Commissione UE contro Meta, violazione delle norme antitrust su WhatsApp, l'azienda accusata di vietare l'utilizzo di chatbot AI di terze parti

La Commissione europea ha inviato a Meta una comunicazione degli addebiti, un parere molto negativo sulla procedura antitrust contro l’esclusività dell’AI del colosso tech dentro WhatsApp.

La Commissione europea e Meta si preparano a un altro scontro di regolamentazione. Secondo l’esecutivo Ue, il colosso statunitense non può escludere da WhatsApp i chatbot di intelligenza artificiale di altre aziende, mettendo a disposizione esclusivamente il proprio. Meta ha diritto di rispondere, ma l’antitrust italiana ha già preso misure a riguardo in passato.

Commissione Ue contro Meta sull’IA in WhatsApp

La tesi della Commissione europea è semplice e deriva da un principio base del nuovo Dsa: le aziende tech non possono intrappolare gli utenti all’interno dei loro ecosistemi e devono dare loro libertà di scelta su quali servizi vogliano utilizzare. È lo stesso principio che ha indebolito l’integrazione di Google Maps e di YouTube all’interno di Chrome.

Bruxelles contesta a Meta di aver integrato, con un aggiornamento dei termini di utilizzo operativo dal 15 gennaio, un proprio chatbot nativo, basato sull’LLM LLaMA, all’interno di WhatsApp, l’app di messaggistica di proprietà dell’azienda statunitense che in Europa è largamente la più utilizzata. Questo, secondo la Commissione, darebbe un vantaggio competitivo scorretto a Meta e rischierebbe di “compromettere irreparabilmente” il mercato.

Teresa Ribera, vicepresidente esecutiva per una transizione pulita, giusta e competitiva, ha dichiarato: "L’intelligenza artificiale sta offrendo innovazioni straordinarie ai consumatori, anche attraverso il mercato emergente degli assistenti di IA. È essenziale tutelare una concorrenza efficace in questo settore dinamico, il che significa non consentire alle grandi imprese tecnologiche di sfruttare illegalmente la loro posizione dominante per ottenere un vantaggio sleale".

Non si tratta per ora di una multa, ma soltanto di un avviso e di un’opinione, che comunque peserà sul giudizio finale. L’addebito emanato dalla Commissione si applica a tutto lo spazio economico europeo, con l’eccezione dell’Italia. L’Agcm, l’Autorità garante per la concorrenza italiana, ha infatti già imposto misure provvisorie a Meta su questo argomento a partire da dicembre 2026.