banking, portando il dato semestrale a +1,4 miliardi. L’effetto mercato contribuisce positivamente per 1,8 miliardi nel semestre.

Nel dettaglio, il segmento Private registra TFA per 49,3 miliardi, in lieve calo nel trimestre, mentre il Premier sale a 50,2 miliardi, sostenuto dalla crescita della raccolta indiretta. L’Asset Management raggiunge TFA lorde per 33,3 miliardi, stabili nel complesso.

Il CET1 ratio sale al 16,4%, in aumento di circa 130 punti base rispetto a giugno, beneficiando dell’aggiornamento dei modelli di rischio, del ripristino del buyback e della rivalutazione degli immobili. Il Total Capital ratio si attesta al 18,7%, il leverage ratio resta stabile al 7,2%, mentre l’indice MREL si conferma ampiamente sopra i requisiti regolamentari.

Nel semestre è proseguito l’allineamento delle politiche contabili alla Capogruppo, con la rivalutazione degli immobili funzionali e di investimento, che ha generato un incremento patrimoniale netto di 411 milioni, senza impatti sul conto economico.

La divisione Wealth Management chiude il semestre con TFA stabili a 115 miliardi e una raccolta netta di gestito pari a 2,6 miliardi. I ricavi si attestano a 473 milioni, in linea con lo scorso anno e in recupero nel trimestre, mentre l’utile netto scende a 93 milioni per l’aumento dei costi e delle incentivazioni. Il semestre è stato caratterizzato da una fase di transizione, con uscite di bankers e deflussi concentrati nell’ultimo trimestre, parzialmente compensati dall’andamento positivo dei mercati. A fine esercizio sono state avviate misure di retention e nuove iniziative di recruitment per sostenere il ritorno alla crescita nel 2026.

Prosegue lo sviluppo del modello di Private Investment Banking, che nel semestre ha generato circa 460 milioni di euro di raccolta netta legata a eventi di liquidità nel segmento Private. La rete distributiva conta 1.365 professionisti, in lieve calo per 28 uscite nette concentrate nell’ultimo trimestre. A fine dicembre operano 140 banker nel Private Banking e 1.225 professionisti nel Premier, tra banker e consulenti finanziari, distribuiti su 95 filiali e 116 punti vendita.

Nel Private Banking resta centrale l’offerta nei Private Markets, che registra 206 milioni di raccolta nel semestre, e nelle gestioni patrimoniali personalizzate. In calo i collocamenti di certificates, penalizzati dal contesto di mercato, con impatto sulle upfront fees. Nel segmento Premier prosegue il collocamento di fondi in delega di gestione di Mediobanca SGR e di prodotti target maturity, oltre alla distribuzione di titoli, inclusi oltre 400 milioni di BTP Valore.

Nell’Asset Management Alternative, Polus porta il patrimonio gestito a 10,6 miliardi, grazie al lancio di nuovi CLO e alla crescita del fondo Special Situations. RAM AI supera i 2 miliardi di masse, con flussi positivi per oltre 250 milioni nel semestre.

Le Total Financial Assets si attestano a 115,3 miliardi, sostenute da un effetto mercato positivo. Le AUM salgono a 53,9 miliardi, trainate dal segmento Premier, mentre le AUA si attestano a 31,1 miliardi. Il Private contribuisce con 49,3 miliardi di TFA, il Premier con 50,2 miliardi. L’Asset Management raggiunge 33,3 miliardi di masse.

Il Wealth Management chiude il semestre con ricavi sostanzialmente stabili a 473 milioni e un utile netto di 93 milioni, in calo per l’aumento dei costi legati a incentivazioni e retention. Nel quarto trimestre si registra una ripresa dell’utile e dei ricavi. Il margine di interesse scende a 190 milioni, mentre le commissioni crescono a 276,6 milioni, sostenute dalle management fees e dalle banking fees. I costi di struttura aumentano a 335,6 milioni, portando il cost/income al 71%.

Le riprese nette di valore su crediti si attestano a 0,7 milioni di euro. Gli impieghi creditizi raggiungono 17,8 miliardi, in lieve crescita rispetto a giugno e stabili su settembre. I mutui ipotecari ammontano a 13 miliardi, con erogazioni semestrali pari a 736 milioni che compensano rimborsi per 676 milioni. La quota Private è pari a 4,8 miliardi, di cui 3,3 miliardi riferibili alla clientela CMB Monaco.

Le attività deteriorate lorde salgono a 192,7 milioni, con un’incidenza dell’1,1% sugli impieghi lordi. Il tasso di copertura scende al 41,9%, portando lo stock netto a 111,9 milioni, pari allo 0,6% degli impieghi netti.

La divisione Corporate & Investment Banking chiude il semestre con ricavi pari a 357 milioni di euro e un utile netto di 93 milioni, in calo rispetto allo scorso anno per il confronto con i livelli record dell’advisory. L’ultimo trimestre si mantiene stabile a 45 milioni. In ripresa l’attività creditizia e di capital market solutions, mentre l’M&A resta debole, con una pipeline in miglioramento in vista del 2026. Il RoRWA si attesta all’1,5%.

Nel contesto di un mercato europeo dell’M&A in ripresa, Mediobanca conferma il ruolo di advisor di riferimento in Italia e rafforza il profilo internazionale, partecipando a 32 operazioni nel semestre, con una presenza significativa nei principali mercati europei. Forte il contributo di Arma Partners nella Digital Economy e dell’attività legata alla transizione energetica.

