MPS, la BCE boccia rinvio piano industriale e delisting di Mediobanca; sotto indagine il compenso da €2 milioni per Vittorio Grilli
All'interno di Rocca Salimbeni, gli "attendisti" vorrebbero rimandare le decisioni chiave a dopo l'assemblea del 15 aprile; parallelamente, l'amministratore delegato, Luigi Lovaglio, punta alla continuità, guardando alla fusione con Mediobanca
La Vigilanza della BCE ha respinto la richiesta di Monte Dei Paschi di Siena di posticipare il piano industriale e l'uscita dal listino di Mediobanca. Parallelamente, il comitato remunerazione MPS ha avviato un'istruttoria sul compenso da 2 milioni di euro proposto per il presidente di Piazzetta Cuccia, Vittorio Grilli.
Pressing della BCE sul futuro di MPS e Mediobanca
La Banca Centrale Europea avrebbe assunto una posizione netta nello scontro che sta interessando il Monte dei Paschi di Siena. Secondo quanto riportato da MF-Milano Finanza, l'autorità di vigilanza di Francoforte avrebbe bocciato l'ipotesi di posticipare il piano industriale e il delisting di Mediobanca. La richiesta di rinvio era stata avanzata da una parte del vertice senese, ma la BCE ha ribadito con fermezza che gli accordi presi durante l'autorizzazione all'OPAS devono essere onorati senza variazioni sulla tabella di marcia.
Il nodo strategico tra governance e assemblea
Il dibattito interno a Rocca Salimbeni vede contrapposte due fazioni: gli "attendisti" vorrebbero rimandare le decisioni chiave a dopo l'assemblea del 15 aprile. Questo appuntamento è fondamentale non solo per il rinnovo del consiglio secondo la nuova Legge Capitali, ma anche per stabilizzare il nuovo equilibrio di potere che vede protagonisti Delfin, il Gruppo Caltagirone e il Ministero dell'Economia. Prendere tempo servirebbe a valutare con maggiore calma come procedere con l'integrazione di Piazzetta Cuccia, mantenendo, per il momento, maggiore libertà d'azione.
Visioni opposte sull'integrazione con Piazzetta Cuccia
Da una parte, l'amministratore delegato Luigi Lovaglio punta alla continuità: l'obiettivo è il delisting di Mediobanca e la sua fusione in MPS, scorporando il private e l'investment banking per concentrarsi su credito al consumo (Compass) e rete di consulenti (Premier). Questa manovra garantirebbe 700 milioni di sinergie e il controllo del 13,1% di Generali. Dall'altra parte, gli oppositori preferirebbero che le due banche restassero entità separate, mantenendo Mediobanca quotata con un flottante significativo per garantire liquidità a Siena.
La posizione di Lovaglio e le tensioni nel Consiglio
La figura del CEO Luigi Lovaglio è al centro di una complessa partita diplomatica e legale. Il Consiglio di Amministrazione deve decidere se escludere il capo azienda dalla preparazione della lista per il nuovo board, una misura cautelativa legata a un'indagine della Procura di Milano che coinvolge anche i vertici dei principali soci. Nonostante queste tensioni e i dubbi sollevati dal socio Caltagirone, Lovaglio sembra ancora godere della fiducia del Tesoro e di Delfin, rendendo incerta la sua eventuale ricandidatura.
Il compenso di Vittorio Grilli
Mentre si definiscono gli assetti futuri, l'attenzione si è spostata anche sulla figura di Vittorio Grilli, attuale presidente di Mediobanca. Il comitato remunerazione di MPS ha infatti aperto un’indagine riguardo alla proposta di un compenso che potrebbe toccare i 2 milioni di euro per l'ex ministro e banchiere. La vicenda aggiunge un ulteriore elemento di dibattito in un clima già surriscaldato dalle scadenze regolatorie e dai movimenti politici tra le sedi istituzionali.