FOMC, la Fed non taglierà le tasse fino a giugno; osservati tasso di disoccupazione stabile al 4,4% e miglioramenti su attività economica

Paolo Zanghieri, Senior Economist di Generali Asset Management ha commentato la conferenza stampa del FOMC tenutasi il 28 gennaio presso la sede centrale della Federal Reserve a Washington, D.C.

Paolo Zanghieri, Senior Economist di Generali Asset Management, ha commentato quanto rilevato dal FOMC, il Comitato Federale del Mercato Aperto. 

"La riunione di gennaio ha riservato due sorprese: il governatore Waller si è unito al governatore Miran nel dissentire dalla decisione di mantenere i tassi invariati, sostenendo invece la necessità di un taglio; in secondo luogo, e soprattutto, il FOMC è apparso significativamente più ottimista sulle prospettive di crescita, è stato messo in evidenza un forte miglioramento dei dati sull’attività economica, suggerendo che il FOMC è meno preoccupato per un’ulteriore possibile debolezza del mercato del lavoro. 

Durante la conferenza stampa, il presidente Powell ha sottolineato il miglioramento dei dati economici rispetto a dicembre: "l’economia ci ha ancora una volta sorpreso per la sua forza". Il tasso di disoccupazione si è stabilizzato al 4,4% e i segnali di miglioramento dell’attività economica dovrebbero sostenere una domanda di lavoro robusta — o quantomeno stabile — nei prossimi mesi. 

Il FOMC prevede che l’inflazione core PCE si sia attestata al 3,0% su base annua alla fine del 2025. Sebbene si tratti dello stesso valore registrato un anno prima, la dinamica sottostante è molto diversa. Secondo Powell, la persistenza dell’inflazione core è in gran parte attribuibile ai beni, sostenuti dall’impatto (probabilmente una tantum) dei dazi: l’effetto sui prezzi sembra aver raggiunto il picco e nei mesi centrali dell’anno è attesa una disinflazione, mentre l’inflazione nelle altre componenti ha mostrato una tendenza al ribasso. Le aspettative di inflazione a breve termine sono diminuite, in particolare nei mercati finanziari, mentre quelle di lungo periodo sono rimaste vicine al 2%, segnalando che la credibilità della Fed come combattente dell’inflazione rimane intatta.

Un calo significativo dell’inflazione rappresenterebbe un chiaro fattore scatenante per la ripresa dell’allentamento monetario a cui la maggior parte del FOMC resta impegnata; per ora, tuttavia, la Fed si trova in una posizione favorevole per monitorare l’evoluzione del quadro macroeconomico. Il tasso ufficiale si colloca all’interno dell’intervallo delle stime di neutralità (sebbene vicino al limite superiore) e Powell ha sostenuto che, alla luce della forza dei dati recenti sull’attività economica, è difficile affermare che l’orientamento della politica monetaria sia eccessivamente restrittivo. I rischi al rialzo per l’inflazione e quelli al ribasso per l’occupazione si sono entrambi ridotti rispetto alla riunione di dicembre, riducendo la tensione tra i due obiettivi; inoltre, gli effetti ritardati dei precedenti tagli dei tassi dovrebbero contribuire alla stabilizzazione del mercato del lavoro. Naturalmente, Powell ha precisato che il FOMC non ha preso decisioni in merito ai tempi o al ritmo di eventuali ulteriori tagli, ma con un’economia in crescita a un ritmo sostenuto e una disoccupazione stabile, riteniamo probabile una pausa nei tagli dei tassi. Ci aspettiamo ora che tale pausa duri almeno fino alla riunione di giugno, possibilmente sotto una nuova presidenza.

Come previsto, non sono mancate le domande sulle tensioni con il Tesoro e sull’impatto del rischio politico sull’economia, nonché sul ruolo dei titoli di Stato statunitensi e del dollaro. Powell, comprensibilmente, si è astenuto dal rispondere alla maggior parte di esse, ma sono emersi alcuni punti importanti. In primo luogo, ha confermato di aver partecipato all’udienza della Corte Suprema relativa al caso del governatore Cook, affermando che si tratta del caso legale più importante che la Fed abbia mai affrontato nella sua storia e che una mancata partecipazione sarebbe stata problematica. In secondo luogo, ha osservato che vi sono poche evidenze di un allontanamento degli investitori globali dagli Stati Uniti e ha suggerito che le aspettative di inflazione rappresentano una misura migliore della credibilità della politica statunitense rispetto al prezzo dell’oro o dell’argento.

Nel complesso, si è trattato di una riunione piuttosto priva di eventi rilevanti, che ha lasciato i mercati sostanzialmente indifferenti, con i rendimenti dei Treasury e l’S&P rimasti sostanzialmente stabili durante la conferenza stampa. 

Rivediamo al rialzo al 2,5% la nostra previsione di crescita degli Stati Uniti per quest’anno. Gli investimenti non residenziali svolgeranno un ruolo guida, poiché i capitali destinati a settori non legati all’IA recupereranno terreno grazie ai tagli fiscali. L’incertezza legata alla politica rimane una fonte di rischio al ribasso e il contributo derivante dall’allentamento delle condizioni finanziarie sarà marginale, dato che i tassi di lungo periodo restano elevati."