Nel Capital Markets, l’Equity Capital Markets risente della selettività degli investitori, mentre il Debt Capital Markets beneficia dell’elevata liquidità, seppur con volumi di emissioni più contenuti. Nell’attività di Lending, la forte concorrenza mantiene compressi i margini, ma l’Istituto conclude operazioni rilevanti sia nell’ordinario sia nell’acquisition financing.

Prosegue il rafforzamento dell’attività di strutturazione e trading, con il lancio di nuovi prodotti e una crescita significativa nel collocamento di Certificates Equity per circa 700 milioni. Solida anche l’attività di intermediazione con la clientela istituzionale, con volumi pari a 36 miliardi nel reddito fisso e 19 miliardi nell’equity nel semestre.

Nel semestre i ricavi del Corporate & Investment Banking scendono a 357,3 milioni di euro (-20,2% a/a), ma mostrano una ripresa nell’ultimo trimestre (+8,7% t/t), sostenuta soprattutto da Markets e Lending. Il contributo del Wholesale si attesta a 319,9 milioni, mentre lo Specialty Finance cresce a 37,4 milioni.

Il margine di interesse sale a 170 milioni (+5,1% a/a), trainato dal Corporate Lending, dal comparto Markets e dallo Specialty Finance, con una crescita confermata anche nell’ultimo trimestre. In calo le commissioni nette a 146,4 milioni (-33,8% a/a), penalizzate dalla flessione dell’Advisory e dalla normalizzazione del contributo di Arma; l’ECM resta debole. I proventi di tesoreria scendono su base annua ma mostrano un forte recupero trimestrale.

I costi di struttura restano sostanzialmente stabili a 197,9 milioni, mentre il cost/income sale al 55,4% per la contrazione dei ricavi. L’utile netto si attesta a 92,5 milioni (-35,7% a/a), con un RORWA pari all’1,5%, beneficiando anche della riduzione degli RWA. Gli impieghi alla clientela crescono a 20,9 miliardi, con un’accelerazione nell’ultimo trimestre e una qualità del credito elevata, con un Gross NPL ratio contenuto allo 0,2%.

Il Consumer Finance si conferma il principale motore del margine di interesse del Gruppo. Gli impieghi raggiungono 16,7 miliardi, con un margine di interesse in crescita del 7,8% a 601 milioni e un RORWA al 3,0%. Il costo del rischio resta sotto controllo a 175 bps. Nel semestre Compass ha erogato 4,9 miliardi (+12,2%), con una crescita diffusa su tutte le linee di prodotto.

I prestiti personali trainano lo sviluppo (+15,5%), sostenuti dal forte incremento del canale bancario grazie all’ingresso nel perimetro del Gruppo MPS. In forte crescita anche il BNPL (+38,6%), mentre risultano in aumento i prestiti auto e quelli finalizzati. Nel 2025 Compass ha rafforzato la propria posizione di mercato, crescendo più del settore e raggiungendo una quota del 13,8%.

Le Holding Functions chiudono il semestre con una perdita netta di 51,7 milioni di euro, in peggioramento rispetto allo scorso anno, principalmente per l’effetto del calo dei tassi di mercato. Il margine di interesse è negativo per 5 milioni, penalizzato dalla riduzione dei rendimenti sulla liquidità, mentre i proventi di tesoreria crescono a 8,6 milioni grazie alla gestione del portafoglio di proprietà. I costi di struttura restano sostanzialmente stabili a 77,4 milioni, mentre il costo del lavoro scende su base annua ma aumenta nell’ultimo trimestre.

Nel semestre Mediobanca registra un utile netto di 485,7 milioni, in calo rispetto ai 662,2 milioni dello stesso periodo dell’anno precedente. Il risultato risente della flessione dei ricavi (-8,8%) e di costi non ricorrenti per 120,9 milioni legati a svalutazioni e alle operazioni straordinarie. Al netto di tali componenti, l’utile operativo si attesta a 606,6 milioni.

Il contributo delle partecipazioni valutate a patrimonio netto sale a 608,9 milioni, sostenuto in particolare da Assicurazioni Generali (272,7 milioni) e dalle controllate, che apportano complessivamente 332,5 milioni, con Compass quale principale contributore.

Nel semestre il Gruppo ha rafforzato l’impegno sui temi ESG, proseguendo nel percorso di riduzione e compensazione delle emissioni, con la neutralizzazione delle emissioni di Scopo 1 e 2. Sono state inoltre sostenute iniziative a impatto sociale e approvate modifiche statutarie per adeguare la governance alla nuova configurazione societaria.

Sul piano operativo, Mediobanca conferma una presenza rilevante nel mercato ESG, con circa 6 miliardi di stock creditizio ESG, una quota del 50% di fondi ESG nei portafogli del Wealth Management e la partecipazione a 22 operazioni ESG nel Debt Capital Markets per oltre 13 miliardi di euro.

Il Consiglio di Amministrazione proporrà all’Assemblea del 14 aprile la distribuzione di un dividendo di 0,63 euro per azione, con un payout del 100%. Il dividendo sarà pagato ad aprile 2026, con data di stacco il 20 aprile, record date il 21 aprile e pagamento il 22 aprile.

L’avvio del 2026 coincide con il cambio dell’esercizio sociale, che chiuderà al 31 dicembre. Il primo trimestre mostra un andamento commerciale solido nel Consumer Finance, con effetti positivi sul margine di interesse. Il Corporate & Investment Banking conferma un buon posizionamento, sostenuto da una pipeline favorevole, mentre nel Wealth Management è stata avviata una riorganizzazione volta a valorizzare brand e competenze.

Prosegue la gestione della fase di transizione, anche attraverso piani di retention. Mediobanca aggiornerà le previsioni del Piano 2025-2028 in coerenza con le nuove linee guida strategiche del Gruppo MPS.