Antitrust avvia indagine sui supermercati, prezzi alimentari a +24,9% in 4 anni su un'inflazione del 17,3%: “Squilibrio di potere con i fornitori"
L'antitrust vuole indagare sulla maggiore inflazione che negli ultimi 4 anni ha colpito i prodotti alimentari e sospetta che i supermercati possano esserne responsabili
L’Antitrust ha avviato un’indagine conoscitiva sui prezzi dei prodotti alimentari nei supermercati. L’Istat ha infatti rilevato che negli ultimi 4 anni, a fronte di un’inflazione del 17,3%, il prezzo di cibo e bevande è cresciuto del 24,9%. Questo ha insospettito l’Autorità e potrebbe indicare che la grande distribuzione organizzata ha troppo potere contrattuale nei confronti degli agricoltori.
Secondo l’Antitrust il cibo costa troppo, in 4 anni aumenti per quasi il 25%
L’Autorità garante per la concorrenza e il mercato (Agcm, più comunemente nota come Antitrust), ha notato la discrepanza dei prezzi degli alimentari rispetto a quelli del resto dei beni in Italia dopo che Istat ha pubblicato gli ultimi dati sul 2025. Queste cifre hanno certificato un andamento di lungo periodo che non sembra essere giustificato dalle condizioni della fornitura.
L’Agcm sta quindi indagando sulle dinamiche della fase di scambio tra grande distribuzione organizzata, i supermercati, e i fornitori. Questo, secondo l’Antitrust: “Rappresenta uno snodo cruciale, sia per la determinazione del livello di remunerazione dei fornitori, e, di conseguenza, della redditività delle attività produttive a monte, sia per la definizione dell'andamento dei prezzi al consumo”.
L’agenzia ha inoltre chiarito che: “L'indagine intende approfondire, tra l'altro, le modalità di esercizio del potere di acquisto da parte delle catene della Gdo, anche attraverso diverse forme di aggregazione non societaria (cooperative, centrali e supercentrali); la richiesta ai fornitori, da parte delle catene distributive, di corrispettivi per l'acquisto dei servizi di vendita (come l'inserimento in assortimento, le modalità di collocamento dei prodotti a scaffale, le promozioni, il lancio di nuovi prodotti, o il cosiddetto trade spending); il crescente rilievo dell'incidenza dei prodotti a marchio del distributore (le cosiddette Private Label)”.
Ci sono quindi diversi punti critici sia nell’organizzazione della GDO, sia nelle richieste che questa organizzazione permette di fare ai fornitori, sia nella crescente rilevanza delle Private Label, i marchi proprietari dei supermercati, che gli italiani scelgono sempre più spesso per limitare il costo della spesa.